L’Alta Valtellina non è l’unico comprensorio in cui potersi sbizzarrire tra trekking più o meno impegnativo ed estremo e incantevoli passeggiate tra i boschi. La Valmalenco(Placemark di Google Earth), appena fuori Sondrio, offre altrettante possibilità di godersi bellissimi itinerari per tutti i gusti e tutte le gambe, da brevi sgambate in piano fino ad escursioni estreme in quota come l’Alta Via della Valmalenco, otto giorni di trekking tra le cime attraverso l’intera valle gustandone ogni panorama, ogni lembo ed ogni bivacco alpino. Come nell’Alta Valtellina, anche in Valmalenco ci sono svariati percorsi segnati e descritti nelle numerose guide disponibili ed indicati sul terreno con la tipica segnaletica bianco-rossa del C.A.I. ma ce ne sono
alcuni che sono veramente entusiasmanti per i panorami che offrono.
Il primo è quello che porta al Lago Pirola: poco meno di 700 metri di dislivello che si percorrono agevolmente in due ore partendo da Chiareggio e attraversando il torrente Mallero in direzione del Rifugio Gerli-Porro. Per un po’, se la giornata è serena, ci si deve sorbire il sole a picco su un paio di ghiaioni prima di immergersi in una fittissima macchia di conifere che porta all’Alpe Pirola, la “porta” del bellissimo omonimo laghetto blu incastonato tra rocce aguzze e bianchissime che contrastano col colore cristallino dell’acqua. La diga costruita per utilizzare il lago come bacino per la produzione di energia non toglie nulla alla bellezza del posto ed al panorama di cui si gode sulla Val Ventina verso cui si scende tra enormi macigni e cespugli in Pino per ritornare a Chiareggio.
Servono invece 3 ore buone per affrontare i 1300 metri di dislivello per arrivare al Pizzo di Rodes partendo dall’Alpeggio delle Piane. Il primo tratto del sentiero, piuttosto pianeggiante, attraversa un silenziosissimo bosco di aghifoglie e conduce all’Alpe Arisola da dove iniziano una serie di ripidi tornanti che portano a Piateda di Sotto, una piccola radura in cui sorge una piccola deliziosa baita che sembra uscita da una favola. Il seguito del percorso è decisamente più impegnativo: la pendenza del tratto che va dalla Bocchetta di S. Stefano al crestone settentrionale del Pizzo e da lì alla cima è davvero notevole e non alla portata di tutti. Il “premio” per chi arriva in vetta è però all’altezza dello sforzo: il Pizzo di Coca, il Pizzo Redorta e la Punta di Scais, tutti “over-3000, sembrano a portata di mano.
Anche le 4 ore di trekking e i 1800 metri di dislivello in Val Fontana sono per escursionisti esperti: il percorso attraversa i più disparati ambienti alpini: dagli alpeggi ai maggenghi, dai boschi più fitti alle distese di roccia fino a raggiungere la cima del Pizzo Scalino, vero e proprio emblema della Valmalenco: il
sentiero inizia a Posola, all’imbocco della valle, e vi si addentra senza tratti eccessivamente ripidi fino all’Alpe Campiascio da dove si comincia decisamente a salire, inizialmente fino al rifugio Cederna Maffina. Dal rifugio con un’altra ora e mezza di cammino spedito si può raggiungere la cima del Pizzo Scalino che, coi suoi 3323 metri di quota, è un vero e proprio terrazzo sull’incantevole gruppo del Bernina.
Un altro splendido itinerario è l’Antica Via alla Marinelli : 1300 metri di dislivello e circa 4 ore di cammino lungo un sentiero ormai abbandonato da quando è stata aperta la strada che da Campo Franscia porta direttamente a Campo Moro. Il percorso si snoda lungo una vecchia mulattiera sassosa che si inerpica fino al vecchio rifugio Scerscen da cui parte una pista pianeggiante tra gli alberi che punta verso la grande spianata di Campiascio e poi sale ai 2000 metri dell’Alpe Musella. Qui comincia uno dei tratti più duri della salita lungo le numerose groppe erbose, dette “sette sospiri”, che portano al Rifugio Carate e quindi alla Bocchetta delle Forbici e all’omonimo splendido lago. Un ultimo sforzo costeggiando il ciglio delle rocce tra le morene e si raggiunge lo spalto dove sorge il rifugio Marinelli –
Bombardieri.
Per una passeggiata che sia invece alla portata di tutti vi consiglio una sgambata alla Capanna Forno. 3 ore di cammino e 1100 metri di dislivello sembrerebbero ardui da affrontare la il percorso si copre in scioltezza ed in mezzo a panorami letteralmente incantevoli. Si parte da Chiareggio e attraverso un graziosissimo bosco si raggiungono le radure e gli alpeggi dell’Alpe Vazzeda da dove, scegliendo uno dei tantissimi sentieri disponibili –tutti segnati perfettamente- si arriva in poche decine di minuti al Passo del Forno, una terrazza affacciata sulla spettacolare valle del Forno e sul suo enorme ghiacciaio che si attraversa per un breve tratto per arrivare all’omonima Capanna. A questo punto si offrono due scelte: ritornare lungo lo stesso itinerario oppure, dopo aver pernottato al rifugio, scendere lungo il ghiacciaio fino al Passo del Maloja e da lì a Chiareggio.
[Continua]
Leggi ancora...
Aggiungi il nostro feed ai tuoi preferiti oppure leggi le feednews di viaggioadagio.it direttamente sulla tua e-mail







Ultimi Commenti