Il viaggio e i suoi significati
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Abbiamo “rubato” un brano di un altrettanto interessante articolo di Walter Pasini, direttore del Centro OMS di Medicina del Turismo. Da approfondire. L’articolo ed il sito web.
La vicenda dei viaggiatori spericolati in Niger, così come il fenomeno del turismo di massa o la stessa immigrazione di massa di clandestini dal Nordafrica devono sollecitare a riflettere sugli aspetti psicopatologici del viaggio e sui suoi significati.
Il viaggio ha avuto nel corso della storia dell’umanità innumerevoli significati. Anche oggi esso viene vissuto e interpretato dalle persone in modi completamente diversi.
Può un viaggio rappresentare un’esperienza psicologica favorevole allo sviluppo dell’individuo? Possono la medicina e le competenze possedute dalla psicologia, dalla psichiatria e dalla medicina del turismo aiutare il viaggiatore a crescere sul piano cognitivo ed emozionale attraverso l’esperienza del viaggio?
Per rispondere a queste domande occorre appunto soffermarsi sui principali significati del viaggio.
Una specie migratoria
L’uomo è una specie migratoria. Attraverso le migrazioni dall’Africa verso l’Europa e l’Asia gli ominidi si sono evoluti fino ad arrivare all’homo sapiens.
L’homo erectus (o un suo antenato l’Ergaster, più antico, ma più avanzato evolutivamente) è considerato il primo grande migratore dell’umanità: dalle savane dell’Africa che lo videro vagare oltre un milione di anni fa, arrivò fino all’Asia orientale.
L’attuale turismo di massa (l’Organizzazione Mondiale del Turismo - World Tourism Organization, WTO, riporta oltre 600 milioni di viaggiatori internazionali all’anno) deve avere certamente una spiegazione di carattere antropologico, anche se non ancora sufficientemente studiata.
Nel marzo 1988, il Centro OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per la Medicina del Turismo aveva organizzato a tale scopo la prima Conferenza Europea di Travel Medicine, intitolata appunto Mobility and health: from hominid migration to mass tourism e aperta dall’illustre paleontologo Donald Johanson, lo scopritore di Lucy [reperto di femmina adulta vecchio di almeno 3,2 milioni di anni, scoperto da Johanson nel 1974, assieme a Tom Gray, N.d.R.].
Dal canto suo, John Bowlby, celebre psichiatra, psicanalista e psicopedagogista inglese del Novecento, ritiene che i bambini smettano di piangere quando vengono dondolati a causa di una memoria ancestrale che li riporta a quando venivano portati sulle spalle dai loro antenati lungo i sentieri preistorici. La culla oggi riprodurrebbe quindi i movimenti di quei tempi remoti.
Diventare qualcun altro
Da tempo il viaggiare è un modo di mutare, un metodo per cambiare la propria posizione sociale, sfuggire alla giustizia del proprio Paese per reati commessi o, più nobilmente, acquistare fama per studi archeologici o geologici, o ancora, più semplicemente, trovare un lavoro per sfamare se stessi e la propria famiglia.
La trasformazione dell’individuo sociale nel viaggio, il diventare qualcun altro per mezzo del transito territoriale sono stereotipi letterari e fatti comuni nell’esperienza, dove, ad esempio, un membro del ceto medio con un reddito limitato può decidere di vivere un fine settimana come un nobile o un ricco, scegliendosi alberghi di extralusso e ogni altro genere di comfort.

L’emigrazione come ripartenza, rinnovamento e catarsi è stata descritta da Paolo Mantegazza (1831-1910), medico, antropologo, scrittore e anche grande viaggiatore con le seguenti parole: «In Argentina vi è un grande avvenire per tutti quelli che fra noi nacquero nei bassifondi della povertà o che nel mezzo della vita furono schiantati da una bufera economica o morale. Il cambiar clima guarisce molti mali, così come l’emigrazione purga e guarisce molte nazioni. Povero quel paese che non abbia una terra lontana e quasi sua, dove possano trapiantarsi i violenti e gli impazienti, dove possano errare le comete della società civile, dove possano guarirvi gli ammalati nel sangue e nel cervello. Quando l’emigrazione non è fuga, né vendetta sociale, né fame è un divellente che mantiene vigoroso ed agile l’organismo delle nazioni e l’Italia può trovare in nessun luogo terreno più opportuno ai suoi emigranti quanto nel Rio de La Plata. La bellezza del clima, le vive simpatie degli argentini per noi, le lunghe tradizioni di più secoli ci hanno chiamato in quelle terre benedette dal genio di Colombo».
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