Carissimi,
non so ancora bene cosa sia questa mia, forse una lettera aperta a tutti quelli che vivono lontani , come me, o il racconto senza pretese di un amore ritrovato, quello per la mia terra.
Sono una dei tanti “italiani all’estero” che popolano il mondo. Ogni volta che mi trovo in qualche posto un po’ insolito e remoto, mi diverte curiosare negli elenchi del telefono alla ricerca di nomi italiani e ne trovo sempre numerosi.
Allora mi chiedo come siano finiti lì, quali siano le loro storie, le loro esperienze,quali siano le loro nostalgie, i loro rimpianti…
Vivo oramai lontana dall’Italia da anni ma, solo recentemente, ci ho di nuovo “fatto pace”.
Sono una tra i tanti che se ne è andata perché “costretta” da un’incompatibilità di fondo con la mentalità che regna in certi ambienti (nel mio caso era l’università con il suo clientelismo esasperato).
Sono andata via per scelta, per poter essere ancora orgogliosa di me, per poter pensare con la mia testa e sentirmi (o illudermi) di essere ancora “padrona” della mia vita e non in perenne lista di attesa.
Per anni ho serbato rancore all’Italia e agli italiani, un po’ come si fa con un innamorato che ti tradisce. Perché l’Italia mi aveva tradita, aveva tradito le mie aspettative ed i miei sogni e un’altra nazione mi aveva accolta (all’inizio l’America) senza chiedermi niente in cambio, né se avessi conoscenze influenti da utilizzare!
Così la vita va avanti, ho continuato il mio cammino e il tempo ha lentamente “guarito le ferite” ed ho imparato il distacco ed un nuovo modo di guardare alla “mia terra”.
Piano piano ho riscoperto l’amore per le mie radici, per la mia gente con i loro difetti e i loro pregi, e ci sono riuscita guardando l’Italia con gli occhi degli stranieri,
Come ci vedono loro? Come ci percepiscono? Da cosa sono attratti? Cosa cercano in noi?
Oggi vivo in Inghilterra dove insegno italiano. Quale migliore base di osservazione di questa?
I miei studenti sono adulti, spesso colti, che scelgono di imparare la nostra lingua per approfondire i loro studi e le loro conoscenze di musica, opera, pittura, storia. Alcuni scelgono di vivere in Italia, altri la visitano spesso e conoscono angoli che io nemmeno sapevo esistessero!
Molti di loro sono dei veri “viaggiatori” e non turisti, e quasi per caso, mentre studiavano la pronuncia e la grammatica si sono ritrovati (e io con loro) in mezzo ad “un nuovo viaggio” alla ricerca dell’anima del nostro paese. E’ così che ho riscoperto il mio legame con l’Italia, grazie a questi inglesi così diversi da noi ma anche dai cliché che di loro abbiamo in mente.
Sono stati proprio loro con quella capacità di “lasciarsi emozionare” che hanno che mi ha affascinata! Questa loro ricerca di calore e passionalità che la nostra terra e la nostra gente può suscitare!
Non è solo una questione di papaveri e girasoli, di panorami toscani o di tramonti sul mare, né è solo dovuto alle bellezze artistiche che ci circondano tanto numerose da rendere indifferenti quelli che ci sono nati e cresciuti!
La nostra Italia e la loro Italy. Due mondi a confronto: quello che siamo e quello che loro vedono in noi.
In un brano del suo ultimo libro “La testa degli italiani”, Servegnini scrive:”… la nostra Italia non è la vostra Italy. Italy è una droga leggera, spacciata in forme prevedibili: colline al tramonto, olivi e limoni, vino bianco e ragazzi dai capelli neri. L’Italia invece è un labirinto. Affascinante ma complicato”.
Aiutare i “miei stranieri” a capire questo labirinto ha aiutato anche me ad accettare quest’Italia con i suoi limiti e le sue contraddizioni. Un luogo ingovernabile e disordinato ma capace di singoli grandi gesti eroici e di incredibile efficienza nel momento del bisogno (ma guai a farne un’abitudine!).
Un posto da cui è necessario allontanarsi per poterlo apprezzare.
L’Italia è tornata per me ad essere finalmente “home”. E’ “casa mia” anche se non ci abito e la vivo a distanza (o proprio per quello?).
La riconosco dai suoi odori appena atterro in uno qualunque dei suoi aeroporti; che sia Venezia o Roma… sarà il profumo del caffè “vero” che arriva dai bar, o il rumore delle tazzine mentre ordino il primo cappuccino del mio soggiorno italiano, saranno le pagine rosa della Gazzetta dello Sport o le battute degli operai che commentano i nuovi arrivi appena scendi dall’aereo, o la faccia annoiata del poliziotto che controlla i passaporti e vorrebbe essere altrove o il casino dei parenti che vengono a prendere i loro cari agli arrivi e iniziano a baciarsi lì nel mezzo e dietro nessuno passa più… o saranno le donne italiane che sono così belle e curate e che mi ricordano subito che è troppo tempo che sono via e corro ai ripari… subito a comprare qualcosa che mi faccia sentire “alla loro altezza”!!!!
E voi tutti italiani che viaggiate, vi riconosco subito alla prima occhiata! E’ un gioco che faccio ma non sbaglio mai! Vi riconosco dagli occhi, sì perché noi italiani incrociandoci per la strada ci guardiamo e, a differenza degli altri popoli, ci vediamo!
E poi il modo di portare gli occhiali da sole (anche se il sole non c’è) e il maglione sulle spalle o legato in vita, le scarpe ovviamente all’ultima moda degli uomini e le loro camice colorate (per gli inglesi ne esistono solo di due colori), le sciarpe annodate al collo delle donne, l’odore delle borse di pelle, gli zainetti tutti uguali dei ragazzi..
Questa è casa mia.
Stando lontana sono diventata esageratamente patriottica e mi sento chiamata personalmente in causa quando qualcuno critica o giudica certe scelte politiche del nostro paese, alcune prese di posizione senza conoscere il vero contesto in cui sono nate. Allo stesso modo, mi sento orgogliosa quando qualche italiano si distingue per un gesto, una scoperta scientifica…
Chissà se anche gli altri “italiani all’estero” provano lo stesso e fanno come me!
Chissà se quando gli prende la nostalgia tirano fuori un film di Totò, di Peppone e Don Camillo o magari hanno in casa “Nuovo Cinema Paradiso” e se lo guardano sentendosi più vicini ( ma io ho anche la collezione del mio mito: Zingaretti e il suo commissario Montalbano! Ed immediatamente mi viene una voglia di Sicilia da scappare!!!! Che poi, Richard Gere, sarà pure più bello. Ma vuoi mettere Zingaretti perennemente incavolato?)
La nostalgia è una brutta bestia a volte e cercare di non caderci dentro è una sfida da vincere.
Ma in fondo vivere è sempre una sfida e un “viaggio”.
Qualche volta bisogna andare lontano per poter “tornare”.
L’importante è riuscire sempre a ritrovare la strada di casa e ognuno ha il suo metodo!
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September 28th, 2005 at 8:13 pm
quella degli elenchi telefonici è anche una mia mania. Pur senza abitare all’estero. Bellissima la descrizione degli italiani turisti in terra straniera e subito riconoscibili
:)
September 29th, 2005 at 8:29 am
Come spesso accade, ci si accorge di quanto si tiene a qualcosa solo quando la si sta per perdere o la si è già persa.L’importante è poterla e saperla recuperare come ha fatto Chiara….
“Viaggiare adagio” tra sensazioni ed emozioni non è meno suggestivo di viaggiare tra calli e campielli o tra tabià e tea house: parole toccanti…!!
Grazie Chiara.
September 29th, 2005 at 11:26 am
Sai Chiara la stessa cosa è accaduta a me anche se in piccolo!
Sono “scappata” dalla caoticità di Roma esasperata e stufa dei romani, del traffico, ecc. Mi sono “rintanata” in una cittadina a dimensione d’uomo.
I primi tempi che tornavo a Roma mi dava fastidio anche sentir parlare i romani…
Piano piano ho ricominciato ad apprezzarla e… ci sono tornata!
September 30th, 2005 at 1:54 pm
Chiara,
quante volte siamo costretti a inghiottire bocconi amari per l’immagine di inciviltà che il nostro Paese trasmette all’estero. Eppure hai ragione tu: ogni volta che rientro da un viaggio non posso fare a meno di amare la mia terra.
Sarebbe perfetta se vi fosse migliore proporzione fra persone civili, furbi e filibustieri.
Ma sarebbe un discorso lungo e un tantino qualunquista. Sono certo che i tuoi studenti capiranno meglio la nostra realtà attraverso i tuoi occhi.
M.
P.S.
Il veneziano, qui, non può vivere senza di me. Nel mio breve passaggio prima del rientro l’ho trovato particolarmente depresso.
:P
September 30th, 2005 at 6:00 pm
Sono un italiano spesso all’estero e condivido tutto quello che hai scritto.Molto emozionante. Fortunati i tuoi studenti!
Giovanni
October 1st, 2005 at 11:07 am
Che bei commenti! Grazie, sono contenta che abbiate “sentito” quello che volevo dire!
Chiara
p.s. CR42″Falco …ma di che ti stupisci? certo che il veneziano non può stare senza di te. Sono “gente nordica” quelli che fanno un pò gli sboroni ma…sotto sotto senza noi del “Sud” mica ci possono stare!!!!