Istanbul - appunti (La moschea blu)

Appunti di viaggio
di Eto Demerzel Add comments

Lasciamo l’albergo di prima mattina, per spostarci nel quartiere di Sultanahmet, dove si concentra la maggior parte dei monumenti più importanti di Istanbul.

Abbiamo solo tre giorni e tutta l’intenzione di viverli con calma.

P. ha l’ultima riunione di lavoro, nella parte asiatica della città, così mi occupo io di trasferire le masserizie.

Il tassista mi mostra la sua città, le sue moschee, la torre Galata, sbracciandosi e sorridendo di orgoglio.

Ieri il Galatasaray ha vinto per tre a due. L’altra squadra ha un nome che non riesco a pronunciare.

Trovo posto in un grazioso hotel in stile ottomano1, nel cuore della zona frequentata dai viaggiatori zaino in spalla. Mi accoglie una signora dai capelli rossi, i lineamenti aspri e due bellissimi occhi grigi.

E’ rimasta soltanto una stanza e solo per un giorno. E’ piccola, con un bel parquet scuro ed il bagno in marmo grigio. Dalla finestra si vede il mare. La prendo.

Mi viene offerto un caffè turco nel giardino, che sorge a ridosso di quella che doveva essere una costruzione molto più antica. Si vedono i resti di una cupola, il soffitto di un Hamami, un bagno turco, del XVI secolo. Il caffé è ottimo fino a metà tazza. Poi diventa fangoso.


P. mi raggiunge alla fontana circolare che sta fra la Moschea Blu2 e AyaSofya.

E’ la prima volta che entro in una moschea.

Lei è infastidita dall’eventualità di dover indossare un velo. Armeggia con la sua sciarpa. Poi scopriamo che non è necessario. Mi sorride soddisfatta, sardonica. Avrei pagato qualsiasi cifra per scattarle una foto con l’hijab all’interno di una moschea.

Entriamo scalzi, con le scarpe in una busta. Non ci sono le torme di turisti che si riverseranno qui durante il fine-settimana. C’è silenzio. C’è la devozione di chi prega. C’è l’opera dell’uomo riflessa in complicatissimi arabeschi e migliaia di tessere di maiolica blu. I lampadari, una volta a petrolio e prima ancora a candele, arrivano quasi ad altezza uomo percorrendo lunghissime catene.

 
A terra centinaia di tappeti di fabbrica tutti uguali hanno sostituito i tappeti originali che poggiavano direttamente sul marmo, evitando la formazione di acari. Adesso i tappeti poggiano su uno strato di legno. Una persona conosciuta in strada mi dirà poi che il proprietario della fabbrica dei tappeti nuovi era fraterno amico di un deputato del parlamento turco.

Quattro enormi colonne sostengono la grande cupola centrale. L’insieme è maestoso ma senza essere cupo. Incute rispetto e ammirazione. Non ci sono immagini di santi e profeti, come nelle nostre chiese. Non ci sono affreschi. Soltanto geometria. Geometria purissima e decorazioni complicate. Simboli.

Gironzoliamo nel cortile della moschea. I minareti sembrano toccarsi nell’obiettivo della macchinetta. Le cupole si arrampicano in un crescendo che arriva a quella centrale, sormontata dalla mezzaluna.

Lascio il posto interrogandomi su cosa sia la fede. E su quanta bellezza l’uomo abbia costruito per essa.

O nonostante essa.


1. Hotel Empress Zoe (placemark di Google Earth)

2. Sultan Ahmet Moschea Blu (placemark di Google Earth)

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3 Responses to “Istanbul - appunti (La moschea blu)”

  1. Chiaralice Says:

    Uno dei paesi che vorrei visitare di piu’ e non mi dispiacerebbe nemmeno mettermi il velo..per una volta!anzi…

  2. nuvola75 Says:

    Istanbul è una delle città che amo di più. E con il tuo racconto mi hai riportato indietro di tanti anni, quando vi misi piede per la prima volta… Altri tempi… Grazie

  3. Lesorja Says:

    A esimòf, ma magnà… gnente?

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