Lo storico Karl Scheffler scrisse nel 1910 che Berlino è una città che non è mai, ma è sempre nella fase del divenire. Beh, a distanza di quasi un secolo questo continua ad essere vero e la città è in continua evoluzione come se si nutrisse di questo fermento creativo e di questa inquietudine. Est e ovest continuano ad essere due mondi separati che viaggiano a difficoltà diverse ma se è vero che le due Germanie continuano ad essere divise da un considerevole gap economico e sociale, lo stesso non si può dire per i distretti di Berlino: l’ex Capitale della DDR è diventata infatti uno dei quartieri più vivaci e dinamici della Germania, quello che era fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale quando ospitava i
migliori musei, i teatri e le università della città. È una vivacità nascosta, non sbandierata, non pubblicizzata e quasi “sotterranea”, quella che si respira passeggiando per Spandauer Vorstad, il quartiere dove nei secoli scorsi si insediarono gli ebrei in fuga dai pogrom di tutta Europa e che oggi è il principale ritrovo di giovani e artisti. Gallerie d’arte, ristoranti alla moda, bar e caffè pieni di vita, librerie e biblioteche: queste sono le attrattive del quartiere ebraico tornato a nuova vita tanto che oggi la cupola moresca dorata della Neue Synagoge è uno dei
simboli della nuova Berlino … una rivincita della storia ! La cosa curiosa di questo quartiere è che la vita, la vita artistica e culturale, non è concentrata né per le strade né negli edifici ma … nei cortili interni. Questi veri e propri labirinti, risalenti per la maggior parte al XIX secolo, erano pensati per utilizzare gli spazi nella maniera migliore: le costruzioni fungevano da alloggio e da ufficio/laboratorio. Era il caso degli Hackesche Hofe (Placemark di Google Earth), otto cortili nascosti in mezzo alle case su una superficie di oltre 10.000 metri quadrati. Si trattava di un incredibile mosaico di case popolari per poveri, loft di
rappresentanza, laboratori artigiani, negozi, bar e ristoranti. Dopo la caduta del muro, l’intero complesso è stato ristrutturato diventando quello che si può ammirare e, soprattutto, vivere oggi. Uno dei cortili è stato occupato dal Varieté Chamaleon, un centro culturale fondato e gestito da giovani che artisti che è ora un modello di tendenza per l’intera Germania. Ci si districa a fatica in mezzo a cavalletti di pittori, opere di improbabili scultori e gruppetti di ragazzi in costumi teatrali. Poco oltre, l’Hackesche Hoftheater ospita concerti e rappresentazioni teatrali di origine ebraica mentre dal vicino ristorante esce il tipico gradevolissimo profumo di cibo kasher, da gustare in uno dei tavolini all’aperto, magari con un libro acquistato a prezzi modici alla libreria Buchladen Artificium. La sera i cortili cambiano completamente aspetto: la stessa vitalità, lo stesso vociare, gli stessi giovani ma con un “abito” diverso. La sera è il divertimento -e non più la cultura e l’arte- il leit motiv della vita nel labirinto: spariscono i cavalletti e spuntano sgabelli e delle enormi botti che fungono da tavoli su cui appoggiare enormi boccali di birra; la musica soft che faceva da sottofondo alle rappresentazioni viene rimpiazzata da techno e acid a tutto volume. Solo a notte tarda i cortili si addormentano mentre l’Hackesche Hofe si prepara a cambiarsi di nuovo d’abito. A poca distanza, in Oranienburg Strasse e in Sophienburg Strasse, ci sono altri complessi simili, decisamente meno appassionanti e suggestivi, ma che testimoniano comunque una ricchissima vita culturale ed artistica che si respira per le strade e si “tocca con mano” anche concretamente ad ogni incrocio e ad ogni angolo. È il caso, ad esempio, del famoso VolksBuhne (Placemark di Google Earth), uno dei teatri più innovativi e di successo della città, una specie di Zelig di Berlino … in cui non è il caso di avventurarsi se –come me-
non si capisce una parola di tedesco ! A poca distanza c’è il Filmkunsthaus Babylon (Placemark di Google Earth), una vera e propria icona del cinema conservatasi praticamente intatta dai tempi del cinema muto: ci sono entrato incuriosito dall’aspetto retrò e … mancava solo che spuntassero i fratelli Lumiére a vendermi il pop corn !! Pareti perlinate, sedili come si vedono solo nei film e perfino un organo da cinema originale del XIX secolo … affiancato dalle potentissime casse dell’impianto Dolby surround. Pochi passi più avanti mi sono infilato in un vicolo e sono sbucato in un cortile con muri ricoperti da murales, manifesti strappati, cassonetti rovesciati, muta testimonianza del fatto che Berlino è ancora invischiata in quello stato di continuo divenire di cui parlava Scheffler.
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