Il problema più grosso del primo giorno di scuola, in Somalia, è capire quando esso avvenga. Anche dopo che è passato, capire quando ciò sia successo non è sempre impresa delle più agevoli.
Si arriva dall’Italia dopo un volo notturno di otto ore, coprendosi in due con una giacca, gentilmente prestata, perché le coperte sono finite; si affronta il caos africano dell’aeroporto, pittoresco, in verità, molto pittoresco, ma lo si apprezzerebbe di più a mente fresca e arti riposati; si riempie un mucchietto di moduli, in piedi, appoggiati a borse, pareti, spalle di colleghi compiacenti; si passa al controllo sanità, controllo passaporto, controllo valuta, controllo del controllo valuta; si cercano le proprie valigie tra centinaia di valigie ammucchiate dietro un bancone - e di solito si trovano - si aprono, si dà la mancia a un doganiere perché il controllo non sia troppo minuzioso - e il doganiere sorride, ringrazia, intasca e se ne va; le valigie vengono controllate da qualcun altro - e finalmente si esce al sole africano, in attesa che qualcuno ci raccatti e ci porti alle nostre case. A questo punto si viene informati che "domani si comincia". L’indomani si va all’università, ma gli studenti non ci sono. Meglio così, del resto, perché non si saprebbe dove metterli, dato che non ci sono neanche le aule. Per la verità mancano anche gli elenchi degli studenti. E manca anche il direttore. A guardar bene mancano anche un po’ di professori, che si sono persi per strada, e all’università non sono riusciti ad arrivarci. Ma forse un giorno ci arriveranno, Insh’Allah. Ma niente paura, c’è da fare per tutti lo stesso: c’è da riordinare tutto il materiale. Ma, un momento: questo non è il materiale che avevamo riordinato sei mesi fa, prima di andarcene, e poi non è più stato toccato? Sì, è proprio quello. E come mai non è più in ordine? Mistero. Intanto si riordina. E domani verranno gli studenti. Insh’Allah. L’indomani gli studenti non ci sono. E neanche gli elenchi. E neanche le aule. Ecc. ecc. Ma non c’è rischio di annoiarsi: ci sono i proiettori da controllare. Ma non li avevamo controllati sei mesi fa? E poi non erano più stati usati? Sì, ma per metà sono fuori uso lo stesso, bisogna controllarli. E domani arrivano gli studenti.
Passano i giorni - quanti? Chi lo sa! Si preparano gli orari, si riordinano i magazzini, si appendono le lavagne, si ramazzano i corridoi, si tornano a controllare i proiettori - qualche altro, Dio sa come, è finito fuori uso - si spiega ai colleghi nuovi come si pronunciano i nomi somali, si informano sparuti gruppetti di studenti vaganti per i corridoi che no, ancora non si è cominciato, no, ancora non si sa quando si cominci, sì, gli elenchi degli studenti ammessi all’università sono stati pubblicati sul giornale, sì, purtroppo sappiamo che negli elenchi ci sono degli errori, no, purtroppo il direttore non c’è, non sappiamo dove sia.
Poi un bel giorno ti ritrovi in classe, bianco di gesso o blu di pennarello dalla testa ai piedi, con quaranta occhi che ti guardano perplessi mentre ti esibisci in mirabolanti acrobazie, nel disperato tentativo di fargli capire che diavolo significhi "allora". Ti accorgi che sei afono per il gran parlare fatto in tutti questi giorni. E così scopri che il primo giorno di scuola è già passato. Quando? Mah. Ma l’anno prossimo ci starò più attenta: l’anno prossimo lo scoprirò, finalmente, quand’è il primo giorno di scuola. Insh’Allah.
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December 5th, 2005 at 2:25 pm
Mogadiscio!!!Quanti ricordi.:-))))