Il mattino seguente abbiamo immediatamente tentato il recupero del gap dovuto all’errore (@#$%GRRR!!) scendendo verso la Nuova-Scozia (Placemark di Google Earth), un isola a dir poco meravigliosa gia appena passato il ponte a terrapieno che ormai la collega da decenni al continente. Il nome non deve esser stato scelto a caso, io in scozia non ci sono mai stato ma l’idea che mi sono fatto era perfettamente corrispondente a quella delle vere highlands scozzesi. Un saliscendi continuo immerso in una bassa vegetazione verde e grassa come pochi altri posti al mondo, aggiungeteci un “landscape” sull’oceano da mozzafiato ed il gioco è fatto. Finalmente percorsa tutta la Nuova-Scotia (appena un seicento chilometri circa), ci siamo concessi una
pausa di tre giorni. No che avete capito, abbiamo dormito nello stesso B&B per due notti, ma comunque ci siamo concessi una gita alla fortezza di Luisburg, il Cabot Trail ed il B&B tutto per noi (due stanze l’altra era vuota…) ci ha permesso di fare la conoscenza di Betany, la reggente del B&B, una dolcissima signora anglofona di origini irlandesi che d’inverno abita in una località sperduta del Manitoba nel grande Nord-Est e che d’estate viene a lavorare per tre mesi al caldo. Ci ha veramente tenuto come due figli, accesso illimitato alla cucina, apprensione per il ritorno alla sera con attesa sulla veranda, una mamma! Insomma abbiamo fatto gli ospiti paganti.Il primo giorno in Nuova-Scozia abbiamo visitato la
fortezza di Luisburg, un eccellente ricostruzione del primo forte francese in america del settecento, qui vennero definitivamente accerchiati e sconfitti i francesi ad opera dell’esercito inglese proveniente da Boston, durante la seconda metà del settecento, ponendo definitivamente fine alla colonizzazione francese in nord america. L’imponente opera di ricostruzione (fedelissima in ogni minimo particolare…) e’ stata attuata con il finanziamento del governo canadese durante gli anni sessanta; in quanto con la chiusura delle miniere di carbone della zona, centinaia di minatori avevano perso il lavoro. Un atto d’intelligenza senza eguali, affiancando i ricercatori e gli archeologi delle varie università canadesi, si poté riesumare tutto il forte, restaurarlo con l’annesso porto e villaggio inclusi, creando uno dei siti d’interesse di maggior pregio del Canada. Una volta finito il sontuoso restauro i minatori trovarono posto come manutentori e figuranti, si perché il villaggio e’ ancor animato da decine di figuranti che si aggirano nelle loro quotidiane mansioni con grande stupore dei visitatori ed incedibile gioia dei bambini. Nel
corso di una intera giornata passata nel parco storico abbiamo assistito ad ogni genere di mansione, un esecuzione simulata dopo un processo sommario finanche spari di cannone… vero!! L’indomani viste le migliori condizioni climatiche rispetto al grigiore del giorno precedente abbiamo deciso di affrontare finalmente l’attesissimo Cabot-Trail. Probabilmente il più famoso al mondo fra gli itinerari automobilistici naturali. Il percorso del Cabot-Trail e’ costituito dal periplo di Cape Breton, punta estrema a nord della Nuova-Scotia, isola nell’isola a sua volta. Una circumnavigazione del capo settentrionale di oltre quattrocento chilometri da percorrere in circa sei/otto ore. Inutile dire a quale spettacolarità possano giungere i paesaggi, come anche le curve e gli strapiombi sull’oceano, fortunatamente il parco nazionale ha previsto piazzole di sosta panoramiche quasi ovunque sia necessario, simpaticissimo anche questo continuo salire e scendere dalle auto commentando qualche parola con gli eventuali contemporanei di sosta, un paradiso fotografico… Proprio durante il Cabot Trail è possibile
inserire una gita particolarissima. Ora so bene che quattro dei patagonici leggendo si mangeranno le mani! Abbiamo fatto un escursione di un paio d’ore e siamo andati a fare Whale-Watching !! Non ho parole… la sontuosità e lo sfilare leggeri come piume di animali tanto enormi e’ emotivamente provante. Non sapevo se piangere o ridere, bestione di parecchie tonnellate che sfioravano il gommone inarcandosi a pelo d’acqua con una leggerezza indescrivibile. Esseri tanto sontuosi quanto indifesi, se pensate che quasi li potevamo toccare… Arrivare sul luogo dell’avvistamento e’ stata un’esperienza in se e per sé a parte. L’oceano aperto in gommone non e’ come il mare nostrum, viaggiavamo in tute salvagente da indossare come quelle degli astronauti, mancava solo la bolla in testa, il gommone su quelle onde enormi saliva al secondo piano per ridiscendere al piano terra se tutto andava bene con il taglio dell’onda, e nel seminterrato se il capitano del gommone non riusciva a prendere un buon taglio, tutto questo nel giro di meno di un secondo, salti che a voler parare un giostraio non basterebbe la vincita di un qualche superenalotto. Metteteci gli spruzzi d’acqua che abbinati al sale tiravano la pelle come se vi stessero puntando una fiamma ossidrica in faccia, tremendo, interessante, faticosissimo ma alla fin fine anche questo gratificante. Ora si e’ fatto troppo tardi e debbo andare a nanna… al rientro vi racconterò di Montreal, Quebec city, del parco Algonquin e del rally che abbiamo fatto. A presto, un bacio a tutti!
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August 24th, 2006 at 12:38 pm
Anche io sono appena stata in Canada, fantastico. Consiglio a tutti le rocky mountains, victoria e la vancouver island!
Ciao
visitamantova.blogspot.com