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Nel mio girovagare per l’Italia alla ricerca di quei luoghi capaci di “emozionarmi”, mi sono imbattuto - diversi anni fa - nella Sabina, la verdeggiante “regione” che, partendo dai confini di nord-est della provincia di Roma, si estende nel territorio reatino. Si tratta di un’area con caratteristiche socio-ambientali ben definite e in cui la natura ha indubbiamente il sopravvento. Sembra quasi impossibile che a circa 40km. di Roma ci si possa immergere in una tale atmosfera…. Parlare della Sabina in maniera sintetica è, a mio avviso, impossibile: immense distese di olivi e frutteti, rigogliose campagne, paesini medioevali arroccati sulle colline, torrenti e corsi d’acqua incontaminati, cucina superba e vini amabili; insomma, un mondo da scoprire in ogni suo angolo recondito, in grado di donare sensazioni intense e ogni volta differenti… Mi riprometto, in futuro, di dare indicazioni su diversi itnerari da “battere” per fare la conoscenza di questa terra a me così cara, ma per il momento vorrei limitarmi a presentare un luogo che più di tutti esercita un fascino particolare e ha, per me, un significato molto speciale. Premetto che lo troverete in ogni guida turistica della zona e che è mèta di numerose visite organizzate. Insomma, vorrei parlarvi dell’Abbazia di FARFA e del piccolo borgo che la circonda. Situata nel comune di FARA SABINA (RI), a circa 200m. sul livello del mare, sul lato sinistro della vallata dell’ononimo torrente, l’Abbazia fu fondata nel 680 da Tommaso di Moriana, notabile di Gerusalemme, che venne appositamente in questo piccolo spicchio della nostra penisola in seguito ad una visione in cui la Madonna l’avrebbe esortato a cercare in Sabina, in un luogo detto Acuziano, i resti di una basilica a lei dedicata. Per la sua posizione “strategica”, l’Abbazia fu protetta e colmata di benefici dapprima dai Longobardi, poi dai Franchi; Carlomagno volle, addirittura, che il sacro luogo passasse alle dirette dipendenze della sua amministrazione, svincolandolo dal controllo papale. Dopo il periodo di decadenza a seguito dell’invasione saracena, l’Abbazia rifiorì grazie all’abate Ugo (997-1039 d.C.): la sua opera illuminata portò alla creazione, all’interno dell’Abbazia, di uno scriptorium che produsse codici dalla caratteristica minuscola, detta farfense. Il potere della comunità religiosa di Farfa crebbe fino al 1122, quando, con il trattato di Worms, l’Abbazia tornò sotto il controllo del Vaticano…. Vi ho voluto fornire solo un “assaggio” della millenaria e affascinante storia di Farfa, che potrete rintracciare su qualsiasi enciclopedia o nel sito della comunità benedettina (www.abbaziadifarfa.it). Sappiate solo che l’Abbazia fu, in Italia, uno dei centri propulsori di cultura (insieme alle Abbazie di Novalesa e Susa) del periodo medioevale: la sua biblioteca - oggi monumento nazionale - conserva 350 manoscritti, 56 incunaboli e oltre 45.000 volumi. La chiesa dell’Abbazia è un piccolo gioiello dell’arte: affreschi del 15° e 16° secolo (particolarmente imponente il “Giudizio Universale” della scuola degli Zuccari), sculture classiche e medioevali datate dal 9° all’11° secolo, colpiscono il visitatore per la loro maestosità e ricchezza. E’ possibile visitare l’interno del monastero, il chiostrino longobardo, il chiostro rinascimentale, gli scavi archeologici, il refettorio del 1600, la Basilica rinascimentale ed il Museo (assai originale per l’allestimento che ha unito reperti archeologici a creazioni di artisti contemporanei). Nel coro seicentesco della chiesa, durante i vespri, si possono ascoltare i suggestivi canti gregoriani dei monaci benedettini. Nel cortile del monastero si trova l’antica erboristeria, dove si possono acquistare i prodotti preparati secondo le antiche ricette dei monaci: tisane, unguenti, creme, liquori, olio, miele e marmellate. E se saprete essere convincenti con il priore, don Agostino (un simpatico padovano di intelligenza acuta e di rara saggezza, ma sempre pronto a scherzare), potrebbero schiudersi davanti a voi le porte del piccolo agrumeto sito all’interno del monastero: un vero “gioiello della natura” sottoposto alle diuturne e amorevoli cure dei monaci benedettini. Non meno suggestivo è il piccolo borgo medioevale che circonda l’Abbazia ed è popolato da circa 300 abitanti. Allora, vi siete conviti a trascorrere un fine settimana diverso dal solito?? Se la risposta è affermativa, non dovrete fare altro che percorrere, partendo da ROMA, la SS 4 “Salaria” fino all’abitato di PASSO CORESE (circa 35km), ovvero dall’Autostrada A1 uscire allo svincolo di FIANO ROMANO (nei pressi del casello di ROMA NORD) e proseguire sulla DIR SS 4 fino a ricongiungersi con la SS 4 “Salaria” all’altezza di PASSO CORESE. Qui svoltare al semaforo a sinistra e seguire la SP n. 41 (indicazioni per TALOCCI e FARA SABINA) per circa 6km; quindi svoltare a sinistra (pannello marrone “Comunità Benedettina dell’Abbazia di FARFA”) e seguire la strada che si arrampica sulle colline della Sabina per circa 8km. Per quanto riguarda il dormire in zona, se non volete distanziarvi eccessivamente dall’Abbazia, vi consiglio vivamente la foresteria delle suore brigidine (volgarmente dette “cicliste” per il curioso copricapo), fornita anche di ottima cucina a prezzi veramente irrisori (tel. 0765-277072 oppure www.brigidine.org/ITA/italia_farfa.htm), ovvero quella dell’Abbazia gestita dai benedettini (0765-277065). Per mangiare……..in Sabina avrete l’imbarazzo della scelta!!! Troverete ovunque locali rustici con ottima cucina, buon vino e prezzi contenuti: insomma, una vera cuccagna!!!! Posso consigliarvi il Ristorante Pizzeria “La Badiola” (via di Porta Montopoli 1 - 0765-277218) che si trova a ridosso della porta nord dell’abitato di Farfa. Per i palati più fini e disposti a spendere un po’ di più (35-40€) posso consigliare, nell’ordine: “Il Poggetto” (Via Ternana - SP n. 313 al km.12,600 - 0765-26299) e “Il casale del Farfa” (Via Ternana 53 - SP n. 313 - loc. Ponte Sfondato - 0765-322047); in quest’ultimo è possibile acquistare i formaggi e l’olio prodotto dall’omonima azienda agricola, ma per entrambi è necessario prenotare se volete fermarvi a mangiare il sabato e la domenica (pena lunghissime attese o, addirittura, un cortese rifiuto per mancanza di posti……).
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August 30th, 2005 at 1:03 pm
Caro Enrico,
Farfa è un posto dove sono tornato anch’io!!!
Intatnto segnalo questo link per ulteriori informazioni sui luoghi da visitare in Sabina e su qualche succulenta ricetta!
http://www.comune.farainsabina.ri.it/turismo/percorsi.html