E’ domenica mattina e sei solo, appena arrivato in una grande città. Non conosci nessuno, ragazzo. Tutto da rifare, con i pro e i contro che la situazione racchiude. Fuori c’è il sole, è una bella giornata, anche se un po’ fredda. Ti lavi con calma, i pensieri come fotogrammi che hai deciso di fermare almeno per oggi. Ti radi lentamente, guardandoti allo specchio. Stamattina ti accetti. Ti vesti di buonumore. La moto è nel cortile, ancora umida di brina notturna. Infili la giacca, ti sistemi il casco, metti su i guanti. Con calma. Accendi il motore, lo senti borbottare con quel suo rumore continuo e rassicurante. Monti in sella e hai subito la sensazione di controllare qualcosa, di poter decidere dove andare. Aggiusti gli specchietti, controlli i freni, acceleri un po’ a folle, con dose. Pensi adesso per un po’ spengo il cervello. Adesso me ne vado a scoprire cosa c’è dietro la collina, seguo la strada fin dove mi porta. Da quella parte c’è un lago. Adoro l’immobilità dei laghi, il verde e l’azzurro che si fondono, i confini che quasi puoi toccare. Ogni tanto si ha bisogno di spazi, ma piccoli. Ingrani la prima. E ti muovi. Cominci subito a sentire il calore del sole, il tepore del sole, come una carezza, come una pacca sulla spalla. Dall’erbario al cancello sono due chilometri. L’affitto non è regalato, ma meno che in centro. E l’agenzia ce l’aveva ancora sul groppone la casa perché è isolata. La signora te l’aveva detto. Venga a vederla perché è un amore. Però sappia che è un po’ isolata. Quello che fa per me, pensavi. Ancora non ci sei, ragazzo. Dall’erbario al cancello che dà sulla strada principale sono due chilometri di sterrato con gli alberi d’ulivo sui bordi e, da un lato e dall’altro, campi. Campi di grano a giugno. Terra arata e pascoli. Ci sono cavalli e pecore, uomini pieni di rughe che si ostinano a voler fare i pastori alle porte della città. L’hai presa subito la casa. E’ a pianta circolare, un vecchio silos ristrutturato. E’ isolata. Ma si sente l’odore della campagna, delle stalle, della terra umida. Si sente il vento. Si sente il borbottio del motore, perché regna il silenzio. Sono me stesso qui. Giro a destra, dopo il cancello, e percorro una strada ben asfaltata, liscia, generosa di curve dolci. Vado piano. Imbocco la Falcognana, dritta e veloce, punteggiata di casali bellissimi e antichi. Ancora campi, i colli Albani in lontananza, verso est, il sole appena un po’ più spostato sulla destra. Attraverso le case, mi lascio alle spalle un’antica fontana. Incrocio la via Appia. Vado su, sobbalzando su qualche radice che ha sollevato il fondo stradale. Gli alberi hanno creato un soffitto di luce ed ombre sulla strada che s’inerpica verso il bordo del cratere. Mi godo un paio di curve dove accelerare, nessuno davanti a me. Nessuno alle spalle. Castelgandolfo. Il lago si stende sotto di me, quasi dorma ancora, i raggi del sole che lo investono di traverso, dorandone la superficie. Lo costeggio per un po’, guardandolo dall’alto. Poi scendo, faccio il giro verso sud. Ad un certo punto, prima che la strada s’interrompa con un passaggio riservato ai pedoni, c’è una panchina di legno all’ombra di una vecchia quercia, proprio sulla riva. Fermo la moto. Spengo. Vado a sedermi lì. I pensieri sono ancora come fotogrammi. Guardo l’acqua appena un po’ increspata.
Leggi ancora...
Aggiungi il nostro feed ai tuoi preferiti oppure leggi le feednews di viaggioadagio.it direttamente sulla tua e-mail







November 9th, 2005 at 2:28 pm
La moto nel cortile alla brina notturna? Ma siamo impazziti? Alla brina devi lasciarci tua sorella, non la moto.
Mi piace un sacco il tuo racconto.
Ho fatto il viaggio con te, sul sellino posteriore.
November 9th, 2005 at 3:51 pm
Contevico sei un pazzo!…io ci sono stato sul suo sellino posteriore e ho rischiato ogni 2 secondi le rotule !
Detto questo…è un racconto bellissimo!Non è che potrebbe prestarmi Katiuscia per seguire le orme del falco tra la Falcognana (appunto!!) e la Appia?!?
Bellissimo pezzo…Capo!!
November 9th, 2005 at 3:55 pm
P.S.: Capo, mi stressi sempre perchè metta placemark,foto,link etc.etc. ma tu…..!!!!
November 9th, 2005 at 4:11 pm
Ben volentieri mstec005. Così poi magari Katiusha all’ora di pranzo vi guida anche a una trattoria fuori porta. Carina ed………economica.
November 9th, 2005 at 4:34 pm
Egregio Conte, “Cacciatori”, “Pescatori”, idraulici e quant’altro li lascio a Lei!!!
Grazie comunque per lo squisito pensiero!
November 9th, 2005 at 4:41 pm
Ma che bravo questo Falco che e’!!! Quando si applica e’ davvero bravo e questa descrizione proprio speciale! Qui ci vuole la moto!!!!!! E chi ha orecchi per intendere intenda!!!!
November 9th, 2005 at 4:48 pm
…ehm…!
November 9th, 2005 at 6:20 pm
Ehm una beta mazza! Quando le donne si mettono in testa qualcosa, son cavoli. Su compra questa moto che il navigatore te lo presto io.
November 9th, 2005 at 7:30 pm
Conte… penso che la sorella in questione si risenta non poco se consiglia di lasciarla alla brina al posto della moto. Visto che è lei l’administrator…
Mariano veramente bella la descrizione!
November 9th, 2005 at 9:33 pm
Conte,facciamo così:io accontento la Signora ma Lei mi fa il sacrosanto piacere di tenersi Katiuscia stretta stretta!!
November 10th, 2005 at 4:03 pm
Se Katiusha, invece che un navigatore satellitare, fosse stata un’ucraina di vent’anni avresti fatto la stessa proposta?
November 10th, 2005 at 4:36 pm
CERTO CHE SI’ Conte,come può pensare il contrario?!?!?