Laudari e pitture per celebrare Jacopone da Todi

Appunti di viaggio
di Lucia Add comments

E’ il figlio più illustre di Todi. E nel settecentesimo anniversario della sua morte la città non poteva fare a meno di ricordare Jacopone da Todi con una grande mostra. Ai Palazzi Comunali della cittadina umbra saranno esposti rari codici miniati, tavole dipinte, sculture, oggetti d’arte e di oreficeria. Materiale speciale e unico che racconta la storia, la poesia, il misticismo del frate. Una storia che, a dire il vero, non si conosce ancora fino in fondo e che è da sempre sconfinata nella leggenda. Rimangono infatti documentati con certezza solo gli ultimi anni quando il suo nome appare nel manifesto di Lunghezza, risalente al 1297, col quale i cardinali Colonna, appoggiando le rivendicazioni degli Spirituali (la corrente più “estremista” del francescanesimo umbro), denunciarono l’illegittimità del papato di Bonifacio VIII.
Jacopone è fra i testimoni ufficiali e per questo sarà scomunicato e condannato al carcere a vita da cui uscirà solo alla morte del Pontefice, nel 1303. Per il resto è tutto leggenda. Dalla sua vita, alla sua attività come notaio in quel di Todi, fino al suo matrimonio con Vanna di Coldimezzo, la sua improvvisa morte. Sarebbe stata proprio la morte della donna e il ritrovamento, sul suo corpo di un cilicio, che avrebbero portato Jacopone alla conversione improvvisa e alla scelta di farsi frate. Queste notizie, come quelle relative alla sua morte e all’arrivo a Collazzone (dove viveva) di un frate importante, Giovanni della Verna, per somministrargli gli ultimi sacramenti, fanno parte di una biografia ufficiale composta di documenti ma soprattutto di racconti e di leggende, messi insieme oltre 150 anni dopo la morte del Francescano. Proprio per questo, per l’impossibilità di scindere storia e leggenda, è diventata fondamentale, per capire questa figura, la sua poesia: quelle cento e passa laudi che Jacopone ha composto e che hanno caratterizzato gran parte della religiosità popolare che li ha tramandati fino ai giorni nostri. Opere in volgare ma anche in latino, come la famosissima “Stabat mater dolorosa”. Tra le opere in mostra, accanto ai testi delle laudi, figurano anche alcuni ritratti del frate e un frammento di affresco attribuito a Paolo Uccello. Ma ai capolavori del duecento è dedicata la seconda parte della rassegna strettamente influenzata dalle laudi del frate di Todi. Una serie di piccoli capolavori che gli artisti che gravitavano attorno al cantiere della Basilica di S. Francesco hanno regalato all’Umbria. Opere uniche che saranno esposte, fino al due maggio, nei Palazzi Comunali di Todi.

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