Verso il sole di mezzanotte/5

Appunti di viaggio
di Brugue Add comments

La nostra prima tappa era Monaco. Una città calda. Fin troppo meridionale. Carica di significati per noi studenti alla scoperta dell’Europa. Avevamo letto un po’ di cose sull’efficienza tedesca e davanti agli occhi avevamo ancora le immagini delle Olimpiadi con tutto il carico di emozioni e di tragedie. Così, il nostro viaggio iniziò da una ferita aperta. La città olimpica di Monaco di Baviera. Le famose tende. Tensostrutture che all’epoca fecero gridare al miracolo. La città olimpica era una eredità pesante per i cittadini. Strutture faraoniche ormai deserte. Rimanemmo un po’ sorpresi nel vedere anche qualche segno del tempo (erano passati poco più di otto anni dalle olimpiadi) sugli impianti sportivi. Ma la visita più sorprendente fu alla piscina olimpica aperta al pubblico alla modica cifra di un paio di marchi dell’epoca. E’ stato il più bel tuffo della mia vita. In tutti i sensi. Come spiegare a distanza di anni cosa si prova a gettarsi dal trampolino di cinque metri? Semplicemente di non essere a posto con tutte le rondelle che girano nel nostro cervello. E’ stato impressionante. Prima salire su due rampe di scale, poi rendersi conto del vuoto. Ma quando si lancia una sfida non si può far finta di niente. Fischiettare e scendere improvvisamente giù? «Scusate ragazzi, ho scherzato. Ho un po’ di fifa. Preferisco rinunciare». Una sola volta nella vita ti capita di avere 18 anni. E di stronzate prima o poi se ne fanno. Così, con poco stile, ma con grande incoscienza mi gettai dal trampolino olimpico. Passarono solo pochi secondi prima di toccare l’acqua. Ma sembrava una caduta infinita. Riuscì a sentire anche il vento che ti accarezzava. In realtà era il mio corpo che, in caduta libera, tagliava l’aria. Non riuscì neanche ad avere il tempo necessario per rendermi conto del salto nel vuoto. E non mi resi neanche conto della profondità raggiunta. Ma conoscevo le regole dell’immersione. Di sicuro quando ripresi aria in superficie quegli idioti dei miei amici si fecero subito riconoscere dal resto della vasca olimpica, gridando: «Quattro virgola cinque…. cinque meno… sei meno meno…», come una giuria internazionale un po’ taroccata nell’accento e nell’anima. Finì tra grandi risate. Solo Paul provò l’ebbrezza. Ma non ricordo come finì la gara. Di sicuro non ho più fatto altri tuffi da quell’altezza. Anzi, ricordo di aver sentito nei momenti successivi al tuffo un continuo dolore alle parti basse probabilmente provocato da una leggera apertura delle gambe nell’impatto con l’acqua. Situazione imbarazzante e non solo per lo spruzzo d’acqua sollevato. Ma Monaco non era solo la città olimpica o la splendida metropolitana che ti collegava con teutonica precisione in ogni parte della città. Per noi Monaco era sopratutto Marienplatz e la birra di Augustiner. Anzi, gli stivaloni da un litro. Boccaloni immensi serviti alle grandi tavolate. Solo a Monaco puoi immaginare di ritrovarti in una delle più suggestive e famose birrerie servito da donne omoni in tenuta tipica, urlando a squarciagola canzoni che non conosci e dondolando insieme a tedeschi gonfi ed ebbri, con pancioni scoperti, alzando lo stivale carico di schiuma e di nettare prezioso. Marienplatz non si può dimenticare. Era il centro dell’universo giovanile. Era un luogo di festa. In ogni ora del giorno e della notte. Tra zaini, sacchi a pelo e vomito agli angoli della strada. Ma il vero problema era che, intorno, sentivi parlare solo in italiano. O perché ti ritrovavi tra comitive di ragazzi o tra famiglie di emigrati. Monaco era italiana. Fin troppo. Se non fosse per quelle meravigliose birre e quei wurstell con la senape piccante che ambulanti, ovviamente di origine partenopea ti servivano dovunque. Il soggiorno durò il tempo necessario per provare più gusti delle famose Ale pilsner tedesche. Dopo tre giorni di perdute libagioni, partimmò di notte dalla stazione di Monaco in direzione Amburgo. Praticamente era la seconda città visibile della nostra cartina della Germania irrimediabilmente macchiata dal caffè. (5- continua)

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