La Strada del Prosecco e dei Vini dei Colli

Appunti di viaggio
di mstec005 Add comments

Panorama_Montello.jpg Gli amici mi chiamano il Signore del Prosecco non solo per la “devozione” all’omonimo vino, ma anche per la passione per la fetta di cinta pedemontana tra Cortina e Venezia. È tra questi declivi che si snoda infatti la “Strada del Prosecco e dei Vini dei Colli”, un meraviglioso itinerario di circa 33 chilometri in un saliscendi incorniciato da lunghi vigneti e punteggiato da bellissimi paesi e frazioni. D’estate questi pendii sono letteralmente invasi dai Trevisani in fuga dall’afa della pianura, d’inverno sono quasi perennemente avvolti in una nebbia scura e fittissima che “appiattisce” il paesaggio, mentre in autunno e soprattutto in primavera questi posti danno il meglio di sé. I contrasti di luci e ombre sembrano realizzati volutamente per impressionare chi ci si trova avvolto e i raggi di sole giocano tra gli alberi impreziosendo ulteriormente gli accostamenti di colori che solo la natura sa creare. Mi capita così di rimanere rapito ad ammirare uno scorcio e subito intravederne un altro che attira la mia attenzione. Ecco perché pur essendoci stato decine e decine di volte, credo di non aver mai percorso due volte la stessa strada; quando arrivo a un incrocio, infatti, tutte le vie (sul Montello le chiamano prese) e le carrarecce sono
Conegliano.jpg ugualmente invitanti: le vedi nascere ma non sai dove ti possano portare o cosa ci sia dopo la curva o il dosso dietro a cui scompaiono. La cosa migliore è allora lasciarsi trasportare dall’istinto, imboccarne una e godersi la vista senza chiederti cosa ti sei lasciato indietro. Questa bellissima “Strada del Vino” nasce a Conegliano (Placemark di Google Earth), la vivace e dinamica capitale della cinta pedemontana con alcuni scorci piacevolissimi, primo tra tutti l’antico Castello di cui oggi rimangono solo una torre mozza, qualche tratto di muro e, soprattutto, la torre principale, una tappa per me irrinunciabile per il panorama di cui si gode: da qui, nelle giornate serene, la vista spazia dalle Alpi Carniche alle Dolomiti … passando per la “mia” Venezia. Con la Laguna negli occhi mi metto in marcia fra le colline disseminate di boteghe del vin, caratteristiche e rusticissime mescite sempre ben fornite di buon vino, soppressa e squisiti formaggi, spesso accompagnati dal pan de casada cotto ancora nei forni a legna. È forse in questi posti che mi sono guadagnato quell’appellativo … ma vi assicuro che la concorrenza è sempre agguerrita !! La strada corre sul crinale delle colline tra cascinali e vigneti e raggiunge presto Refrontolo (Placemark di Google Earth), uno stupendo balcone naturale affacciato sui luoghi in cui si è fatta la storia d’Italia: dal Piave al Grappa, passando per i campi di battaglia del Montello. È uno sguardo diverso quello che abbraccia questo panorama: guardo vigneti e vedo reticolati, scorgo canali e vedo trincee, scambio un cenno di saluto con un vecchio contadino e immagino suo nonno che combatteva per qualche chilometro di terra contesa. Sono posti che fanno riflettere. Da Refrontolo l’itinerario prosegue verso Pieve di Soligo (Placemark di Google Earth), un grazioso paesetto
Abbazia_Follina.jpgcircondato da colline coltivate a vigneto e “incastrato” tra il Piave e il Soligo, celebre soprattutto per la fiorente industria casearia. Di qui la strada “ufficiale” condurrebbe direttamente a Valdobbiadene ma io di solito preferisco fare una deviazione verso Cison di Valmarino (Placemark di Google Earth) e Follina (Placemark di Google Earth): il Castello Brandolini D’Adda arrampicato su uno sperone del Monte Castellazzo e la stupenda Abbazia Cistercense meritano sempre la manciata di chilometri in più che servono per passare in questi due paesini alle pendici delle Prealpi venete. A essere onesti non sono solo l’arte e l’architettura ad attirarmi a Cison, c’è anche l’osteria “Ca’ dei Loff”: quando el paron, un simpatico omone col faccione rubizzo, viene a proporti cichetin e putanessi (stuzzichini e antipasti) assieme a un’ombra di delizioso rosso o bianco del Montello non riesco mai a dirgli di no ! Dopo questa pausa “eno-bucolica”, ripresa la retta via, raggiungo Miane (Placemark di Google Earth), un paesino sorto in epoca romana e situato al limitare del suggestivo bosco del Madean. È una specie di foresta incantata, non troppo fitta e intricata ma piena di scorci suggestivi, sentieri e radure in cui le famiglie amano recarsi per delle piacevoli scampagnate domenicali. Da qui, l’ultima tratta della Strada del Prosecco è quella che degrada verso Valdobbiadene (Placemark di Google Earth): solitamente ci arrivo verso il tramonto, quando il sole calante riveste di riflessi dorati le cime delle colline quasi a volerle incorniciare. Il contrasto tra i colori brillanti dei tratti ancora battuti dal sole e quelli più scuri e sfumati delle parti già in ombra non si può descrivere e non si può cogliere neppure attraverso le immagini dei migliori fotografi. Questa vista spettacolare si accompagna infatti ai suoni e ai silenzi delle vallate, alla sensazione sulla pelle dell’aria che si fa sempre più fresca e frizzante e al profumo delle distese di vigneti che circondano e abbracciano il visitatore. È tempo di raggiungere l’altra capitale del Prosecco, adagiata ai piedi delle Prealpi Trevigiane in una vallata ricca di verde e scandita dal susseguirsi delle colline e dei filari di viti che si diramano verso il Piave. Girare per la cittadina
Valdobbiadene.jpg è particolarissimo, tutto è all’insegna del Prosecco: dai souvenir dei negozi ai menu dei ristoranti, dai nomi delle pensioni e delle locande ai titoli delle sagre e delle mostre sui manifesti. Pare che almeno il Duomo di Santa Maria Assunta e la Chiesa di San Gregorio in Colderove siano immuni da questo contagiosissimo “virus” ma … non sarei certo nemmeno di questo ! Insomma, sarà pure vero che, come dicono alcuni, il Prosecco è solo un vitigno e può essere coltivato ovunque, ma quel che è certo è che cresce tra queste colline da almeno 300 anni e la tradizione, la cultura e la passione che lo circondano non possono essere esportate. Questa passione è testimoniata anche dal continuo fiorire di laboratori del gusto, iniziative culturali e folcloristiche e dalle tantissime Mostre del Vino, finalmente raccolte in un comitato, che presentano agli enoturisti e ai semplici visitatori gli eccellenti vini del territorio, insieme ai sapori dei prodotti tipici e alla gastronomia locale. E tanto per rimanere in tema gastronomico, a Valdobbiadene vi consiglio caldamente la trattoria “dalla Marianna” (0423/976090). Io raccomando sempre a Pino, il simpaticissimo proprietario, di tenermi un tavolo nella saletta col caminetto: vedere la carne cuocersi lentamente sulla griglia con il sottofondo della legna scoppiettante e l’accompagnamento di un bicchiere di Cartizze ghiacciato è uno spettacolo da non perdere … in attesa di una delle “leggendarie” grigliate che si gustano in questo ex convento. Un modo perfetto per concludere una giornata tra i colli del Prosecco.

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4 Responses to “La Strada del Prosecco e dei Vini dei Colli”

  1. Chiara Says:

    Nel tuo articolo (ben fatto e ben articolato …oltreche’ ammiccante e ben svolto. Bravo 10 piu’!)ci si sente la nostalgia di casa…Fa quasi male! Rimandatelo in veneto al Signore del Prosecco che senno’ ci perde la salute!!!!!

  2. mstec005 Says:

    Dio ti benedica Chiara…e se magari mi ci facessi compagnia…!!

  3. Giovanni Says:

    splendido…
    lo staff di http://www.marcadoc.it

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