Probabilmente in molti vorrebbero sapere che diavolo ci è successo? Però prima ritengo opportuno riassumere brevemente cosa abbiamo visto in quel fantastico pomeriggio ad Arequipa. La giornata era estiva ed umida per quel che l’altopiano a 2400sml concedeva, abbiamo deciso di visitare il convento di Santa Catalina, in pieno centro a pochi passi da plaza des Armas. Il basso caseggiato bianco ci è venuto quasi incontro, candeggiando le sue mura vulcaniche con passione e temperamento tutto ispanico. All’interno, sin dalla biglietteria si respirava quell’aria pacifica e quasi ferma, immobile nel tempo. Il legno imperava scuro ed una luce quasi innaturale solcava le feritoie della clausura. Appena dentro, oltre la ruota della clausura la sorpresa è divenuta sbigottimento improvviso, l’arancio dei muri si fondeva con il bianco dei mattoni, in un trionfo di piante verdi e fiori rosso vermiglio. Il chiostro, le celle ed i caseggiati bassi, si susseguivano in un arancio scuro, nel bianco e nell’azzurro intenso, senza lasciar fiato… tempo previsto dalla Lonely per la visita un paio d’ore. Risultato; sei ore a girovagare come bimbi in un luna park di colori, milleduecento fotografie (già su Flickr!) e solo la penuria d’energia, nella carica delle batterie nelle macchine fotografiche ci riportava alla fonda, in quell’immenso porto di sogni colorati, profumo d’arancio ed essenze di limone, un’esperienza nientemeno unica. Non come quella che avremmo dovuto vivere, nostro malgrado dopo cena, quasi ovvio ripensandoci a latere… ma un bagliore che illumina gli occhi ora che sto scrivendo, come allora in quel pomeriggio di poche ore fa, un aria ineffable di quiete interiore. Spero che questa luce ed i colori riflessi nei miei occhi, continuino a squarciarmi la vista, il pensiero ed i sensi ancora ed ancora, in questo sconfinato cammeo coloratissimo, ricordo sublime e silenzioso di Perù ispanico, che mi si è innescato dentro, da portare nei mesi, negli anni a venire ben riposto in un cantuccio, come il lontanissimo vento di patagonia, che ogni tanto mi sembra di sentir sibilare nelle orecchie, ancor oggi.
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