Viene sempre naturale associare lo sci e le montagne innevate alle Alpi e alle Dolomiti, ma non è necessariamente così. Tra Emilia Romagna e Toscana, ad esempio, in una cornice aspra, selvaggia e tuttora incontaminata, c’è l’oasi montana di Corno alle Scale, dominata dall’omonimo massiccio che raggiunge e supera i 2000 metri. Ci sciava il grande Alberto Tomba da ragazzino e ci ho sciato io lo scorso fine settimana … ma i punti in comune finiscono qui !! Comunque sia, abituato ai fine settimana alpini, ero già rassegnato a lunghe code per le strade, agli ingorghi agli impianti di risalita e al traffico sulle piste. Invece … un paradiso !! Dal Corno fino al bellissimo lago Scaffaiolo mi sono sbizzarrito in libertà su 11 piste che coprono oltre 40 chilometri di piste: certo, non è il Dolomiti Superski ma rimane comunque un comprensorio di tutto rispetto e, soprattutto, un posto invitante anche per chi non mastica di carving e snowboard o per chi non è allettato dai 2 o 3 anelli per lo sci di fondo. Quanto a me, ero nel mio ambiente: piste di ogni tipo e difficoltà ben segnate e ben battute, viste da sogno sulla vallata, aria buonissima e frizzante e l’inconfondibile profumo della montagna che, lo ammetto, spesso e volentieri si è incrociato con quello di punch che arrivava dai rifugi disseminati tra le piste per tutta la valle. Il Parco Regionale del Corno alle Scale non è però solo sport: ci sono borghi e villaggi con antichissime tradizioni che, in alcuni casi, risalgono addirittura al Neolitico. Da questi abitati, a volte solo una manciata di case, si diramano una fittissima rete di strade, stradine e mulattiere lungo le quali si possono fare piacevoli escursioni, anche con le racchette da neve. A queste “scampagnate” ho dedicato un pomeriggio, a malincuore “strappato”
alle discese tra gobbe e cunette, e non me ne sono affatto pentito. I boschi di faggio, completamente imbiancati, erano pieni di tracce di animali e completamente immersi in un silenzio irreale e rilassante: Marcello, l’anziano gestore del rifugio “La Tavola del Cardinale”, mentre si muove agilmente tra i tavoli portando enormi piatti di polenta e capriolo, ama raccontare che spesso si vedono daini, cinghiali, caprioli e perfino lupi che hanno trovato tra queste cime un habitat ideale. In effetti non si fa fatica a credergli: tutto tra questi monti è all’insegna della tranquillità e del silenzio. In certi momenti l’unico suono che si sente è il fragore della bellissima cascata del Dardagna, raggiungibile, come potete vedere nella foto, anche con gli sci facendo un breve fuoripista che
passa davanti al suggestivo santuario della Madonna dell’acero, pieno zeppo di bellissimi ex voto. Lungo le piste o a pochissima distanza ci sono anche molti graziosissimi borghi, alcuni dei quali d’inverno sono letteralmente irraggiungibili se non con gli sci o con le motoslitte che qui sono comuni quasi quanto le macchine in pianura. Tutti questi villaggi fanno capo al Comune di Lizzano in Belvedere, che, come gli abitanti sono orgogliosi di sottolineare, si dice che abbia ospitato Annibale e le sue armate durante le campagne in Italia. Sicuro è il fatto che i Liguri prima e poi gli Etruschi e i Romani vi si insediarono a lungo mentre della presenza del Cartaginese non si hanno notizie certe. Verità o leggenda che sia, quello che vi posso assicurare è che l’ospitalità in questi posti è veramente squisita. Io sono stato al piccolo agriturismo “Ca’ Gabrielli”: una quarantina di euro per pernottamento e prima colazione in una delle stanze calde e accoglienti in pietra nuda e con le travi a vista e, soprattutto, con i manicaretti, le torte e i biscotti di Monica a ritemprarti dopo una giornata sulla neve: tutto IMPERDIBILE !
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