Paolo Rumiz

Appunti di viaggio
di viaggioadagio.it (BloGuida per viaggiatori indipendenti) Add comments

io_viaggio_adagio.jpgBighelloniamo tra i vigneti fino a sfiorare il surplace, assaporiamo la divinità della lentezza, la perfezione dell’immobilità. Perchè non posso fare la stessa cosa in Italia? Sogno di aspettare il mattino giusto, ai piedi dello Stelvio, con l’ultima neve di primavera, per salire a Cima Coppi e poi scendere tutto lo Stivale. Quale modo migliore per rivendicare l’accessibilità del mio paese proprio negli anni dello “spaesamento” e dello stupro del territorio? Le lucciole sono scomparse da trent’anni, ma gli Italiani non se ne sono accorti, oppure ci hanno fatto l’abitudine. Corrono sempre, non vedono più nulla. Dio sa come siamo potuti essere un popolo di navigatori ed esploratori. All’italiano medio il viaggio lento fa ridere.

[...]

Davvero non somigliamo alle migliaia di fotocopie del Pirata che si sparpagliano nel labirinto lombardoveneto di concessionarie e supermarket. Quelli sono marziani su lega leggera: dietetici, energetici, tecnologici, ipercinetici. Cercano la velocità; noi la lentezza. Ma se non siamo ciclisti, cosa siamo? cicloturisti? Per carità: il turismo, dice l’amico Marco Paolini, è “l’industria pesante che obnubila il cervello”. E allora? Resta una cosa sola, la più semplice: viaggiatori. Viaggiatori speciali. Non romantici cercatori di foreste, ma pellegrini medievali su antiche strade

Paolo Rumiz - E’ Oriente, 2005

 

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