Ci sono almeno due modi per fare un giro in moto: uno è quello di godersi la strada, immergersi nel paesaggio, senza una meta precisa, prendendo le deviazioni che attirano la tua attenzione e scoprendo quasi per caso dove ti portano. E’ quando hai bisogno di movimento, di solitudine interiore, di pensieri che scorrono liberamente, del silenzio prodotto dal rumore regolare del motore e dal vento;
l’altro è quello di percorrerla, la strada, come la linea naturale che unisce punti noti a punti sconosciuti. E allora il percorso te lo studi un minimo, e decidi che vuoi andare in un posto preciso per vedere com’è, per esplorarlo attraverso il tuo punto di vista. Questa linea, in realtà, è fatta anche lei delle sue brave curve, di deviazioni, ritorni. Ma si spinge sempre oltre. Alla scoperta di quello che c’è dopo, tappa dopo tappa. E uno non è obbligato a percorrerla tutta in una volta. Può diventare un percorso lungo giorni e anni.
A me piacciono entrambi gli approcci, soprattutto perché non si escludono a vicenda. Uno può finire nell’altro. Però non mi piace arrivare in un posto e non sapere dove mi trovo. Questa è una mia piccola mania. Per cui, anche se sono ad un passo da casa, quando decido di fare un giro in moto mi porto sempre una cartina ed una guida. Non si sa mai.
Ma non divaghiamo.
Abbiamo rifatto la via Tiburtina, io e P., lungo il corso dell’Aniene. L’ultima volta ci eravamo fermati al Lago del Turano, allontanandoci alla sua sinistra.
Stavolta deviamo all’altezza di Anticoli Corrado, 25 Km dopo Tivoli. Ci dirigiamo a Subiaco continuando a seguire il letto del fiume.
La strada scorre piacevolmente, fra rettilinei e curve ancora più divertenti di quelli incontrati lungo la Tiburtina.
Alla nostra sinistra si innalzano i Monti Simbruini, sui quali sono arroccati, quasi a difendersi dalle acque del fiume, piccoli borghi che non avremo il tempo di visitare.
E’ qui che il fiume nasce, attraversando Trevi, Jenne, Subiaco stessa, le acque pulite e veloci, così diverse da come siamo abituati a vederle in città.
Prima di attraversare Subiaco ci fermiamo a mangiare in un ristorantino lungo la strada, adocchiato per i tavolini sistemati lungo la riva del fiume. L’ambiente è molto rustico. Ci piace.
Ci accoglie una signora giovane e dal sorriso aperto, disposta a darci tutte le indicazioni di cui abbiamo bisogno per visitare i dintorni. L’Aniene scorre ad un passo dal nostro tavolo. Si vede la rocca di Cervara sullo sfondo e l’aria primaverile ci fa dimenticare ogni proposito “dietetico”.
Ripartiamo dopo il caffè, verso la Gola dell’Aniene.
Superiamo l’abitato e imbocchiamo il bivio che conduce ai monasteri di Santa Scolastica e di San Benedetto, ultimi dei dodici sopravvissuti di un’epoca in cui Subiaco era un vero e proprio centro culturale e religioso dove si copiavano e miniavano libri e si preservava il sapere dalla barbarie.
Superiamo le rovine di una delle ville neroniane costruite nella zona e saccheggiata proprio per costruire i monasteri benedettini. Scendiamo in una strada laterale, prima asfaltata, poi sterrata, che si infila tra gli strapiombi della gola, costeggiando il fiume. Siamo immersi nel verde.
Lasciamo la moto in uno spiazzo, davanti al cartello dei Parchi del Lazio (la cartina è orientata al contrario) e prendiamo il sentiero che raggiunge il fiume.
C’è un ponticello in legno, dopo 200 metri, che lo attraversa. Il sentiero a sinistra conduce al laghetto di San Benedetto, verde e fresco, nel quale si getta una cascata. Il rumore dell’acqua domina il bosco. Ci fermiamo per qualche minuto in silenzio. Se l’acqua non fosse gelida meriterebbe un tuffo. Magari ad Agosto ne varrà la pena, lontano dalla folla che si riversa al mare.
Riprendiamo il sentiero in salita, verso la moto. Il sole ha quasi abbandonato l’interno della gola, è pomeriggio inoltrato.
Facciamo la strada al contrario, verso il Sacro Speco, dove San Benedetto condusse il suo eremitaggio. Lungo la strada attraversiamo il monastero di Santa Scolastica. Vorremmo fermarci anche qui, attratti dalle notizie sugli splendidi chiostri e sulla biblioteca che conserva il testo più antico mai stampato in Italia, il “de Divinis Institutionibus“, del 1465, e infiniti altri tesori. Sarà per un’altra volta.
Ci fermiamo all’ingresso del monastero, arroccato sulla rupe proprio sopra il lago da dove veniamo. Il paesaggio della Valle dell’Aniene s’illumina ad ovest. Ancora salita, attraversando un bosco di lecci.
Il Sacro Speco è un edificio inusuale, costruzione di roccia intorno alla roccia. La chiesa, all’interno, si snoda in piccoli ambienti su diversi livelli. I colori degli affreschi sono ancora sgargianti di rosso, giallo e blu. Scene della vita del Santo. Il trionfo della Morte sul lato della Scala Santa che conduce all’ossario dove sono raccolte le spoglie dei frati. Didascalie in latino ed in volgare, sembrano quasi tavole di fumetti.
Percorriamo le stanze lentamente, leggendo la guida e i pannelli esplicativi. Penso al silenzio e allo studio della vita monastica. Alla pace che sembra avvolgere il luogo. All’odore dei libri e dell’inchiostro. All’incenso.
Sulla via del ritorno siamo tentati di fermarci al monastero di Santa Scolastica, saltato a pié pari. Ma ci aspetta un bellissimo sole al tramonto e non si può vedere tutto in un giorno.
E’ la solita sensazione che provo quando lascio un luogo senza averlo conosciuto appieno.
P. dice che sono un eterno insoddisfatto. E forse ha ragione.
Il sito web dei Monasteri Benedettini a Subiaco
Alcune delle cose da vedere nei dintorni:
- le sorgenti dell’Aniene a Monte Tarino;
- gli altopiani di Arcinazzo;
- le gole di Jenne (la strada sterrata che le attraversa è bellissima da fare in moto);
- la cascata di Trevi;
- i Parchi dei Monti Lucretili e dei Monti Simbruini;
- Villa Adriana, Villa Gregoriana e Villa d’Este a Tivoli.
Dove abbiamo mangiato:
si chiama Ristorante “La Prateria” ed è un ambiente senza pretese, proprio in corrispondenza di un’ansa del fiume circa 3 Km prima dell’abitato di Subiaco. La pasta è fatta in casa, come i biscotti e le crostate che potete acquistare a parte.
La signora Anna Maria ci ha proposto degli strozzapreti ai funghi porcini e delle fettuccine con un sugo alle erbe chiamato proprio “la prateria”. Gli arrosticini di pecora erano ottimi (e abbondanti). Abbiamo speso 20 € a testa. Consigliatissimo a tutti i motociclisti.
Ristorante “la Prateria”
Contrada Ponte Lucidi - Subiaco (RM). Tel. 0774/829371
Il percorso, da Roma a Subiaco (cliccare sul bannerino per la mappa ed il road-book).
I placemark di Google Earth dei luoghi visitati, raccolti in un unico file con le notizie più importanti.
Il link per il mashup di Google Maps di Viaggioadagio (ingrandite la mappa. Ci sono altri “post” nelle vicinanze!).
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