Qualche tempo fa, consigliato da un amico abruzzese, mi sono fatto un giro dalle parti di Serramonacesca,
(Placemark di Google Earth) un piccolo paese di poche centinaia di abitanti che si trova lungo la sponda orientale del fiume Alento, nel cuore del Parco Nazionale della Maiella. La storia del borgo ha origini molto antiche, che risalgono addirittura al periodo barbarico quando un gruppo di famiglie di Longobardi costituì il primo insediamento, un fortilizio di forma circolare, a cui in seguito si aggiunsero numerose abitazioni. Antiche sono anche le tradizioni popolari e le cerimonie religiose che vi si svolgono, e proprio in una di queste occasioni ho avuto modo di visitare il paese e di partecipare ad una suggestiva celebrazione. Il pomeriggio del 12 giugno si svolge la particolarissima “Benedizione del Pane di Sant’Antonio“; la festa trae origine da un miracolo attribuito al Santo: una donna, disperata per la morte del figlio, lo avrebbe pregato di ridargli la vita, promettendo in cambio di distribuire ai poveri una quantità di grano pari al peso del bambino. Il dolore e la fede della donna ottennero il miracolo e da allora è tradizione celebrare l’evento con una cerimonia in cui una doppia fila di ragazze, vestite con abiti tradizionali e con in equilibrio sul capo canestri colmi di pagnotte, si dirigono verso la chiesa. Il pane, una volta benedetto, viene distribuito casa per casa nel clima festoso della musica della banda. La festa di S. Antonio è preceduta, la notte prima, dai Fuochi di Sant’Onofrio: vengono allestiti dei grandi falò a forma di croce nei pressi dell’Eremo del Santo,
una grotta sovrastata da un grande masso e costruita in parte all’interno di un incavo naturale. La festa del pane benedetto è oggi meta di tanti visitatori che, oltre alla tranquillità, al vino e alle prelibatezze locali, possono apprezzare anche le tante curiosità e le opere d’arte di grande valore che Serramonacesca propone, prima tra tutte la splendida Abbazia di San Liberatore.
La costruzione originaria risale al IX secolo ma, dopo essere stata praticamente distrutta da un terremoto nel 990, solo nel 1007 venne restaurata e trasformata nella basilica romanica che si può ammirare oggi. Affiancata da un campanile e da un chiostro, oggi distrutto, la chiesa è a tre navate con la splendida facciata in pietra scandita da una serie di semicolonnine la cui precisione vi lascerà a bocca aperta. Per completare questo piacevolissimo giro della zona, non potete perdervi la torre di Polegra e la fortezza medievale di Castel Menardo fatte edificare da Carlo Magno a difesa dell’Abbazia e i ruderi di tombe rupestri nei pressi del Castello. Parlavo poco fa di tranquillità e di prelibatezze e allora eccovi un paio di consigli: per mangiare andate sul sicuro se vi affidate alla cucina rustica di “Le chateau de ma mere” (085 859560) che vi delizierà con pasta fatta in casa, agnello, cinghiale e selvaggina cucinati nel più rigoroso rispetto della tradizione. Per dormire potete invece optare per “Dreams Italia” (085 8590102), un graziosissimo Bed & Breakfast aperto un paio di anni fa su una collina a poche centinaia di metri dal paese: la vista panoramica di cui si gode e la tranquillità assoluta del posto valgono sicuramente la cinquantina di euro che chiedono per una doppia. Provare per credere …
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