Vi va una gitarella in montagna ?

Appunti di viaggio
di mstec005 Add comments

Tabià
Forno di Zoldo (BL) - placemark di Google Earth aggiunto da viaggioadagio.it
Dopo aver passeggiato per le calli ed i campielli di Venezia ed essersi arrampicati su per la scala del bovolo, può venire voglia di godersi uno scenario totalmente diverso ma ugualmente mozzafiato, quello offerto dalle Dolomiti bellunesi. Né gli appassionati escursionisti né i turisti-fai-da-te dovrebbero perdersi una chance del genere: dalla Laguna è sufficiente un’oretta di autostrada per arrivare a Longarone, cittadina tristemente celebre per la drammatica tragedia del Vajont , e da lì inerpicarsi su per una stretta e poco conosciuta valle che, credetemi, merita sicuramente un briciolo del vostro tempo e qualche mega di memoria della vostra inseparabile fotocamera digitale.
Salendo per la strada incassata tra le montagne da un lato e il torrente Maè dall’altro, l’attenzione è inevitabilmente attratta dai tanti tabià, Tabiàedifici originariamente adibiti a stalla e fienile, che oggi, scomparse l’agricoltura e la pastorizia, hanno trovato una nuova destinazione d’uso: ristrutturati rispettando l’aspetto esteriore, sono diventati prestigiose dimore.
Se, rapiti dai panorami che vi aspettano dietro ad ogni tornante, avete lasciato che si faccia l’ora di pranzo, non potete sbagliarvi: alla fine della stretta gola in cui vi siete infilati a Longarone, appena prima della galleria che apre la vista su Forno di Zoldo, a sinistra una strada attraversa il torrente Maè e porta al ristorante "L’Insonnia", gestito dalla famiglia Meneghetti. È una vecchia casera ristrutturata senza togliere il sapore rustico e contadino e recentemente ampliata con una grande sala. Il menù è a prezzo fisso –una quindicina di euro– e sempre lo stesso, ma, mi darete ragione, vale la pena di tornarci più volte: musèt (cotechino), spezzatino e il buonissimo pastin (carne di maiale macinata fatta macerare in vino bianco e spezie) con fagioli e capuz (cavolo cappuccio). Per finire un inimitabile sprez frit (formaggio fritto), morbido e croccante, da leccarsi i baffi, il tutto accompagnato da una polenta straordinaria (il granoturco viene macinato dai proprietari del ristorante). L’abbuffata è garantita e il servizio è rapidissimo, come del resto si conviene ad una famiglia di hockeisti di livello nazionale come i Meneghetti (consigliata la prenotazione allo 0437 787243). Monte CivettaTerminato questo pranzo pantagruelico con una deliziosa grappa al carrugo fatta in casa, potete percorrere le ultime centinaia di metri che vi separano da Forno di Zoldo, un grazioso paesino con una vista mozzafiato del Monte Civetta e del Monte Pelmo le cui origini storiche possono essere fatte risalire al 1347 quando Carlo IV di Trento assegnò agli Avoscano, nobile famiglia dell’ Alto Cordevole, i capitanati di Agordo e Zoldo, allora accomunati da interessi minerari. L’industria siderurgica era infatti attiva in Zoldo fin dal 1200 e garantì fino al tardo 1600, soprattutto sotto la dominazione della Serenissima, il periodo di massimo splendore della Valle.
Questo forte impulso della metallurgia non deve far pensare che non fossero praticate le tradizionali attività della montagna, ma agricoltura e pastorizia non sono mai state sufficienti a garantire con continuità l’economia delle popolazioni alpine e già all’inizio dell’Ottocento ci furono i primi abbozzi di attività commerciale che iniziarono in forma stagionale e itinerante: i valligiani dapprima giravano per le città del Regno con le caudiere delle pere cotte e le ceste di biscotti, poi iniziarono a vendere “sorbetti” con i caratteristici carrettini, e nel periodo fra le due guerre non c’era città d’Europa che non contasse almeno una gelateria zoldana al punto che Zoldo é tuttora definita “la valle del gelato”.
S. FlorianoUna passeggiata per Forno e una visita alla incantevole chiesa della Pieve di S. Floriano piena di capolavori dei celebri Brustolon e Besarel sono un modo decisamente gradevolissimo per passare qualche ora nel pomeriggio e aspettare che il sole, nascondendosi dietro allo Spiz di Mezzodì, regali dei colori e dei riflessi che daranno immancabilmente il colpo di grazia alla batteria già esausta della vostra macchina fotografica. A questo punto vi si offrono due alternative: ripercorrere malinconicamente i tornanti che portano a Longarone e di lì all’autostrada, o avviarvi nella direzione opposta, verso i 1500 metri di quota di Pecol di Zoldo (Placemark di Google Earth), per uno spuntino annaffiato dalla sensazionale birra della “Stube del Patriarca”, un suggestivo locale rustico caratterizzato dalle numerose stube, le tipiche stufe di maiolica del posto, e una memorabile dormita all’Hotel “Corona”, albergo estremamente accogliente e dai prezzi ragionevolissimi. Qualunque sia la vostra scelta, sono certo non rimarrete delusi della giornata che avrete trascorso !
Mappa

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