La via di Santiago

Appunti di viaggio
di viaggioadagio.it (BloGuida per viaggiatori indipendenti) Add comments

La bicicletta è una diavoleria moderna, ma il Camino de Compostela è una strada antica, via fra mille altre vie che attraversano l’Europa perdendosi fra le campagne, attraversando confini mutati nel corso dei secoli e toccando luoghi di culto nati talvolta sulle rovine di altri. Si toccano, si sfiorano le vie della fede. Come le persone che le percorrono, ognuna con le sue idee, ognuno alla scoperta di qualcosa.

Santiago de Compostela fu per anni la meta di un pellegrinaggio simbolico di libertà e ribellione oltre che di fede. Oggi centinaia di migliaia di pellegrini e di viandanti mantengono vive la strada e la meta.


Natalino il Camino de Santiago de Compostela l’ha percorso in bicicletta, sua grande passione.

Partito con tre amici ne ha trovati altri lungo la via, perché ogni viaggio è una scoperta.

E siccome un’altra sua grande passione è scrivere, ha tratto da quell’esperienza un romanzo: “La via di Santiago“.

Eccone qualche brano:

Le due del pomeriggio. La musica sale lenta, ma dritta, dal lettore mp3 alle mie orecchie. Il sole è a picco. Procedo con passo costante sul rettilineo in leggera salita. Davanti a me, lontano laggiù in fondo, da quasi un’ora la sagoma di Malena cammina alternando i bastoncini, va come danzando o passeggiando, gonna a tubo e fianchi larghi.

Mette un passo dietro l’altro, pian pianino, ondeggiante, calma, eppure spedita. Come farà, con una gonna così?

Le scatto delle foto da lontano, immagino il momento in cui svilupperò i rullini e rivedrò le immagini, una per una, riquadri di tempo traballante, un po’ per la foschia dell’aria un po’ per la nebbiolina che il tempo si porta dietro. Le foto sbiadiscono sempre.

[...] Partito a piedi da Santiago, poco fa ho fatto una sosta al Ponte Maceira, sul río Tambre, in un piccolo bar di lavoratori lungo la strada di Finisterre. Le dieci, televisione accesa e due tizi seduti al banco a bere birra. Era la mia pausa mattutina, per mangiucchia
re qualcosa e sgranchire le gambe.

Mi sono seduto fuori, i piedi nudi sotto un tavolino traballante, mezzo in ombra mezzo in luce, in quell’ora in cui non è più fresco da cercare il sole né fa già caldo da fuggirne. Ho addentato a piccoli morsi il mio pane e mi sono guardato la punta dell’alluce destro, rossindolenzita forse per le scarpe troppo strette, oppure perché non sono abituato a camminare tanto. Erano le prime ore di vera marcia e già vacillavo, con espressione calzante per un pellegrino le ginocchia mi facevano giacomo. Avevo voglia di una bella dormita in un letto comodo.

[...] «Ciao.» E un sorriso.

Con un modo di fare silenzioso e più che altro vago, Malena mi ha detto ciao, come se ci vedessimo per la prima volt
a. Poi ha sorriso nella luce del sole pieno.

Da Santiago, dopo la partenza, non l’avevo più incrociata. Il suo passo, più veloce del mio, la faceva stare sempre almeno duecento metri davanti a me.

A un certo punto l’avevo persa e, chissà come, al bar di Ponte Maceira ero arrivato prima di lei. Le ho sorriso anch’io, senza rispondere al suo saluto. Non sapevo se fosse un’apertura o una chiusura o, ancora, un invito, e se lo era non capivo se mi facesse piacere oppure no – certe convocazioni arrivano sempre all’improvviso, ed è strano, non possiamo aspettarcele quando ci fanno comodo, piombano sul più bello, di testa loro.

«Dov’eri finita?» avrei voluto chiederle. Ma solo a pensarla mi è sembrata una domanda superflua: su una strada segnata come questa c’è poco da finire chissà dove, non ha importanza partire prima e arrivare dopo. Lei era lì che sorrideva. Cos’altro sono i sorrisi se non inviti?

Nella frescura di Ponte Maceira abbiamo mangiato un panino con una birra. Poi lei si è messa in cammino, mentre io ancora addentavo gli ultimi bocconi del mio pane. Con un gesto appena accennato mi ha detto una specie di «comincio ad andare».

Un altro invito, o un’esortazione. Me ne sono rimasto lì, a pensare a quanto gli inviti, proprio sollecitando a colmarle, sottolineino le distanze.


Il percorso descritto nel romanzo:

in bici da Saint Jean Pied-de-Port (Pirenei, Francia) a Santiago de Compostela (Galizia, Spagna): 850 Km

a piedi da Santiago de Compostela a Capo Finisterre: 100 Km

 


La via di Santiago

Prefazione di Mirella Tenderini

CDA & Vivalda Editori, Torino, 2006

ISBN 88-7480-083-5

256 pp. con 8 tavole a colori fuori testo

16,00 €


Natalino Russo è giornalista e ha collaborato anche alla realizzazione della Guida “Europa in bicicletta“, del Touring Club, e alla stesura di interessanti volumi monografici intorno agli altri suoi interessi principali: la fotografia e la speleologia.

Il sito web di Natalino Russo

 

Santiago de Compostela sul web 

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One Response to “La via di Santiago”

  1. contevico Says:

    Anni fa preparai il viaggio nei inimi dettagli: in moto ovviamente.
    Poi sopravvennero difficoltà che mi impedirono di andare.
    Ma ho giurato a me stesso che lo farò. gli appunti , le cartine, i percorsi son sempre lì. 

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