Le foto di Steve McCurry: scatti dell’anima.

Molti di voi ricorderanno questa bellissima fotografia. Forse una delle più belle foto di viaggio che siano mai state pubblicate. Steve McCurry fissò sulla pellicola gli immensi occhi verdi di Sharbat Gula a Peshawar, in Pakistan, all’interno di un campo profughi afghano, 1984, la fine dell’invasione sovietica.
Ricordo il rumore e la confusione di quel campo profughi, quasi vent’anni fa. Chiesi il permesso all’insegnante di entrare nella tenda della scuola femminile e fotografare alcune scolare. La più timida di loro mi diede il permesso di fotografarla ed io scattai qualche fotogramma. Quando rividi la pellicola fui sorpreso dalla calma, dalla tranquillità“.
Nel sito web di Steve McCurry c’è questa foto, insieme con la storia del ritrovamento di Sharbat nel 2002. Sposata e con due figli, il burqua sollevato su di un viso segnato, su occhi più stanchi, ma ancora bellissimi.
La maggior parte delle mie immagini sono di persone. Cerco il momento indifeso, l’anima più genuina che si affaccia, esperienza impressa sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che quella persona può essere, una persona colta sopra un paesaggio più ampio, che potremmo chiamare la condizione umana“.

A Napoli, presso il Complesso museale di Santa Chiara, nel cui bellissimo chiostro maiolicato si andava a studiare nei pomeriggi di primavera, sta per chiudere la mostra fotograficaTra sogno e narrazione: gli scatti dell’anima“, che vede esposte le più belle foto di Steve McCurry insieme con quelle di Marina Gavazzi.

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