La Murgia dei trulli

Appunti di viaggio
di Pseudolo Add comments

Alberobello è situata sulle pendici di un avvallamento prodotto da un antico corso d’acqua. A differenza degli altri centri della Murgia, Alberobello non sorge su di un rilievo collinare ed è posta ad un’altezza di 428 metri s.l.m..

Ha una popolazione di circa 10000 abitanti, una buona parte dei quali vive nelle tradizionali abitazioni a trullo, grazie alle quali oggi è meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo. (placemark di Google Earth)

Un’antica tradizione fa risalire la nascita d’Alberobello e il diffondersi dei “trulli” nella zona circostante, ad un provvedimento adottato da Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano, più noto come il “Guercio di Puglia”, durante il XVII secolo.

Conviene avvicinarsi ad Alberobello arrivando dall’ingresso nord, percorrendo la via del mare. Così, addentrandosi lentamente, si scoprirà per gradi il regno dei secolari tetti grigi. Giungendo dalla zona nord, dunque, ci si immette su viale Bari; All’incrocio con viale Margherita, si può vedere sulla sinistra la Stazione Sud-Est. Girando a destra e lasciandosi così la ferrovia alle spalle, si prosegue su via Trieste e Trento. All’incrocio con corso Vittorio Emanuele, girando a destra, ci si trova dopo pochi metri di fronte al Santuario dei Santi Medici Cosma e Damiano.

La Chiesa dei Santi Medici risale al 1609. Nella sua versione definitiva il santuario ha pianta a croce greca, a tre navate con coro alle spalle dell’ altare maggiore. Nei due transetti trovano spazio i due altari minori. La facciata presenta elementi tipici del neoclassicismo, riscontrabili nelle colonne corinzie e nel timpano del protiro, nel cornicione e nei due campanili. Di rilievo è il portale dell’ingresso principale della Chiesa. Realizzato in bronzo, è chiamato il “portale delle beatitudini”. Nella sacrestia si trova un quadro descrivente la Deposizione, dipinto da Antonio Domenico Carella nel 1807, che si pone come l’ultima opera documentabile dell’artista.

Proseguendo sulla stessa strada, alle spalle del Santuario dei Santi Medici, si giunge in piazza Sacramento dove si può ammirare il cosiddetto Trullo Sovrano, il più ampio ed alto trullo di Alberobello. I dati storici e la conformazione a secco dell’edificio, dunque, dicono che esso è con tutta probabilità da attribuirsi alla prima metà del Settecento. Il Trullo Sovrano fa parte di un complesso di dodici trulli, dai quali si distingue per l’eccezionale levatura della sua cupola conica che si erge sino a quasi 14 metri di altezza.

Il Trullo Sovrano è infatti l’unico trullo di Alberobello edificato su due piani. La geniale soluzione per raggiungere il piano superiore è costituita da una scala incassata nello spessore della muraglia, fra la sala centrale e la cucina posteriore.

Ripercorrendo in senso opposto corso Vittorio Emanuele, si giunge in piazza del Popolo, dove si trova il Municipio, e sulla sinistra, nella attigua piazza Ferdinando IV, si può vedere la Casa D’Amore, che rappresenta il passaggio dal trullo alla palazzina. La Casa di Francesco D’Amore fu la prima ad Alberobello ad essere costruita in “cotto”. Il materiale utilizzato per la costruzione della Casa D’Amore è lo stesso utilizzato per i trulli. Lo stile è pero differente. Non è più la rozza “casedda” dall’obbligatorio pianterreno, edificata a secco; questa, infatti, si è accresciuta del primo piano ed è stata abbellita nella facciata con un ampio balcone.

Superando Piazza del Popolo in direzione sud, si incontra il Palazzo dei Conti di Conversano, oltre il quale si giunge in Largo Giuseppe Martellotta. Qui lo sguardo cade sulle mille cupole che si inerpicano lungo le stradine dei quartieri più caratteristici, i rioni Monti ed Aia Piccola. Il rione Monti fu riconosciuto monumento nazionale nel 1930. Esso copre un’ area di 1368 ha ed è costituito da 1070 antichi trulli. Le sei vie principali che lo compongono, procedendo da est verso ovest, si chiamano: Monte Nero, Monte S.Marco, Monte S. Gabriele, Monte S. Michele, Monte Sabotino e Monte Santo. Hanno conservate intatte le loro caratteristiche originarie. Esse salgono a gradinate fra due file ininterrotte di trulli che si schierano regolarmente l’uno dopo l’altro e terminano in una piazzetta dedicata a D’Annunzio. Il Rione Aia Piccola consta di 400 “casedde” ed è intersecato da otto vie. Esso deriva il suo nome dal fatto che nel XVII secolo esistevano ad Alberobello due “aie” che venivano distinte fra loro con l’ aggiunta rispettivamente degli attributi “piccola” e “grande”. L’una e l’altra furono fatte costruire per uso pubblico dai conti Acquaviva D’Aragona. Durante il dominio feudale, infatti, i coloni erano in obbligo di corrispondere al Conte pro tempore la cosiddetta “decima”. Perché il raccolto fosse controllato dai guardiani comitali per stabilirne la precisa decima, i coloni dovevano trebbiare in quelle due aie e non altrove. L’Aia Piccola fu costruita quando, col crescere dei raccolti, l’Aia Grande si era resa insufficiente. Conseguentemente, la parte del paese che si estese da quel lato, prese il nome da questo particolare. Seguendo per via Monte S. Michele, una delle strade principali del rione monti, alla sommità della salita si trova la Chiesa di S. Antonio, nel cui carattere totalmente locale, coerente per progetto e materiali di costruzione con il paesaggio circostante, si intravede un tentativo di continuità storica tra passato e presente. La chiesa, in stile romanico pugliese, ha pianta a croce greca ed una cupola conica alta m. 21.50 ed è costruita con la tradizionale tecnica dei trulli. Il prospetto presenta un rosone centrale in asse col portale d’accesso, e, nella parte superiore, archetti ciechi pensili. All’interno l’edificio consta di un ambiente sul quale si affacciano, oltre all’ingresso principale, anche i tre altari presenti. Ai quattro angoli della forma a croce trovano spazio il secondo ingresso, il confessionale, lo spazio per l’organo, e lo spazio di disimpegno per la sacrestia. La copertura della chiesa è realizzata mediante una serie di alte volte a botte lunettate, che si incrociano in corrispondenza della cupola centrale.

Procedendo, invece, lungo via Monte Nero, si può raggiungere un altro originale edificio: i Trulli Siamesi . L’edificio è costituito, dunque, da due trulli collegati saldamente tra loro; piantato sul macigno sporgente dal suolo, esso è cintato da un contrafforte a spessissimi piedritti a crudo; ha un basso focolare ed è privo di finestre: questo “trullone” deve essere stato una delle prime abitazioni della zona monumentale. Come è facile intuire il suo nome è recente e proviene dalla presenza dei due opposti prospetti, uno per ciascun trullo.

Secondo una leggenda locale quest’edificio fu abitato un tempo da due fratelli che lo avevano ereditato dal padre. Disgrazia volle che essi s’innamorassero della stessa ragazza, la quale, mentre aveva promesso fedeltà al più grande dei due, s’invaghì dell’altro. Da quel momento i due fratelli non andarono più d’accordo ed il maggiore, in quanto tale, pretese che il fratello abbandonasse il trullo. Questi, a sua volta, però, pretese la sua parte dell’edificio. Il trullo fu così diviso con un tramezzo e ciascuno dei fratelli ne ebbe la metà. Il coniugato per gelosia, aprì la porta della sua abitazione sul retro del trullo; poi per dispetto e per comodità si fece costruire una “casedda” adiacente alla sua e scavò un pozzo esterno.

Leggi ancora...



Aggiungi il nostro feed ai tuoi preferiti oppure leggi le feednews di viaggioadagio.it direttamente sulla tua e-mail



5 Responses to “La Murgia dei trulli”

  1. Pentesilea Says:

    Ciao Pseudolo e ciao a tutti i lettori di Viaggioadagio!Innanzitutto complimenti per il post su Alberobello, però perdonami: ho da fare delle precisazioni, di carattere meramente storico-culturale, per il momento in generale, poi se vorrete/vorrò potremo approfondire l’argomento!
    Alberobello è per antonomasia la "città dei trulli", riconosciuta tra l’altro come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, in particolare per i rioni Monti e Aia Piccola.Tuttavia, i trulli più antichi non sono quelli che si trovano nella cittadina, oggi appunto meta turistica, i cui trulli sono diventati, a mio parere, "fenomeni da baraccone". I veri trulli, quelli più antichi e "genuini", sono quelli che si trovano in campagna, non necessariamente sperduti tra gli alberi di fichi e ciliegi e mandorli, ma anche, per dire, vicino strade di frequente percorribilità (ad esempio, da Alberobello verso Locorotondo appena usciti dal paese, dopo il Foro Boario, alla prima grande curva a destra, sulla sinistra, ce n’è uno abbandonato con il tetto molto largo e la base molto ampia).
    Per quanto concerne invece la "storia" di Alberobello, si fa risalire per convenzione la sua "nascita" al periodo del cosiddetto Guercio di Puglia (appunto Giangirolamo d’Acquaviva, sovracitato). In realtà quella che all’epoca era Sylva Arboris Belli (la selva dell’albero della guerra) ha origini ben più remote, come dimostrano tra l’altro anche i toponimi della zona: uno per tutti, è il Monte Olimpo, ultimo dei sette colli che compongono il rione Monti (gli altri poi hanno dato i nomi alle stradine), dove sono state ritrovate delle punte di freccia, raschiatoi e in generale oggetti in selce (oggi scomparsi dalle collezioni museali in cui erano integrati, come spesso ormai accade in questa modernità che disprezza e non comprende le nostre origini comuni) risalenti all’età neolitica.
    Lo stesso nome Alberobello parrebbe di etimologia discussa, perchè nel dialetto locale, se si seguissero le leggi fonetiche storiche, si dovrebbe dire "alber’ bell’", che anche se cacofonico sarebbe esatto; invece gli alberobellesi pronunciano "jarubbedd".
    Ora, il caso vuole che Alberobello non sia l’unica città costruita "a trulli", ne esiste un’altra, al confine tra la Turchia e la Siria, che si chiama Harran (nei tempi romani, Carrae o Carran), che si ritrova nel Genesi perchè è la città -antichissima- dove nacque Abramo, che è interamente di trulli, molto simili anche per disposizione a quelli alberobellesi.Ad Harran era adorato il dio Sin, divinità lunare, e anche la divinità solare, chiamata Yarhibol.Gli alberobellesi quando si riferiscono ad Alberobello la chiamano Yarubbed.Ugualmente, ad esempio e supporto della teoria anzidetta, in agro alberobellese ci sono due masserie chiamate Giarangiambola (rispettivamente "di sopra" e "di sotto"), ebbene nella zona di Harran Al Jabal è un fiume, un affluente.Inoltre, la vicina Locorotondo viene chiamata dai suoi abitanti U’curdunn, laddove seguendo le leggi fonetiche storiche in dialetto si dovrebbe chiamare "loc’rutund". Guarda il caso, la Giordania in lingua locale si chiama Al’Urdunn.
    Avrei tantissimo da raccontare, ma mi fermo qui: non vorrei essere logorroica!
    Un saluto a tutti!

  2. CR42Falco Says:

    Invece racconta Pentesilea, perché queste sono delle vere “chicche”.

    Sono certo che le apprezzerà soprattutto il buon Pseudolo! 

  3. beppestarnazza Says:

    E da alberobellese d.o.c. non posso che ringraziare Pseudolo e Pentesilea per la lodevole ricostruzione e la dovizia dei particolari. Senza trascurare i ringraziamenti al padrone di casa CR42 per questa iniziativa di http://www.viaggioadagio.it, che mi porta davvero a spasso per il mondo. P.S.: Dei "trulli" di Harran e della straordinaria somiglianza con quelli pugliesi ero già a conoscenza; sono lieto che qualcuno condivida con me questa impressione. Da approfondire.

  4. CR42Falco Says:

    Caro Beppe, sapessi quante cose sto imparando io.

    E’ straordinario quanto ci sia in giro da scoprire e mi rende felice constatare che tante persone che condividono questa’ansia di vedere e conoscere si stanno coinvolgendo nella nostra piccola avventura!

    A proposito…ho già scritto a Pseudolo di un mio prossimo passaggio dalle vostre parti.

    Che ne dite di un caffé insieme? Lui ha anche il mio numero di telefono.

Leave a Reply

WP Theme & Icons by N.Design Studio
Entries RSS Comments RSS Log in