Quando ti lasci alle spalle il porto e cominci a percorrere la strada per arrivare a destinazione, ti accoglie il suo inconfondibile profumo. Il mirto, il lentisco, il ginepro, il corbezzolo, l’origano selvatico e gli altri innumerevoli arbusti che non saprei classificare, si mescolano. E’ il profumo della Sardegna.
Se percorri le strade dell’interno si confonde con quello degli ovili. Se viaggi in moto ti segue nel vento e ti rimane impresso per sempre il suo contrasto con l’asprezza del paesaggio estivo.
In Sardegna ci si va sempre d’estate, perché se ne apprezza il mare.
Ci si finisce così, almeno la prima volta. Un po’ per sentito dire, un po’ perché va ancora molto di moda.
Poi ci si ritorna per spararsi la posa, o per il colore cristallino dell’acqua, oppure per quello che c’è oltre.
Io ci torno per il profumo, per esempio. Ma senza retorica, davvero.
Ci torno per il mare, questo è certo. E per gli spazi solitari e ancora selvaggi dell’interno. Ci torno perché ogni volta ne scopro un angolo diverso e perché m’incute soggezione e m’incuriosisce la naturale fierezza della maggior parte gente, attaccata alle proprie tradizioni con un misto di orgoglio, talvolta di presunzione, molto spesso di comprensibile e stanca rassegnazione.
Quest’anno ci sono tornato per un amico. E per le mie vacanze, forzatamente ad agosto.
Qualche giorno fa ho letto di scrittori ed intellettuali che criticano le vacanze estive o, peggio, agostane, e la gente che s’intruppa per sette-quindici giorni inevitabilmente più stressanti del lavoro stesso. Ad esprimere più o meno il concetto in questi termini sono nomi grossi. Se non sbaglio anche Camilleri.
Caro Montalbano, se io avessi una veranda sul mare a Marina di Vigata…
Leggo che la Sardegna sta cambiando.
In questi ultimi quarant’anni la gente ha mutato più e più volte riferimenti, abitudini, modi di vivere.
Da secoli la terra se la contendevano pastori e contadini, in feroce lotta tra l’idea e la necessità di muoversi e quella di mettere radici. A colpi di coltello.
E poi sono arrivati tutti, dai fenici ai cartaginesi ai romani ai saraceni agli spagnoli ai pisani ai genovesi ai piemontesi. E hanno lasciato la storia delle foreste rase al suolo, della pirateria, delle miniere. Poi sono arrivate le ferrovie, il chinino e l’industria e poi i milanesi e poi il turismo di nicchia e quello vipparolo e adesso quello di massa, ma a zone ben definite.
Ma tutto si è fermato sempre o quasi sulla costa. All’interno c’è roccia.
In estate la gente si riversa a frotte sulle coste, occupa alberghi, residence, abitazioni private. Ad agosto non trovi più i luoghi solitari che resistono fin quasi al mese prima, specialmente nella quindicina della mungitura, quando i prezzi di ogni cosa diventano doppi.
Sulle spiagge si gioca a racchettoni nei mille dialetti e accenti di ogni parte d’Italia.
Ad agosto la Sardegna non è più lei, ma una sorta di perimetro costiero che perde la sua vera identità.
Beppe, che è nuorese, dice che non sarebbe giusto se la Sardegna fosse meta soltanto della gente con i soldi. Mi sento di concordare: per questo ci vengo. Ma non posso fare a meno di pensarla violata e di sentirmene anch’io responsabile quando le sue coste sembrano quelle affollate della Toscana, oltretutto senza la bandiera blu perché non ci possono essere servizi in spiaggia in una caletta di quaranta metri di sviluppo, talché se volete i servizi in spiaggia –dico io– andatevene in uno stabilimento con l’ombrellone in quattordicesima fila.
Le spiagge di Sardegna ad agosto risuonano della bolla speculativa di Tiscali e di una strana nuova economia che si affaccia a fatica e con mille contraddizioni nella contesa di oggi tra turisti di massa e possessori di panfili.
In mezzo ci sono i sardi, che di questa contesa un po’ ci vivono, un po’ ne subiscono con rassegnazione il carattere dell’invasione.
Continua quando può…
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August 26th, 2006 at 9:59 am
L’inizio non è male. Vedi di non sbilanciarti troppo con i riferimenti personali…
August 28th, 2006 at 12:56 pm
…va bene, ma ora non vogliamo attendere un altro viaggio per la seconda puntata…
ciao Bruno
August 28th, 2006 at 3:11 pm
Caro Bruno, perdonami, cercherò di scrivere tutto entro quest’anno!!!