La Parigi che non ti aspetti

Appunti di viaggio
di Lancer Add comments

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Fete de vendanges a Montmarte (tratta dal sito: http://g.jouis.free.fr/photo/fetemont/index.html

La Ville Lumière è per me, romano di nascita e friulano d’adozione, un posto magico che ad ogni passo ti rivela meraviglie inenarrabili. A zonzo per Parigi avverto la stessa sensazione che provavo da bambino quando - assai raramente - mi aggiravo nel negozio di giocattoli di mio zio, incantato dai tanti colori e intontito dalla moltitudine di balocchi… Ma non voglio tediarvi con i miei ricordi d’infanzia. Voglio, piuttosto, parlarvi di un luogo conosciutissimo di Parigi che ospita, ogni anno, un avvenimento poco recensito dai tour operators e accennato en passant da qualche guida turistica. Il luogo è la celebre Butte di Montmartre (la collina di Montmartre), mentre l’evento è la Fete des Vendanges (festa della vendemmia). La collina di Montmartre (forse non tutti sanno che il nome deriva dal latino mons martyrium, a ricordo di alcuni martiri cristiani lì giustiziati nel 250 d.C.) si trova nell’omonimo quartiere parigino, il 18° arrondissement (a Parigi, i quartieri sono numerati da 1 a 20: ogni quartiere è una sorta di cittadella a sè stante e, cosa più curiosa, se su una mappa della città unite con un tratto di matita i centri degli arrondissement, seguendo il criterio dell’ordine crescente, otterrete il disegno di una spirale che ricorda - guarda caso…- una grande escargot). Ben noto per il suo connubio indissolubile con l’arte (alla fine del XIX secolo era la meta di artisti, scrittori e poeti), Montmartre è luogo di forti contrasti: nel raggio di poche centinaia di metri in linea d’aria (…ma con forti dislivelli!!!) c’è la peccaminosa Pigalle, con il Moulin Rouge e le decine di locali erotici e porno, a cui fa da contraltare la bellissima chiesa, in stile romanico-bizantino, del Sacré Coeur (da non perdere la vista mozzafiato di Parigi che si gode dalla scalinata e dal piazzale antistante la basilica, soprattutto al tramonto). La collina conserva intatto il fascino e l’atmosfera di una Parigi che - ahimè - non esiste più; tutti i giorni dell’anno è invasa da una massa chiassosa di turisti che si arrampica per le strette e tortuose stradine o si affanna sulle infinite scalinate, affollando tutti i pochi spazi aperti, in particolare la Place du Tertre dove si raccolgono i ritrattisti di strada e pullulano i venditori di souvenir. Ma pochissimi sanno che, all’incrocio tra rue des Saules e rue St-Vincent, sul versante orientale della collina, c’è una piccola area di 1556 m2, di proprietà del Comune di Parigi, che ospita una rigogliosa vigna….. Permettemi, allora, una breve divagazione storica. Nel 280 d.C. la tribù dei Parisii (da cui la città prenderà il nome) viene autorizzata dal potere romano alla coltivazione della vigna intramoenia in onore del dio Bacco: è l’inizio di un legame inscindibile tra la città e la produzione di vino. Numerossisime sono le fonti stroriche che citano la varietà e la qualità dei vini parigini nel periodo tra l’XI e il XIII secolo (celebre è il vino Gutte d’Or donato ogni anno dalla città al Re di Francia in occasione dell’anniversario della sua incoronazione). Alla fine del XVIII secolo ogni quartiere di Parigi possedeva almeno una vigna e l’estensione totale dei vigneti all’interno della città era di circa 42.000 ettari. La galoppante urbanizzazione e la drammatica apparizione della filossera portarono, nel 1900, alla progressiva scomparsa di questi scorci di campagna nella caotica e tumultuosa vita della capitale francese. Fu grazie al pittore Poulbot che, nel 1929, vennero ripiantate le prime vigne a Montmartre: l’artista, insieme ad un gruppo di amici, acquistò a caro prezzo l’appezzamento sul versante della collina per fronteggiare simbolicamente l’ignobile sfruttamento edilizio dei terreni della Butte. Nel 1932, la municipalità di Parigi riacquistò il terreno dal pittore con l’intento di far rivivere i “fasti enologici” della Ville Lumière: da allora, ogni anno, nel primo fine settimana di ottobre, le associazioni e le “confraternite” del quartiere (la più importante è la “Commenda della vigna di Montmartre”) organizzano la vendemmia, a cui fanno seguito tre giorni di festeggiamenti e rievocazioni in costume. Il vino prodotto (poco meno di un migliaio di litri all’anno) viene imbottigliato in bottiglie da 50cl., invecchiato nelle cantine del municipio e, al momento giusto, venduto all’asta (il prezzo base si aggira intorno ai 45€); per invogliare gli acquirenti, il comune è solito realizzare delle confezioni in legno (da sei bottiglie) che vengono dipinte da pittori famosi (nel passato, anche Modigliani, che trovò a Parigi una seconda patria ben più benevola della sua natia Livorno, si prestò a quest’iniziativa e la sua “cassa” ha oggi un valore di mercato spropositato). Quest’anno, ad esempio, dovrebbero essere messe all’asta le bottiglie della vendemmia del 2000, curata dall’enologo Francis Gourdin. Dunque, cos’altro aggiungere…. spero soltanto di essere riuscito a stimolare la vostra curiosità. Ma sì, concedetevi ad ottobre un fine settimana parigino (per la trasferta dall’Italia vi consiglio i voli low-cost di Ryanair e Easyjet, senza disdegnare una visita al sito delle ferrovie francesi - www.sncf.fr - che hanno, per alcuni periodi dell’anno, delle invianti promozioni sul costo dei biglietti). Se vi siete decisi, permettemi allora di dare altre tre indicazioni. Informazioni: potete prendere visione del programma dei festeggiamenti di quest’anno (dal 7 al 9 ottobre) sul sito www.fetedesvendangesdemontmartre.com che, purtroppo, è ancora in fase di realizzazione e, quindi, molto scarno Mangiare: Parigi è - ahimè - città molto cara ma, fortunatamente, per il mangiare si riesce ancora a trovare alcuni posti caratteristici dove risucire a spendere il giusto. Per chi volesse, io ho sperimentato un grazioso ristorantino che si trova a cinque minuti a piedi dalla ormai celebre vigna. A mezzodì si possono gustare ottimi menù a prezzo fisso (da 9 a 16 €, bevande escluse), mentre alla sera si mangia solo à la carte (spesa media 25€, bevande escluse). Le coordinate?? Restaurant Au pied du Sacré-Coeur - 85, rue Lamarck - 75018 PARIS. Un ultimo consiglio… eccellenti l’escalope de fois gras au vinaigre balsamique e la terrine de lapin au raisin et au cognac. Per chi, invece, segue la filosofia del “almeno una volta mi tratto da re…” segnalo uno dei ristoranti più gettonati dai parigini benestanti, in cui opera il celebre chef Edouard Carlier. Rigorosamente nouvelle cusine a prezzi che variano dai 70 ai 120€. Obbligatoria la prenotazione. Restaurant Beauvilliers - 52, rue Lamarck - 75018 PARIS Dormire: per dormire Parigi è ancora più cara…. se, ovviamente, si vuole restare nel cuore della città. Tenete presente che in città le distanze sono relative: l’ottima rete metropolitana e la rete ferroviaria (che collega i paesi del circondario alla capitale) permettono di spostarsi da un capo all’altro nell’arco di una trentina di minuti (per maggiori informazioni consultare il sito dei trasporti pubblici parigini, che fornisce anche un’eccellente cartografia della città, www.ratp.fr ) e ciò consente di poter trovare un onesto alloggiamento verso la periferia, pagando prezzi molto contenuti. Se poi si vuole restare in zona Montmartre, c’è un albergo due stelle non eccessivamente caro che offre un servizio discreto alla cifra media di 70-75€ per camera matrimoniale: Hotel de Flore - 108, rue Lamarck - 75018 PARIS (www.3and1hotels.com/flore/cham_f.html). Se l’albergo non dovesse andare bene, sappiate che al civico successivo ci abito io……….

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