Sulle tracce del Flamenco…mirar y comprender !

Appunti di viaggio
di Chiara Add comments

Flamenco_1.jpg Jerez, Utrera, Cadiz, Cordoba, Malaga, Granada, Siviglia…ci vuole un po’ di tempo per afferrare il senso di questa manifestazione artistica. Bisogna saper porgere l’orecchio, ascoltare, guardare, liberarsi dalle inibizioni, saper vedere oltre le apparenze, senza cercare quello che non c’è. Questa danza non è fatta (almeno non solo) di belle ragazze in abiti a gale. Non aspettatevi bailaores che somiglino tutti ad Antonio Banderas. No, sareste fuori strada. Vecchi o giovani, grassi o magri, bassi o alti, la bellezza del Flamenco viene da dentro. Lo strumento principale del ballerino sono i piedi, il rumore viene dal loro frenetico battere, il movimento dalle mani, dai polsi, dai fianchi…la musica che lo accompagna non è proprio un canto, a volte è più simile ad un lamento. Sedetevi ai migliori tablaos, vino tino o blanco, sangria, tapas … liberatevi da tutte le immagini che avevate in mente sulla Spagna. Qui c’è solo da guardare e comprendere … mirar y comprender … appunto! Il Flamenco è uno stile di
Alhambra.jpgdanza, di musica e di canto fortemente influenzato dalla cultura gitana ma con radici ancora più profonde nella tradizione ebraica e araba. Le origini del Flamenco sono nebulose; la sola certezza sta nel fatto che ha le sue origine in Andalusia e che, tutt’oggi, rimane fieramente andaluso nonostante la sua diffusione in tutta la Spagna e nel mondo. Madrid, e in misura minore, Barcellona recentemente sono divenute centri di Flamenco. Si tratta tuttavia solamente del riflesso dell’influenza della cultura meridionale sul resto del paese. L’Andalusia, questa regione spartana e altera, con il suo caldo torrido, la sua terra arida e la sua vicinanza con l’Africa, rimane, ancora oggi, l’eterno punto di riferimento e la vera origine del Flamenco. Il mio interesse per questo tipo di danza risale ai miei anni (ormai lontani) di ballerina, quando il concetto di “duende” aveva acceso il mio interesse. Per quanto astratto sia, e tralasciando l’etimologia della parola (che potrete leggere qui) il duende è nella cultura spagnola un concetto indefinito riferito ad uno stato d’animo che esprime il momento massimo della creatività artistica. È “quel-certo-non-so-che” che o ce l’hai o non ce l’hai. “Tener duende” in spagnolo sta per “avere una certa magia dentro”. È uno “stato emozionale” e, in quanto tale, non
Flamenco.jpg definibile, non quantificabile, nè tangibile. Sebbene non sia esclusivo del Flamenco, ma applicabile ad ogni forma d’arte, in Spagna si dice che abbia nella danza gitana la sua massima espressione. Ne è considerato il sangue, la linfa vitale. Duende è il momento in cui il Flamenco cessa di essere musica ed inizia ad essere forza pura, capace di trasmettere le proprie vibrazioni anche all’audience. Stiamo parlando del VERO Flamenco, quello che non ballano negli alberghi per i turisti, quello dalle origini lontane e complesse che possiamo trovare andando per i locali nascosti della bollente Andalusia. Ma come nasce ? Secondo il poeta ed esperto di Flamenco Domingo Manfredi, esistono descrizioni di danze di puellae gaditanae (ragazze di Cadice) fin dai tempi dell’Imperatore Traiano. Altre ipotesi suggeriscono un’origine multipla, nata dalla fusione di culture diverse fiorite in Spagna nel corso dei secoli: Iberica, Fenicia, Visigota, Greca, Romana ed Araba. Per il compositore Manuel De Falla e numerosi studiosi del fenomeno, l’origine di questa danza risale all’invasione dei Mori nel 711 e al conseguente arrivo dei Gitani che portarono con sè influenze di musiche e canzoni indiane. Tuttavia, sebbene comunemente accettato il ruolo chiave di questi ultimi nella nascita del Flamenco, l’entità della loro influenza sulla danza rimane oscura, Tra le domande in sospeso rimane tutt’oggi incerto il momento esatto dell’arrivo dei Gitani in Spagna. Sembra che ci siano state due ondate:una proveniente dal Nord Africa, nel periodo islamico, e una seconda dalla Francia negli anni immediatamente precedenti la caduta di Granda nel 1492. A prescindere da questo dettaglio la questione riguarda la rilevanza dell’influenza gitana sul Flamenco: ne sono stati davvero gli unici creatori oppure si sono limitati a riprendere canzoni e musiche del luogo riadattandole e modificandole secondo una personale interpretazione ? Alcuni esperti dividono canzoni e stili in quelli
Flamenco_2.jpgdi origine Gitana e quelli che non lo sono. Altri si limitano a distinguere tra Flamenco VERO e mero folklore, il Sevillanas (quello tutto nacchere rumorose e vestiti a gale). Ma per la maggior parte dei Flamencos tutto questo è pura intuizione. Moro o Ebreo, Andaluso o Gitano, esiste un istinto che permette di capirlo e riconoscerlo, ma non di spiegarlo o definirlo. A lungo non è stato considerato una forma di arte e per almeno 200 anni, nella società andalusa ha rappresentato il ballo degli emarginati, dei diversi. Mori, Ebrei e Gitani hanno gettato le basi della musica del Flamenco in un contesto storico ed economico difficile. In un’epoca in cui erano perseguitati, forzati ad abbracciare il cattolicesimo, deportati in Africa o massacrati (nel 1499, durante la Santa Inquisizione, circa 50.000 Mori furono obbligati a convertirsi ), il loro stile musicale rifletteva la disperazione, la sofferenza e la speranza. Secondo Blas Infante (“Origenes de lo flamenco y secreto del cante jondo”) l’etimologia della parola Flamenco deriva dall’arabo “fellah-mengu” (paesano in fuga o senza terra). Agli inizi
Jerez.jpg la danza era senza musica, accompagnata solo dal canto e dai battiti di mani (toque de palmas). Successivamente fu introdotta la chitarra (quella tradizionale da Flamenco nacque in Spagna nel 15esimo secolo). Intorno al 1800 numerose scuole di Flamenco si formarono a Siviglia ma è Jerez de la Frontera ad essere considerata la vera culla del Flamenco. Da questa città, rinomata anche per il suo squisito sherry, provengono i migliori cantaores, bailaores e chitarristi. Le più importanti chiese della città danno il nome alle zone urbane più caratteristiche: il quartiere Santiago e San Miguel, dove ha avuto origine la Buleria (un tipo di canto flamenco). È proprio nel cuore del quartiere Santiago che si trova il Centro Andaluso di Flamenco, all’interno del settecentesco Palazzo di Palmartin. Qui è possibile visitare una biblioteca specializzata ed un’importante fonoteca che guida verso la conoscenza di questa singolare manifestazione artistica radicata nel cuore di Jerez. La città inoltre offre il miglior Flamenco sia quotidianamente nei suoi famosi tablaos (palcoscenisci usati appositamente), sia durante le rassegne: concerti nelle numerose Penas Flamencas (circoli di flamenco), la tradizionale Fiesta de la Buleria a settembre (Buleria da burlar, burlarsi di qualcosa o qualcuno) e il famoso festival Internazionale di Flamenco di Jerez, che si svolge tra febbraio e marzo nell’ambito della programmazione culturale del Teatro Villamarta.

Leggi ancora...



Aggiungi il nostro feed ai tuoi preferiti oppure leggi le feednews di viaggioadagio.it direttamente sulla tua e-mail



4 Responses to “Sulle tracce del Flamenco…mirar y comprender !”

  1. mstec005 Says:

    SPLENDIDO !!

  2. CR42Falco Says:

    Moooolto DUENDE!

  3. raffaele Says:

    Salve, il flamenco, quello vero, me encanta como dicen los espanoles, posso dare un consiglio agli appassionati del genere, a Madrid il tablao mas chulo, è Casa Patas, vi assicuro que in questo locale si attua il miglior flamenco, è un locale internazionale, a parte le specialità madrilene che si possono gustare nella sala ristorante, que aprovechen

Leave a Reply

WP Theme & Icons by N.Design Studio
Entries RSS Comments RSS Log in