K2 - storia controversa di una conquista
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ll 31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli conquistarono gli 8611 metri del K2, la seconda montagna più alta del mondo, ma certamente la più impegnativa.
La spedizione, guidata da Ardito Desio e composta da undici alpinisti, cinque ricercatori, un fotografo e due membri pakistani, restituì all’Italia di quegli anni difficili un anelito di orgoglio nazionale.
Era un’Italia contadina, quella del 1954, e di umili origini era la maggior parte degli alpinisti, chi agricoltore, chi idraulico, chi falegname. Eppure questi uomini riuscirono, accomunati da una passione smisurata per la montagna, in un’impresa che tutti gli altri prima avevano fallito. Fu talmente vasta ed importante la sua risonanza, che potremmo paragorarne l’entusiasmo a quello che, 15 anni dopo, avrebbe accompagnato la conquista della luna.
Fu un’impresa gloriosa. Ma amara.
Mario Puchoz, valdaostano e alpinista, morì il 21 giugno 1954, per edema polmonare mentre era al campo II, a 5600 metri di quota. Fu sepolto ai piedi della montagna, dove oggi sorge il “Memorial Gilkey”.
Ma l’amarezza fu anche quella di Walter Bonatti, il più giovane dei membri della spedizione, che insieme con l’hunza Mahadi, a causa di un’incomprensione con Lacedelli e Compagnoni sulla posizione del Campo 9, fu costretto alla devastante esperienza di una notte in un bivacco a strapiombo, sotto la tormenta, a 8100 metri.
Bonatti riuscì comunque, il mattino successivo, a trasportare le bombole di ossigeno a Compagnoni e Lacedelli per l’ascesa finale. Quello era il suo compito.
Ma i due conquistatori dichiararono, in seguito, che l’ossigeno era finito a 200 metri dalla vetta, rendendo particolarmente drammatiche le ultime ore di marcia.
Le polemiche successive a quell’episodio furono combattute sui giornali e nei tribunali, Bonatti amareggiato e Lacedelli silenzioso.
50 anni dopo, una spedizione italiana ha rinnovato l’impresa del K2 sullo stesso percorso della spedizione originaria. Del gruppo 2004 fanno parte anche Lino Lacedelli, in un suo grande ritorno, e suo nipote Marco Lacedelli, che il 28 luglio 2004, insieme con Luciano Zardini, Michel Andre Wirdt e Mohamed Sanap Akam, riconquistano la vetta.
Ero alle elementari, quando la mia maestra mi raccontò per la prima volta del K2. Io rimasi affascinato da quella storia di eroi, di fatica e di gloria, dai nomi di quelle vette, dall’idea che il mondo avesse un tetto dal quale sarebbe stato possibile dominare con la vista fino all’oceano indiano.
Ma soltanto negli ultimi anni è stato aperto uno squarcio su ciò che realmente accadde la notte fra il 30 ed il 31 luglio 1954. E sul perché di quella dichiarazione sugli ultimi 200 metri di quota senza ossigeno: essa non aggiunse maggior gloria all’impresa e tolse per anni il giusto riconoscimento al sacrificio di Bonatti.
Se questa storia ha ancora il potere di affascinarvi, vi consiglio allora due libri bellissimi sulla conquista del K2. Due libri che sono le due voci narranti di chi vi partecipò. Ognuna con la sua verità.
Walter Bonatti
K2. La verità, storia di un caso.
Baldini Castoldi Dalai, 2005
Euro 12,00
ISBN: 8884908450
Un resoconto dettagliato della spedizione, della terribile notte che precedette la conquista della vetta e dei cinquant’anni di polemiche che seguirono.
Giovanni Cenacchi, Lino Lacedelli
K2. Il prezzo della conquista.
Mondadori, 2006
Euro 8,80
ISBN: 8804558474
Cenacchi intervista Lacedelli, fino ad oggi chiuso nel silenzio, che risponde serenamente e con lucidità alle accuse mossegli da Bonatti.
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July 13th, 2006 at 7:54 am
Il fascino delle imprese estreme ci perseguita. Stessa impressione la ebbi seguendo il racconto della spedizione al polo Nord di Umberto Nobile col dirigibile Italia e la celebre tenda rossa.
July 13th, 2006 at 9:48 am
Quella di Nobile andò malissimo. E fu seguita anch’essa da infinite polemiche che distrussero l’uomo.I cimeli sono conservati qui. Se passi da queste parti ti ci porto io!:-)