È capitato anche a voi di organizzare un fine settimana con una persona cara, prefiggendovi l’unico imperativo scopo di ricercare una non meglio definita “tranquillità”? E, invece, alla fine, la vostra gita si è conclusa in luoghi “ex-solitari”, ora invasi da fiumane di famigliole vocianti con bimbi maleducati, da un andirivieni di pullman, da rombi di moto o di scooter e da giovinastri alla guida di auto modificate lanciate a folli velocità? Si? Allora, benvenuti nel club…. Fino a qualche anno fa, quando io e mia moglie -non ancora sposati e con un sacco di tempo libero a disposizione- ci divertivamo ogni weekend a scoprire un posto nuovo, questa sorte maligna ci è capitata diverse volte. È per questa ragione che mi piacerebbe proporvi un itinerario che non presenta alcuno dei rischi sopraindicati e che si può definire
veramente “una gita di tutta tranquillità e….spiritualità”. Ieri sera, rimettendo a posto le mie cose a seguito dell’ennesimo “rientro all’ovile” dopo un periodo di lavoro passato lontano da casa, mi sono capitati tra le mani vecchi appunti di viaggio tra i quali hanno fatto capolino le foto di una avventura domenicale di diverso tempo addietro, spesa alla ricerca delle tracce del passaggio di un viaggiatore degli anni duecento che non girava certo per motivi di turismo, ma cercava anch’egli –per motivi diversi dai nostri– dei luoghi solitari. Era il 1208 quando un tale Francesco da Assisi e i suoi primi compagni lasciarono l’Umbria, attraverso Cascia e Leonessa, e giunsero nell’Alta Sabina, in quella che oggi viene detta “Valle dei Santuari”, peregrinando di località in località fino al 1227, anno della morte di colui che diverrà il Santo più famoso al mondo. È un viaggio che si può fare secondo diversi punti di vista: si può cercare il “luogo sacro” (e in pochi chilometri, una sessantina in tutto, se ne trovano un gran numero); si possono cercare vedute panoramiche (e la strada che vi indicherò ne offre di veramente belle, con diverse prospettive del monte Terminillo); si può cercare il “contatto” con la natura grazie a memorabili passeggiate nei boschi (più consigliabili nel periodo primaverile, ma senza disdegnare anche alcune tiepide giornate di sole invernali). Il “formato” che vi propongo è quello che feci io nell’arco di una giornata
domenicale, dopo un sabato speso a scoprire la città di Rieti. La prima tappa è Fonte Colombo (lasciate Rieti, imboccando la strada statale “Salaria” in direzione di Roma, e dopo tre chilometri girate a sinistra seguendo le indicazioni per Contigliano), collocata a 547 metri d’altitudine e da cui si gode tutto il panorama di Rieti. A Fonte Colombo (Placemark di Google Earth)non c’è centro abitato ed il nome della località trae origine da una sorgente –la Fonte delle Colombe– la cui acqua si può gustare liberamente sul piazzale antistante la chiesetta. Praticamente alle soglie del fitto bosco che ricopre la collina, si trova la sede del santuario chiamato anche “il Sinai francescano” perché in quel luogo S.Franceso redigette la Regola che ancor oggi, immutata e immutabile, ispira la condotta dei frati francescani. Io arrivai oltre l’orario delle visite, ma la proverbiale accoglienza francescana mi permise ugualmente di poter visitare all’interno il chiostro, il conventino di S.Bernardino da Siena (XV sec.) e la Cappella della Maddalena; mia moglie, invece, fu costretta ad aspettare fuori perché il convento è la sede dei corsi annuali di noviziato, che prevedono per i partecipanti la clausura di un anno e, quindi, la proibizione di visite e sguardi femminili!!! All’esterno del convento, quindi aperti alla visita di tutti, la chiesa (sempre del XV sec.) con una statua della Madonna ed una
scultura lignea della metà del Seicento. Sotto la cappella della Maddalena, all’interno del bosco, il “sacro speco” dove S.Francesco elaborò la redazione definitiva della Regola. Visitata Fonte Colombo, è obbligatorio dirigersi al Santuario di Greccio (famoso per il suo presepe vivente): si riprende la strada per Consigliano, si seguono le indicazioni per il borgo di Spinacceto, che dovrete superare, e quindi vi troverete dinnanzi ad un bivio: a sinistra potrete attraversare l’abitato di Greccio, mentre a destra dovrete transitare per la piccola frazione di Limiti di Greccio (vi consiglio la prima strada che, benché più ripida, offre un incantevole panorama). Il luogo fu scelto da S.Francesco perché “ricco di povertà”, mentre il viaggiatore odierno non può non rimanere colpito dal silenzio e dalla tranquillità. Alle pendici del monte Lacerone, quasi aggrappato alla roccia, si trova il convento circondato da boschi (in cui sono consigliabili le passeggiate – non eccessivamente impegnative – lungo i sentieri puliti e ben tracciati). All’intero del Convento la visita è rapida: la cappella del presepio (con affreschi della scuola di Giotto, ove troneggia una Madonna che fu a lungo al centro di polemiche perché ritratta nell’atto di allattare), i resti del refettorio di S.Francesco, un dormitorio dei frati e la piccolissima celletta in cui il Santo dormiva sulla nuda pietra, più seduto che sdraiato. L’attuale convento è stato
costruito sulle grotte naturali i cui i primi francescani dimorarono. Tutte esposte a sud, le grotte di Greccio godevano praticamente di una forma primordiale di “riscaldamento ad energia solare…”. In questa località – ed è questo il motivo della sua notorietà – S.Francesco di ritorno dal viaggio in Palestina ricostruì per la prima volta la capanna di Betlemme istituendo (ahimè, senza copyright…) la feconda tradizione del presepe. La terza tappa è Poggio Bustone, celebre più per i natali a Lucio Battisti che per la presenza dell’importante santuario francescano. Per raggiungerlo, bisogna tornare a Rieti, seguire le indicazioni per Terni imboccando la strada statale “Ternana” (ss 79) che bisognerà percorre per circa 10 chilometri, quando l’indicazione per il santuario vi costringerà a proseguire su una strada che sale, per poco meno di 8 chilometri, tra distese di vigneti. Il santuario è a circa un chilometro dopo Poggio Bustone. La chiesa del XIV sec., il romitorio (luogo tra le rocce ove il Santo pregava), il convento del XIII sec. sono l’oggetto di questa visita. Colpisce particolarmente, per il fascino della sua semplicità, il chiostro. A mezz’ora di cammino c’è il “santuario superiore”, costruito tra le rupi a copertura di un’altra grotta luogo di preghiera. Ma già che ci siete, vale la pena ritornare in paese per scoprire il tipico e rinomato artigianato locale: sculture e vari prodotti lignei, articoli in ferro battuto e in rame (questi ultimi soprattutto nella piccola frazione di Borgo S.Pietro) richiamano acquirenti da tutta la provincia, ma soprattutto da Roma. Infine, vale la pena vedere la statua che il comune ha dedicato alla memoria di Lucio Battisti: quando feci la gita, la statua ancora non era stata realizzata, ma ho seguito sulla stampa, anni dopo, le polemiche che hanno contrapposto parte della cittadinanza alle autorità locali per il dubbio gusto e la poca somiglianza dell’opera effettuata. Rientrando verso Rieti sulla ss 79, a circa 4 chilometri dalla città, la tabella indicatrice del Santuario della Foresta vi invita a lasciare la statale piegando verso est ed addentrandovi in una zona fortemente collinare ove si ha l’impressione di trovarsi davanti una natura ancora incontaminata. Il santuario non appartiene più ai frati francescani, che da diversi anni l’hanno ceduto ad un ordine di suore missionarie. Anche qui è rilevante il chiostro, costruito dai frati nel XIV sec. Tuttavia, questo santuario deve la sua importanza al fatto che il Cantico delle Creature o Cantico dei Cantici fu composto qui, nel periodo in cui S.Francesco d’Assisi attendeva di essere operato agli occhi, poco prima della morte. E come a Greccio, si percepisce il “rumore” del silenzio, il “respiro” della natura e la “sacralità” di tutte le forme di vita e – posso assicuravi – attingere ad una tale “fonte” non può che essere benefico prima di immergersi nel consueto traffico del “rientro” domenicale verso la capitale….
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