Le tre vite del papiro di Artemidoro.

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Voci, sguardi dall’Egitto greco – romano

Sapete qual è la carta geografica più antica dell’epoca classica?

[...]il rotolo era inserito in un ammasso di papier-maché fabbricato con papiri divenuti obsoleti, buttati al macero e riciclati. Non è possibile dire in quale necropoli dell’Egitto e in che tipo di tomba il conglomerato di papiri sia venuto alla luce, giacché esso fu recuperato da cavatori locali ed entrò in una raccolta privata egiziana, durante la prima metà del Secolo scorso, senza essere accompagnato da indicazione alcuna sul luogo del ritrovamento. Nel secondo dopoguerra il manufatto di papier-maché fu venduto a un amatore europeo e, con le debite autorizzazioni, lasciò il paese d’origine. Arrivato in Europa, passò per varie mani, finché giunse al collezionista che nel 2004 l’ha ceduto alla Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo. Questo intenditore per qualche anno conservò l’oggetto fra i reperti della sua raccolta; poi si decise a farlo smontare per recuperare i papiri da cui era formato. Se ne ricavarono all’incirca 200 pezzi, che restarono frammischiati in un coacervo informe per più di un decennio, ma che furono sufficienti per svelare quanto fosse prezioso il contenuto del conglomerato.[...]

“Partendo dai Pirenei e arrivando fin dalle parti di Cadice e fino alle zone più interne, tutto il territorio è chiamato indifferentemente Iberia e Spagna. Esso è stato diviso dai Romani in due province. Alla prima afferiscono tutta la regione che va dai Pirenei fino a Nuova Cartagine, a Castulo e alle sorgenti del Baetis. Alla seconda afferiscono, invece, le terre che arrivano fino a Cadice e tutta la Lusitania”.

Questo passo si ritrova citato nella Prosodia catholica del grammatico Erodiano (II sec. d.C.), nel prontuario geografico di Stefano di Bisanzio (VI sec. d.C.) e nel De administrando imperio dell’imperatore Costantino Porfirogenito (X sec. d.C.). In tutte e tre le fonti il testo citato è attribuito ad Artemidoro di Efeso e più precisamente al II libro della sua Geografia conosciuta anche come Ta geographumena.

Conseguentemente è lecito concludere che il nostro rotolo, su cui il passo appare in un testo continuo, non come citazione, portava il II libro della Geografia perduta di Artemidoro, o almeno la sezione iniziale di esso. Sulla figura e sull’opera di Artemidoro, insigne geografo vissuto a cavallo tra il II e il I sec. a.C., non è questo il luogo per soffermarsi, giacché il personaggio e il suo lavoro geografico sono diffusamente illustrati nello specifico capitolo “Artemidoro di Efeso: un geografo ritrovato”.

Qui basti ricordare che della sua Geografia, composta di ben 11 libri, a noi è arrivato solamente un mannello di citazioni riferite da altri autori, soprattutto da Strabone, posteriore di poco ad Artemidoro, e dal già ricordato Stefano di Bisanzio, vissuto nel VI sec. d.C.*

Fino al 7 maggio, (la mostra sta per chiudere) potrete togliervi la curiosità dando un’occhiata al Papiro di Artemidoro, nelle sale del Palazzo Bricherasio di Torino. (Placemark di Google Earth)


Sarà così possibile ammirare non solo un’ampia porzione di un testo perduto del geografo Artemidoro di Efeso, finora noto essenzialmente come fonte di Strabone, ma anche tre diversi strati di immagini: la più antica carta geografica di età classica ad oggi nota, un repertorio di animali reali e fantastici, e infine un taccuino con disegni di figura, probabilmente provenienti da botteghe di artisti.

La mostra è curata dal Professor Claudio Gallazzi e dal Professor Salvatore Settis.

Qui il clip con un interessante mini-documentario di Valerio Massimo Manfredi


Le tre vite del papiro di Artemidoro.

Voci, sguardi dall’Egitto greco – romano


 

fino al 7 maggio 2006

Palazzo Bricherasio, Torino


* IL PAPIRO DI ARTEMIDORO: LE SUE CARATTERISTICHE E LA SUA STORIA

di Claudio Gallazzi, direttore Istituto di Papirologia – Università Statale di Milano

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