
Ne “Le faville del maglio” D’Annunzio racconta una sera d’autunno, quando da ragazzino entrò col padre in una chiesa a Bologna per ascoltare della musica sacra. Mentre il padre ascoltava seduto su una panca, egli si mise a vagolare nella chiesa fiocamente illuminata e ad un tratto si trovò di fronte qualcosa che lo colpì profondamente: “Intravidi nell’ombra non so che agitazione impetuosa di dolore. Piuttosto che intravedere, mi sembrò esser percosso da un vento di dolore, da un nembo di sciagura, da uno schianto di passione selvaggia.” Che cosa aveva visto?
Per scoprirlo andate in via Clavature 10 ed entrate in quella chiesa che ha un nome bello, Santa Maria della Vita (placemark di Google Earth), derivato dal fatto che faceva parte di un complesso ospedaliero fondato dall’antichissima Confraternita dei Devoti Battuti, flagellanti convinti che il dolore fisico fosse l’unico modo per riportare la pace nel mondo.
All’interno, nella cappella di destra a fianco dell’altar maggiore, vi è un’opera d’arte che la confraternita commissionò a Nicolò dall’Arca nel 1460: il Compianto del Cristo Morto.
Guardandola si capisce perché l’Imaginifico allora ne rimanesse sconvolto; non è la solita Pietà che raffigura il dolore composto e rassegnato della Vergine e degli amici riuniti attorno al cadavere appena deposto dalla croce. Non vi è nulla di ascetico, divino e silenziosamente solenne in quelle figure in terracotta a grandezza naturale, che circondano quel morto. Si tratta di veri, semplici esseri umani che dimostrano con gesti e movimenti ed espressioni la disperazione più assoluta che si prova di fronte alla morte di una persona cara. E’ una rappresentazione universale del dolore; Gesù, la Vergine, Giovanni Apostolo, Giuseppe d’Arimatea e le tre Marie (di Cleofe, di
Salonne e la Maddalena) recitano da secoli la parte di parenti e amici colti nel momento del massimo “dolore furiale”. Giuseppe in ginocchio, col volto girato verso chi osserva e lo sguardo
che pare chiedere “Trovi parole, tu?” Giovanni, che col braccio sinistro si cinge la vita e con la mano destra si regge il viso, gli occhi fissi inebetiti da una parte, come per non guardare quel corpo “supino, rigido, coi piedi incrostati di grumi risecchi trafitti dal chiodo che aveva lasciato uno squarcio aspro, teneva distese le braccia e le mani conserte su l’anguinaia, annerata la faccia, la barba ingrommata”. Virilmente chiusi nel dolore, loro, al contrario delle quattro donne; la Madre accartocciata su se stessa, piegata in avanti come spezzata, il viso straziato. Maria di Cleofe si contorce, le mani tese per nascondere alla vista quella morte, le vesti agitate dal vento, sembra tremare. Ma la più sconvolgente è Maddalena: un’ossessa che arriva di corsa (“Puoi tu immaginare nel mezzo della tragedia cristiana l’irruzione dell’Erinni?”) scomposta nella veste svolazzante, la bocca spalancata in un lacerante “urlo impietrato”, gli occhi bassi a guardare il corpo, gonfi e pieni di lacrime.
Oggi quel gruppo scultoreo è considerato uno dei più belli della nostra storia dell’arte, ma dal ‘600 in poi gli amministratori dell’Ospedale della Vita lo rifiutarono, dicendo che spaventava gli ammalati e lo nascosero in una nicchia. Da lì nacque il soprannome crudele affibbiato dal popolo bolognese alle Marie disperate: le Burde (streghe). E se i bambini facevano i capricci, le mamme minacciavano: “Guarda che ti porto dalle Burde!”
(C)Mitì Vigliero
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November 16th, 2005 at 5:07 pm
;-) Thank you!
November 16th, 2005 at 5:12 pm
:-*
November 16th, 2005 at 6:49 pm
Complimenti per il tuo blog. Subito tra i preferiti :)Un saluto
November 16th, 2005 at 7:09 pm
Carlo Alberto, benvenuto!
Fai di più…registrati….
Fai di più….scrivi qualcosa sui luoghi che più ami!
:-)
November 16th, 2005 at 11:22 pm
aiuuuutooooooooo !!!!
Non riesco a postare, si inchiomma.
Come si fa a dividere il post con continua? non lo trovo piu’.
November 17th, 2005 at 1:12 am
Jè, bentornata!!!
non ti preoccupare. tu posta, pi ci penso io :)
November 17th, 2005 at 9:08 pm
Wunderbar! Ma qualcuno conosce l’etimologia certa di "burdo/a"? Dalle mie parti è il figlio della madre, ma non del padre, che pure rimane in famiglia. Slightly different, but very close to "bastardo".