L’acquafrescaio

Appunti di viaggio
di jeneregretterien Add comments

L’acquafrescaio è un antico mestiere della tradizione napoletana.
acquafrescaioQuesto si trova a Piazza Trieste e Trento ed è uno dei pochi rimasti. Infatti si possono notare le contaminazioni (patatine, pop corn, bubble gum etc.).
Una volta ce n’erano sparsi in molti angoli della città. Anche al Vomero ce n’era uno ad Antignano, ma ora è diventato un baretto.
Erano addobbati con grappoli di limoni e arance e servivano limonate con una punta di bicarbonato.
La leva dello spremilimoni si alzava, si inseriva il mezzo limone e poi veniva abbassata con un gesto deciso.
Il succo del frutto cadeva nel bicchiere.
Guardando questo spremilimoni (lo si puo’ vedere sulla destra, vicino al viso della signora) ho pensato a quel bellissimo oggetto disegnato da Philip Stark, a forma di ragno, elegante e slanciato ma che non serve a niente, perché lascia cadere i semi nel bicchiere.

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7 Responses to “L’acquafrescaio”

  1. CR42Falco Says:

    Grazie, Jeneregretterien!
    Quanti ricordi. Quando ero al carcere minorile :P, nelle ore d’aria erano quasi immancabili la passeggiata in via Chiaia e la limonata fresca. Da quanto tempo non ci passo più. Chissà se c’è ancora l’acquafrescaio. L’ultima volta che sono stato a Napoli era Natale scorso. Una passeggiata a San Gregorio Armeno, affollatissimo come sempre in quel periodo, e una sosta nel chiostro maiolicato di Santa Chiara, dove andavo a studiare nei pomeriggi di primavera prima della maturità. Però tanta tristezza nel vedere alcuni segni di degrado e inciviltà che anni prima non esistevano ancora. E’ un discorso troppo lungo. Amo profondamente Napoli e soffro come una bestia quando se ne parla per luoghi comuni o a causa dei morti ammazzati.
    La riscopriamo un po’ con qualche storiella gustosa? Sono certo che hai un sacco di idee!
    A presto!

  2. miros Says:

    Negli anni 50, ma anche nel decennio successivo, prima della larga diffusione del frigo, nei chioschi degli acquafrescai napoletani si scorgevano sempre tra canovacci di puro lino o di cotone le famose stecche di ghiaccio.
    Ero bambino e mi incuriosiva tantissimo vedere questi omaccioniin canottiera, che tiravano i carretini sui quali erano sistemate le stecche di ghiaccio. Erano di forma parallelepipeda, della lunghezza al massimo di un metro. I carreti si fermavano dinanzi al chiosco, l’omaccione si sistemava sulla spalla un sacco di iuta arrotolato, dove andava a sistemare il ghiaccio da consegnare. Il ghiaccio serviva a rinfrescare le bibite (chinotti, aranciate San Pellegrino, dolci ed amare, le limonate, la spuma che ricordava il sapore dell’arancio misto al mandarino, ma anche a realizzare la cosidetta “rattata” quella che a Roma chiamano grattachecca. Oggi c’e’ ancora qualcuno che tiene in vita la tanto buona e fresca “rattata” che e’ semplicissima nella sua realizzazione. La stecca di ghiaccio sistemata sul banco viene grattata in superficie da un oggetto metallico simile ad una pialla che conserva all’interno il ghiaccio grattato. Poi viene tutto riversato in un bicchiere dove si aggiunge lo sciroppo di menta, il succo di limone,di orzata, di latte di mandorla e cosi via… Una bevanda dissentante e decisamente squisita che i nostri genitori dicevano di non traccannare per evitare problemi allo stomaco. Ma tra le tante “schifezze” che mandiamo giu’ di questi tempi, la rattata sicuramente era e rimane un prodotto genuino. Riprendiamo le vecchie tradizioni e mandiamo a quel paese cocktail analcolici, bibite gassate e gli odiosi integratori. Viva la rattata.
    Alla prossima

  3. Administrator Says:

    Miros, le doppie fanno difetto? :p
    Gabriella

  4. nuvola75 Says:

    Mo’ pure con lui ti metti a litigare??? Sei incorreggibile?anche se, a dire il vero, qualche doppia in più non ci stava troppo male…

  5. jeneregretterien Says:

    saranno le ascendenze venete, anche se sembra molto “accorsato” sulle rattate.
    :-)))

  6. miros Says:

    Adesso la dico tutta. E in modo “dopppio”, come si suol dire nella cittta’ dove vado a prendermi lo stipendio. In questo affaire mi avete tirato per quei pochi capellli che mi restano. Vuol dire che le mie dopppie le regalero’ ad altri.
    Ciao Miros
    P.S. Vanno bene le dopppie?

  7. Administrator Says:

    jene…forse volevi dire “acorsatto” sulle “ratatte” :p
    Miros eddai, le tue doppie ci fanno comodo :)
    Gabriella

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