Perchè Bergen? E’ una storia semiseria.
Ad Oslo, come dicevo, soggiornammo complessivamente ben otto giorni in questo lungo viaggio all’assalto del grande nord.
Oslo è la classica capitale nordica. Se dovessi scegliere un colore per decriverla, traccerei il marroncino. Sarà il palazzo di governo o le luci variabili delle lunghe giornate norvegesi caratterizzate dal sole, dal coperto, dalla pioggerellina insistente, dal temporale ed dal vento per tornare al calar delle prime luci serali, poco prima delle 23, al cielo stellato.
La notte in Norvegia? L’attendi con ansia. E non arriva mai. Dura pochissimo ed è emozionante. Per i colori e l’atmosfera.
Oslo è una città infinita. L’orizzonte non si vede. Si estende per circa 40 chilometri. Ordinata, pulita, elegante come tutte le capitali nordiche. Barriere architettoniche inesistenti e semafori acustici in ogni angolo di strada (c’è da meravigliarsi? Solo per il fatto che è una descrizione relativa agli anni ottanta). L’esplorazione della grande città era piacevole. Nonostante il peso degli zaini.
Trovammo un b&b centrale per dormire. Un piccolo appartamento gestito da una famiglia originale, lui burbero, lei, forse una attrice in pensione, innamorata di Napoli e dell’Italia. Fu un incontro molto caldo. Al punto che all’alba ci trovammo i vigili del fuoco in casa. I vestiti di un compagno di viaggio presero fuoco. Li aveva sistemati su uno scaldino a muro usato come gruccia. Paese che vai, usanze che trovi. Il lungo viale centrale che dalla stazione terminava nella villa e al Palazzo Reale (oltre tre chilometri pedonali), meta delle famigliole norvegesi, era la vera ragione del nostro soggiorno nella capitale. Negozi coloratissimi, pub, night club, bar elegantissimi ed uno “struscio” mattutino e serale da far girare la testa. Come le fanciulle norvegesi. Noi, studenti di belle speranze, mediterranei nei tratti e nei comportamenti, avevamo individuato la nostra base strategica per socializzare. Eravamo pronti ad allargare le nostre conoscenze europee e sopratutto a lanciare ponti importanti per la futura comunità europea. E da europeisti convinti puntavamo sulle nostre doti diplomatiche e sulle conoscenze gesticolari. Ci piaceva il grande nord. In realtà eravamo piuttosto intimoriti dal fascino eccessivo delle fanciulle di Oslo. Ma non avevamo compreso quanto fosse considerato il fascino mediterraneo a quelle latitudini. Lo standard nordico è: capelli biondi, occhi azzurri come il cielo, altezza minima 185. Il nostro standard è: capelli scuri, occhi neri come la notte. Ma sull’altezza non avevamo problemi: eravamo tutti fuori standard. Ebbene le ragazze norvegesi cercavano proprio i mediterranei. E noi non lo sapevamo… Qualcosa intuimmo dopo il quarto abbordaggio tentato sul lungo corso al nostro arrivo ad Oslo. Le tappe del viaggio erano decise: dovevamo rimanere non più di tre giorni nella mitica capitale norvegese per poi risalire fino a Capo Nord. Ma qualcosa non andò per il verso desiderato… Così, iniziarono i nostri guai… E il viaggio subì modifiche profonde rispetto ai piani strategici studiati un bel giorno a casa del mio amico Paul (solo i nomi sono inventati, li farò quando completerò il libro; se mai lo farò!).
Ho ancora davanti agli occhi la cartina europea e gli stuzzichini che usavamo per fissare visivamente le tappe. Lo stesso metodo venne copiato spudoratamente anni dopo da Emilio Fede per segnalare con le bandierine gli ultimi successi del suo amico Silvio. Noi avevamo gli occhi lucidi e riuscivamo ad esaltarci pronunciando tutte le città del tragitto. Eravamo eccitati al solo pensiero di tratteggiare con il pennarello: Avellino- Napoli- Monaco- Amburgo - Copenaghen - Oslo e via via le altre tappe. Eccitati? Anche troppo. Durante una discussione più animata una tazza di caffè volò sulla Germania, macchiandola irrimediabilmente. Era l’unica nostra cartina europea (erano già iniziati i risparmi estivi per il viaggio). Così si decise di saltarla in sole due tappe “visibili” prima Monaco e poi Amburgo… Come dire: le nostre erano scelte… oculate e valutate attentamente.
2- continua
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