Beato? Beato un corno. Autogonfianti, ma non autosgonfianti. E per riporli nella custodia-profilattico, ci rimetti la buona forma e la pazienza; perchè cominci a chiederti dei massimi sistemi e sopratutto «chi ha inventato i materassini in genereı. Io ho trovato un metodo. E’ impreziosito da una ricerca accurata e dall’esperienza di una vacanza itinerante con la tenda piuttosto lunga.
Dunque se avete la sventura di possedere un materassino autogonfiante, dovete inannzitutto prestare grande attenzione nella chiusura delle valvole. La prima volta mi è capitato di infilarcelo, il salsicciotto, nel suo sacco. Ma come ho stretto la cordicella con le nuove chiusure a molla, si è aperta la valvola e il materassino si è gonfiato nel suo profilattico. Non vi racconto la mia disperazione per cacciarlo fuori… e non fate battute oscene su questo disgraziato passaggio del racconto. E’ stata una scena da libro Cuore. Nel senso che tutti i compagni di viaggio si commuovevano per la mia disperazione… in realtà ridevano come pazzi. Tuttavia al terzo tentativo di sgonfiaggio e sopratutto di chiusura del materassino nella sua custodia, ho scoperto un sistema che la Ferrino dovrebbe consigliare nelle sue istruzione per l’uso (aspetto i soldi dall’azienda per il collaudo del materiale e per la grande pazienza). Iniziamo con ordine. Aprite le valvole per consentire all’aria di uscire fuori. Sistematevi al lato opposto delle valvole per iniziare ad accartocciare, come un salsicciotto, il materassino. Inginocchiatevi e con un saltino posizionatevi sopra. Col vostro peso inizierà a sgonfiarsi. Continuate ad arrotolare il salsicciotto e saltellate sopra con le ginocchia. Non perdete il ritmo. E’ una buona ginnastica mattutina. Alla fine dell’arrotolamento, chiudete con forza le valvole. Mantenete compresso il materassino e con l’altra mano infilateci il profilatt… volevo dire il sacco per riporlo.
Grande invenzione il materassino autogonfiante!
La mattina, come avevamo detto, la sveglia era fissata alle sette. Puntualissimi, come al solito, Mariano, Rosaria e Patrizia. Un po’ meno io. Intorno alle sette e mezza decido di alzarmi anche perchè sentivo che Mariano stava già spicchettando la sua tenda. Dovevamo muoverci. Avevamo una tabella di marcia che non consentiva troppe distrazioni. La nostra meta era Praga. Anzi, Praha. Non avevamo prenotato il camping e sopratutto dovevamo raggiungerlo in orari accettabili. Almeno le 19, per non correre il rischio di rimanere fuori.
Così, tra un buon caffè ed altro, riusciamo a smontare la tenda e caricare di nuovo i bagagli sull’auto intorno alle 10,15. Gli ospiti del camping ci osservano stupiti: «Guarda questi pazzi che montano di sera la tenda per smontala dopo qualche ora».
Il tempo di pagare e si riprende la marcia. Le nostre auto sono collegate grazie al walkie talkie, utilissimo per tutto il viaggio. L’itinerario non presenta particolari difficoltà. Almeno fino all’ingresso nella Repubblica Ceca. Si viaggia in autostrada. Varchiamo il confine dal Brennero e non ci stacchiamo dall’autostrada che ci porta fino ad Innsbruck, successivamente Monaco per poi deviare via Regensburg verso Plsen, un’altra città importante della repubblica Ceca. E’ un viaggio tranquillo. Trafficato solo fino a Monaco. Quando entriamo nella repubblica Ceca ci accorgiamo di essere tra i pochi privilegiati automobilisti a percorrere questa strada.
Mah, sarà il periodo. Fa molto caldo, in macchina funziona a tutto gas l’aria condizionata. Noemi e Giada sono insolitamente tranquille. Mentre dall’altra macchina ogni tanto ci giunge la voce di Rosaria. Arriviamo a Praha intorno alle ore 18. Siamo un po’ stanchi. Anche oggi abbiamo inanellato ben settecento chilometri. Prima di raggiungere la capitale, l’autostrada si trasforma in una strada statale. E più volte siamo costretti a viaggiare su una sola corsia. Ma non c’è assolutamente traffico.
L’ingresso a Praga ci disorienta. Vogliamo raggiungere al più presto il camping prescelto che si trova a nord, nei pressi del fiume Moldova, ma a ben nove chilometri dal centro cittadino. Non abbiamo tom tom (navigatori satellitari), ma funziona benissimo il Pat Pat (Patrizia), navigatrice che controlla la cartina con una insolita lente di ingrandimento (la usa Giada per lo schermo del videogioco portatile) per individure le sigle delle strade. Così, ci perdiamo per Praha. Ripetiamo più volte uno degli anelli che attraversa la città e sopratutto non raggiungiamo in nessuno modo il nostro camping.
Intorno alle 19 decidiamo di chiedere aiuto ai simpatici indigeni. Ma siamo in periferia e troviamo solo qualche sventurato che gira in bar piuttosto malfamati. Non parlano inglese, ma sono cordiali e nella loro lingua cercano di spiegarci come raggiungere i camp, così li chiamano. Ovviamente non li troviamo. Così, decidiamo di fermarci al primo camping che troveremo sulla strada. Poi, si vedrà. Notiamo a poca distanza dal centro una indicazione per un’area riservata a tende e camper. Ci infiliamo nell’arteria di servizio e ci ritroviamo in una villa con un’area sistemata col brecciolino. C’è un ristorantino e numero due camper. Più una roulotte. Non vediamo tende.
Ma chiediamo lo stesso informazioni. Una signora che parla un inglese piuttosto stentato ci invita a seguirla dopo aver appreso che abbiamo due tende. Ci porta dietro la villetta, aprendo a chiave un altro cancello. Ci fa salire verso un sentiero appena accennato ed apre con le chiavi un secondo cancello. «Ecco», ci indica il posto. Vediamo un boschetto, in discesa, con numero due tende canadesi montate.
Per pura curiosità chiediamo: «E le auto?» No, no niente aiuto. Secondo la signora, proprietaria del piccolo terreno, dobbiamo scaricare e portare a piedi tutta la nostra attrezzatura nel boschetto chiuso a chiave. La salutiamo con simpatia e ci allontaniamo. Ma prima di risalire sull’auto ci fermiamo vicino ad un camper con targa italiana. Lui è di Treviso. In vacanza con la moglie. Incredibile, ma vero, come ci sente parlare gli brillano gli occhi. «Di dove siete?». «Avellino? Una piccola città a cinquanta chil…» «Avellino? Io sono di Avellino… beh ho lasciato trent’anni fa Avellino…».
Ecco la magia di Praha…
D’un colpo ci abbraccia e ci consiglia un camping «segnalato da Plein-air». Ci regala anche una cartina dettagliata della città e ci indica con grande precisione come raggiungere il posto. «Anch’io mi fermerò in quel camping». Sono le venti. E stanchi, ma fiduciosi ci rimettiamo in marcia.
Il camping si trova su una penisola. Un lembo di terra sulla Moldova. All’altezza della rocca (sull’altro lato) dove sorge la splendida chiesa di S. Pietro e Paolo. Praticamente vicino al centro della città ed ad una fermata della metropolitana. Il nostro riferimento è il grande fiume. E seguendo la Moldova continiamo a girare intorno, da un lato e dall’altro. Riusciamo a capire a quale altezza si trova il camping, ma non la stradina per raggiungerlo. Così giriamo per tutto il centro di Praha e corriamo anche il rischio di riprendere l’autostrada. Alla fine troviamo il nostro ingresso. Si trova sulla corsia opposta e non sappiamo come raggiungerlo. E’ tardi sono le 21 e temiamo di trovare chiusa la reception. Con una manovra azzardata, ma ormai inevitabile, con una perfeta inversione a U, ci ritroviamo sull’altra corsia. «Non siamo a Napoli, ma quando ci vo’ …vo’…», commentiamo sul walkie talkie. Attraversiamo la stradina circa mezzo chilometro e sulla nostra destra vediamo i riflessi della sera sulle scure acque del Moldova. Raggiungiamo il nostro camping. La reception è chiusa, ma non il cancello. Entriamo e cerchiamo qualche campanello utile per poter parlare con il titolari del camping. Sulle vetrate notiamo un cartello scritto in un italiano non proprio perfetto: «Se arrivate tardi, sistematevi in una delle nostre piazzole. Domani ci sarà tempo per registrarsi». Non ci facciamo pregare. Entriamo e ci sistemiano in fondo, sul bellismo prato verde smeraldo. Vicino agli attacchi per l’elettricità e ad un camper. Notiamo che nel camping ci sono una decina di camper ed altrettanti roulotte ed al massimo sei o sette tende. I servizi igienici sono catastrofici. Sistemati in un vecchio prefabbricato. Con le porte che si chiudono a stento e le docce a gettoni (cinque corone ogni due minuti). Montiamo le tende a tempo di record ed iniziamo a dare fondo alle nostre scorte alimentari. Monteremo la cucina il giorno dopo. Mangiamo poco prima delle 23, un po’ stanchi, ma anche soddisfatti. C’è un panorama incredibile. Praha di notte è splendida. Davanti a noi la rocca illuminata di Ujseherad e le guglie della chiesa di S. Pietro e S. Paolo. Ci addormentiamo infreddoliti per l’umidità poco prma di mezzanotte.
Leggi ancora...
Aggiungi il nostro feed ai tuoi preferiti oppure leggi le feednews di viaggioadagio.it direttamente sulla tua e-mail







September 3rd, 2006 at 7:00 pm
Se mai riuscirò a ritirare fuori tenda e sacco a pelo giuro che continuerò a servirmi del mio vecchio modulo! Non riuscirei mai a tollerare questi materassini.