Parigi, olio su tela

Appunti di viaggio
di giarina Add comments

Avrò tempo spero per raccontarvi i miei meravigliosi viaggi a ScarlinoAlto a Parma Ovest e a Casale di Felino, ma adesso mi preme parlavi di quella che è l’operazione fondamentale, quella che può determinare la riuscita di un viaggio, vale a dire la preparazione della valigia, per la quale io, modestamente, posseggo un’innata abilità, che dividerò volentieri con tutti voi. Prenderemo in esame un viaggio-tipo, distanza media, media durata, ad esempio un “4 giorni a Parigi “. Non lasciatevi prendere dal panico, e sistemate, almeno una settimana prima della partenza, la vostra bella e grande valigia sul tavolo da pranzo, quello della sala buona, ché tanto lì non ci mangiate mai. Considerando che a Parigi in genere ci si va in due, dividete in due settori lo spazio della valigia, se siete single, meglio, così è tutta vostra. Adesso vuotate l’armadio e sistemate gli abiti sulle sedie accanto a voi, aspettate a vuotare il comò, ci penseremo in un secondo momento, quando i primi strati si saranno amalgamati tra loro regalandovi altro spazio disponibile. Osservate attentamente i vostri abiti e quelli del vostro/a compagno/a, poi scegliete unicamente quelli neri, ché a Parigi ci si veste di nero, fa chic e oltretutto sfila e poi con gli accessori giusti vi farà lo sportivo o l’elegante a seconda della bisogna. Adesso sistemateli come vengono-vengono in due settori ordinati, a destra i vostri e a sinistra quelli di lui/lei. Non preoccupatevi, lana o cotone è lo stesso, perché a Parigi può far caldo a dicembre e freddo per ferragosto e, credetemi, so quel che dico, quindi se avete un frescolana o un lanaseta o meglio ancora dei cachemireseta, ottimo, non avrete problemi, l’importante è che siano neri, se volete vestirvi di rosso allora andate a Madrid, a Parigi ci si veste di nero. Non dimenticate le vestaglie, il pigiama e/o camicia da notte, controllate bene che siano di un colore ben preciso e non il biancogrigiorosa del bucato sbagliato, sappiate che le cameriere degli alberghi parigini sono molto pettegole e vi metterebbero in cattiva luce col maître d’hotel. Per gli intimi, fate voi, non voglio essere indiscreta, sappiate che vanno sistemati alla fine, e che più sono meglio è, perché vi andranno a riempire gli angoli della valigia, permettendone la perfetta chiusura. Tirate subito via quelle ciabattine di spugna del London Hotel, che avete portato a casa per ricordo, non vorrete farvi riconoscere subito per italiani, eh? Caspita se non sto attenta, qui ci roviniamo la reputazione in un attimo… anche tutti gli altri souvenir, le saponettine, la cuffia per i capelli e il piccolo bagno schiuma, via-via, usateli in casa, se volete, ma non a Parigi! Mia mamma diceva sempre un vestito addosso e uno nel fosso, quindi ci dovremmo essere, ormai… le calze dentro le scarpe, anche queste nere, mi raccomando, non mi andrete mica a cenare alla Tour d’Argent o da Pré Catelan con le scarpe marroni e le calze bianche, suvvia! A questo punto provate a chiudere la valigia, dovrebbe esserci ancora un po’ di spazio per un piccolo blocco schizzi, per la scatolina dei carboncini e per le sanguigne, almeno 4, ché si consumano subito e poi figuratevi se non c’è un angolino per un assortimento di tubetti a olio e per una decina di pasticche di acquerelli…il tubo portapennelli e 5 o6 spatole, non di più, state via solo 4 giorni, mica una settimana. Togliete, quel maglione così ingombrante del vostro lui/lei, tanto ne avrà uno addosso al momento della partenza, no?e se avrà bisogno della giacca, ci sono sempre quelle dei camerieri, sono davvero disponibili, i camerieri parigini. E poi, non ditemi che volete andare a Parigi senza una tela, grana fine 80×60..come non ci sta, ma figuratevi..vedete quelle scarpe che occupano tanto spazio, sono inutili, tanto lui/lei, mica può partire scalzo/a, ne avrà pur un paio ai piedi, ecchediamine, un po’ di fantasia, dài. Mi stavo dimenticando l’acquaragia e l’essenza di trementina, mi raccomando, controllate che le confezioni siano ben sigillate, ché altrimenti poi son dolori, e credetemi, so quel che dico. Buon viaggio e se avete bisogno di consigli son qui, a disposizione.

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9 Responses to “Parigi, olio su tela”

  1. Gabian Says:

    Di Parigi ho un ricordo splendido. In una settimana ho macinato una cinquantina di chilometri a piedi. Non dimentichero il ponte degli artisti: una passerella in legno sulla Senna tra olii, acquerelli, ceramiche e litografie a due passi dal quartiere latino.

  2. miros Says:

    Di Parigi ricordo i miei piedi stragonfi per i chilometri macinati in otto giorni, ma ricordo anche le bellezze ed il fascino di un luogo incantato. Ho solo il grande rammarico di aver visitato in orario di chiusura la Gar d’Orsey, dove tra colori e luci, tra dipinti e sculture sembrava di vivere un sogno.

  3. Administrator Says:

    … Parigi val bene una macina! :)
    Benvenuto Miros

  4. Biancaraffa Says:

    Sono stata due volte a Parigi, vorrei tornarci la terza con mio marito, l’anno prossimo. L’adoro.
    La prima volta ho visto il museo degli impressionisti quando era ancora allo Jeau de Pomme (credo si scriva così),la seconda l’avevano già trasferito alla Gare D’Orsey. La prima volta il Louvre non aveva la Piramide, la seconda volta sì. Ricordo comune di entrambe le visite, un mal di piedi allucinante! Ma ci tornerei, subito, tenendo, naturalmente, presente il prezioso consiglio degli abiti neri!

  5. Roberto Says:

    Parigi, la ville lumière…..c’è tanto da vedere e cosi poco tempo. Io, mi ci sono fermato. Da vent’anni. Mi sono sbiaditi un po i colori, ma restano. Il nero si (scusate ma non ho la i con l’accento sulla mia tastiera), ma anche il blu e il grigio, ma non bisogna esagerare, c’è del colore. Forse meno colori che in Italia, ma se sei italiano, non aver paura. Osa! L’italiano affascina i parigini, loro a cui manca un tocco Latino, loro che sono a metà strada (non parlo geograficamente) tra i popoli del Nord, germani, e il sud Mediterraneo. Più latini dei tedeschi, degli olandesi et degli inglesi, e nello stesso momento più razionali, più spassionati e meno espansivi di noi. Non parlano forte per la strada, non gridano nella metropolitana per discutere da un estremo all’altro del vagone, e questo li sorprende. Ma ammirano il nostro modo di vestire, l’osare certi colori, certe combinazioni di colori, il nostro accento. Quindi, tranne se vuoi cenare alle "Tour d’Argent" ou da "Maxim’s", vestiti come ti pare. Ma i colori qui sono anche sulla pelle. Non mi giro per la strada nel vedere passare una coppia mista, come fanno certi amici miei e qualche familiare che vengono da Milano a trovarmi. I neri non si chiamano negri, come li sento chiamare da qualche turista italiano di tanto in tanto. Neri, bianchi, arabi, asiatici….. i colori culturali e etnici sono molto più disparati qui. Allora se non vuoi fare cattiva figura a Parigi, lascia nella tua valigia il posto anche per la tolleranza, gli a priori e l’apertura mentale, e non ti preoccupare per il resto. La città puo’ essere chic, ma per visitare non mettere tacchi, scarpe alla moda se sono scomode. La reputazione é rovinata solo dai "berlusconi" e dai "forza italia" ….. e se passi da Parigi chiamami, non ho dimenticato il "savoir vivre".

  6. fausto Says:

    Ho inserito un primo post su Parigi nel blog che ho iniziato a creare. Scriverò molto di Parigi… cominciate a dirmi cosa ne pensate, l’ultimo mio viaggio è dello scorso venerdì (praticamente ieri…).
    Buon viaggio.

  7. Deli Says:

    Anche io sono tornato da poco da Parigi. Appena ho tempo inizierò a scrivere un blog anche io

    http://www.sognandoparigi.com/trasporti-parigi/metropolitana-autobus-parigi/

  8. chiara Says:

    Parigi è davvero una città magica, lascia sempre un bel ricordo…pre visionare alcuni pareri di altri viaggiatori, avere consigli su dove dormire, cosa visitare consultare il sito http://www.trivago.it/parigi-36103, io prima di partire passo sempre a dere “un’occhiata”.

  9. Albergi Parigi Says:

    La città più mromantica del mondo, ci tornerei anche adesso.

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