Sardegna in agosto. Piccolo manuale di sopravvivenza/2

Appunti di viaggio
di CR42Falco Add comments

Percorrere in motocicletta le strade della Sardegna è un’esperienza sociale che altrove è più difficile. Che tu stia viaggiando sulla Carlo-Felice o su una strada costiera oppure su uno dei bellissimi nastri asfaltati che tagliano il Gennargentu in mezzo alla natura, i motociclisti di passaggio salutano tutti.

Non lo trovi quello maleducato. Puoi soltanto classificarli in due categorie: quelli che sono appena sbarcati e quelli che stanno per andar via. Li riconosci dai bagagli e dalle facce.

In mezzo ci sono quelli che viaggiano senza bagagli, e se li incontri lontano dalle spiagge vuol dire che hanno scoperto che c’è qualcos’altro oltre al mare.

In Sardegna il fenomeno è assolutamente unico perché l’essere isola dà al viaggiatore l’idea dell’altrove, di un posto lontano dove l’essere motociclisti accomuna più che in altri luoghi. Non ti capita sulla Costiera Amalfitana o per le strade delle Cinque Terre. Almeno non con la stessa regolarità.

Viaggiare in moto, se non si tratta soltanto di raggiungere il luogo dove sdraiarsi sulla sabbia, ti permette di comprendere al volo che l’isola non è un tutt’uno. Tappa dopo tappa, sosta dopo sosta, ti accorgi che diversi sono i paesaggi, diverse sono le persone, diverse sono le varianti di una medesima lingua che ha molto più da condividere con il latino di quanto non abbiano il francese o l’italiano stesso. Si è cristallizzata, come alcune usanze, come alcune credenze. Come le tracce delle dominazioni o delle migrazioni.

A Calasetta, sull’Isola di Sant’Antioco, si parla genovese. Pegliese, per la precisione, mi dicono i bene informati. Una sorta di fossile vivente sopravvissuto a due secoli e più di vicinato con i sardi, quelli che stanno a Sant’antioco, l’altro paese dell’isola. I genovesi emigrati verso l’isola di Tabarca ci arrivarono nel 1770, dopo una triste storia di deportazione e schiavitù. A Carloforte, nella vicina Isola di San Pietro, ci erano arrivati già trent’anni prima con maggiore lungimiranza. Ma è una storia lunga. Rimane la lingua. Rimane la cucina povera a base di pesce, che contrasta moltissimo con quella tipicamente sarda a base di carne e formaggi. Rimane un modo di essere della gente che ti accorgi diverso. Un’isola nell’isola, come dicono tutti quelli che ci sono stati, non foss’altro che per la lingua di terra che la unisce alla Sardegna fin da quando i Cartaginesi colmarono le secche di quel braccio di mare con i sassi e la terra.

Di questo si parlava con Beppe e Tonino una delle prime sere.

Il miglior ristorante di Calasetta è da Beppe, dove il cous-cous si chiama “cascà” e puoi ancora mangiare la pecora in cappotto di patate. Ma bisogna avere il numero di Beppe e sapere dov’è, impresa che supera le possibilità di questa breve guida di sopravvivenza (la mia!).

Dopo Beppe, il posto migliore dove abbiamo mangiato si chiama “Ducato di Sisineddu”, una casa di spuntini dove vecchi amici si ritrovavano dopo il lavoro. Nenno, detto “il duca”, lo ha trasformato in un particolare “punto ristoro”. Niente fronzoli: i tavoli sono all’aperto e in plastica. I bambini possono giocare sulle giostrine lontano dai tavoli e dalle conversazioni degli adulti. Apre solo d’estate (d’inverno soltanto il sabato e la domenica e solo per trenta coperti) e ci si mangia cinque giorni il pesce e due giorni la carne.

Funziona così:

Nenno cucina le cose che gli ha insegnato la madre. I piatti di Calasetta. Lo dice con la massima naturalezza. La nouvelle cuisine è bandita.

Il menu è fisso, nel senso che lui scrive sulla lavagnetta fuori dal locale quello che c’è da mangiare e basta.

Il tavolo è tuo. Nel senso che prenoti e poi arrivi all’ora che hai detto e non c’è il turno di quelli che aspettano che tu abbia finito. Regolare.

Musciame di tonno, polpettine di baccalà fritte, scabecciu con pomodori e fagioli, cozze alla schiscionera, fregula con cozze e zucchine, pasta fresca con pesto e tonno, grigliata di orate e gamberoni, contorno, frutta, canestrelli e moscato, caffè, mirto, acquavite (che insieme con il mirto è una meraviglia), 20 € a persona. In alternativa pizza a metro.

E’ sempre pieno e bisogna prenotare, ma bisogna conoscere il luogo perché è un tantino nascosto (almeno a quelli che fanno solo il tragitto albergo-spiaggia e ritorno.

Nei ristoranti all’aperto, d’estate, a Calasetta, il vento ti allieta la serata e non c’è mai troppo caldo. Così, se sei nel posto giusto e con la compagnia giusta, finisci per bere un po’ troppo vermentino.

E per lasciare la moto nelle mani della tua passeggera che ti riporti a casa, perché ogni folata la senti come su una nave alla deriva.

Di vento parlerò ancora. Perché il bello di un’isola nell’isola è che ti scegli la spiaggia o la caletta giusta in base a come tira. E questo è un bene.

Perché un’altra cosa che dà alla testa, in Sardegna, che ti entra nel cervello quando ci si mette per giorni e giorni e soffia e spazza la sabbia, è il maestrale. Ma questa è un’altra storia.

Leggi ancora...



Aggiungi il nostro feed ai tuoi preferiti oppure leggi le feednews di viaggioadagio.it direttamente sulla tua e-mail



6 Responses to “Sardegna in agosto. Piccolo manuale di sopravvivenza/2”

  1. Lesorja Says:

    Il placemark è al posto giusto, e Nenno se lo merita proprio. Mi sa che è meglio specificare che il primo ristorante non esiste, se no capiterà che chi arriva in paese si ritrovi a chiedere informazioni…

  2. CR42Falco Says:

    Per la cronaca, il primo ristorante esiste.O meglio, esisterebbe. Si tratta solo di cominciare.Venti - trenta coperti.Potresti chiamarlo "Patragasa", oppure "S’incontru".Piatto forte: murena in carpione.Lo anticipo il numero di telefono?:P 

  3. Lesorja Says:

    Dipende dalle tue aspettative di sopravvivenza…

  4. brugue Says:

    Quel vermentino che sale e scende. Ti comprendo…

  5. Gabriella Says:

    io non ho capito come era Falco dopo il vermentino. Visto che abbiamo il ristoratore preente, è meglio che ce lo si spieghi:p 

Leave a Reply

WP Theme & Icons by N.Design Studio
Entries RSS Comments RSS Log in