A dire il vero io ultimamente viaggio così adagio che ancora non sono arrivata neanche in giardino.
Non che ai lettori di questo blog possano poi interessare i miei spostamenti per l’appartamento domestico, ma magari qualche considerazione sulla mentalità del viaggiatore potrebbe aiutare me a comprendere come si possa girare il mondo rimanendo sempre a casa.
Pensavo ieri, tornando dalla natia Romagna del conte mio consorte, che il fondo di verità sul vecchio detto “moglie e buoi dei paesi tuoi”, è rappresentato dall’impossibilità di molti di viaggiare pur viaggiando. Non che io sia mai stata una grande viaggiatrice (vincoli, lacciuoli, animali e pigrizia congenita mi hanno sempre impedito di affrontare il mondo come affronto la vita) ma in ogni luogo in cui mi sia recata, dal vicino paese per la fiera dello gnocco fritto a luoghi più lontani e misteriosi, ciò che mi ha sempre attirato di più sono stati gli usi e i costumi della popolazione indigena.
Per questo ho mangiato polpette marce di fronte ad una danzatrice del ventre in Turchia e arance già sbucciate da bambini appostati agli incroci in Messico e per questo ho lasciato che a Londra i mi scambiassero per un’inglese e Siviglia che mi trascinassero a mangiar lumache alle undici di sera.
Lo so, si è fatto tante volte un gran dire di chi viaggia per il mondo cercando gli spaghetti al pomodoro o il riposo di un villaggio turistico in Bolivia, ma oltre a questo modo di viaggiare con il paraocchi, ve ne è un altro forse ancor più provinciale che riporta sempre il viaggiatore al proprio paese di origine pur lasciandolo ramingo per il mondo. Pensavo insomma ai viaggiatori precari a quelli che di ogni luogo conoscono ogni angolo e ogni usanza ma che nel loro viaggio non riescono mai a sentirsi a casa.
E pensavo alla tranquillità di un compagno di viaggio nella vita che parta dalle stesse solide radici nelle quali ci sentiamo trapiantati. Pensavo a quanto sia più semplice partire da una base comune, da una cultura comune, da un ambiente e un contesto comune e pensavo a quanto questo provincialismo dell’animo, conduca infine a rendere difficoltosa l’integrazione con altri popoli.
Pensavo razzismo latente a quello la cui incapacità di integrare gli altri, passa prima di tutto dall’incapacità di integrare se stessi.
Pensavo che prima o poi almeno quel giardino bisogna che lo raggiunga….
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April 20th, 2006 at 11:24 am
In quattro parole hai sintetizzato un discorso complicatissimo.
Perché uno viaggia o dovrebbe viaggiare? Ne vale la pena?
Almeno l’ho interpretato così.
Io, per esempio, sono uno pigrissimo. Mi piace la casa. Mi piacciono le mie cose. Mi piacciono i miei ritmi e non trovo questa enorme attrazione per le persone in quanto categoria di gente, diversa o simile a me che sia.
Però mi piacciono le culture diverse dalla mia, le usanze diverse dalla mia, i luoghi che non ho visto, le loro storie, gli aneddoti e tutto ciò che non conosco.
Non cambierei mai la parmigiana che fa mia madre con nessun altro cibo esotico, né -duro da ammettere- l’Italia con nessun altro Paese.
Non sono razzista, ma non vivrei mai in un Paese teocratico. Né potrei vivere negli Stati Uniti, ad esempio.
Questo non m’impedisce di provare curiosità. A volte diventa una sete inesauribile di vedere e di sapere.
E allora credo che valga la pena superare il giardino, non per superare il proprio provincialismo, non per rinunciare alle proprie radici, ma per comprendere quelle degli altri.
Personalmente questo non mi aiuterà mai ad amare la gente in senso lato.
Forse a comprendere meglio un uomo diverso da me sì, però. E a fare uno sforzo in più per vedere se vale la pena accettarlo così com’é.
Ciao Viss!

April 20th, 2006 at 12:19 pm
Io morirò senza aver superato l’Oceano. Mi è già dura superare i confini italici. Quando l’ho fatto, in aereo, non ho rotto le scatole, ma non mi va di farlo. Pigrizia, ansia… vabbè me le tengo per me. Viaggio pochissimo, ma quando viaggio preferisco fermarmi in un posto più del dovuto e cercare di far parte, fare anche piccola parte di quel pezzo di mondo in cui mi trovo al momento. Mi aiuta a sentire meno il peso del viaggio. bentornata signora Viscontessa :)Gabriella
April 20th, 2006 at 12:48 pm
Viaggiare è bello per conoscere. Senza per questo dimenticarsi del proprio essere (e della parmigiana di mamma). Per me il viaggio è proprio curiosità di vedere, capire, conoscere.
April 21st, 2006 at 9:46 am
Scusate il ritafo con cui rispondo e con cui vi ringrazio per il bentornato ma talvolta, nei miei frequenti viaggi nei negozi di scarpe, perdo la bussola e impiego giorni per uscirne:-)Ecco, comunque quello che volevo aggiungere è che mi pare che tutto sommato, leggendo i vostri commenti, la sindrome del "oddio ho chiuso il rubinetto del gas!?!" sia un una sindrme piuttosto comune che secondo me finisce comunque per essere un handicap.La parmigiana della mamma è una sorta di cordone ombelicale che non si riesce mai a recidere…o sbaglio?
April 21st, 2006 at 10:31 am
Signora Viscontessa lasciamo perdere laparmigiana di mammà. Qui si mangia parmigiana solo quando arrivail fratellino. Io povera aiuto sguattera non ho diritto :(
April 21st, 2006 at 10:33 am
Mi sembra di sentire mia sorella e la sua sindrome da vittimismo-da-vicinanza-a-mammà!!
April 21st, 2006 at 10:45 am
Chissà perché è una sindrome che colpisce solo le sorelle! io ho lanciato il sondaggio per l’eliminazione fisica di mstec…attendo conferme prima di procedere, perché sono democratica io :p
April 21st, 2006 at 12:07 pm
Mariano è pigrissimo solo perchè c’ha un catorcio di moto, vero Max?
April 21st, 2006 at 12:09 pm
I provocatori, ancorché di nobile stirpe, saranno "bannati" senza pietà!!!
April 21st, 2006 at 12:27 pm
Il post è interessantissimo. Ed anche la discussione. A parte la parmigiana di mammà (sospese anche le ferie di Gabry). Io amo viaggiare. Ma non per il gusto di farlo. Mi piace conoscere tutto dei luoghi che visito. E poco importa se dietro l’angolo di casa o oltre oceano. Poi, ci sono le emozionii, i colori, gli odori, le storie e le tradizioni. E perchè no, la cucina e i vini. Voglio dire che il viaggio inizia mentalmente. Conoscendo la storia dei luoghi, dei popoli e gli usi. E poi ci sono tante storie da raccontare… Anche nei negozi dove si fa shopping. Per intenderci.
April 21st, 2006 at 12:50 pm
A me i provocatori piacciono assai :PBrù, il tuo viaggioadagio potrebbe concludersi presto eh :P
April 21st, 2006 at 3:11 pm
A me bannato non me lo ha mai detto nessuno.
Considerati sfidato a duello.
April 21st, 2006 at 8:18 pm
Se posso scegliere le armi opterei per un bucatino alla carbonara ed una boccia di chianti classico!
April 21st, 2006 at 8:44 pm
Che coraggioso che è fratimo
April 22nd, 2006 at 7:48 am
Conte,mi meraviglio che ancora rivolgi la parola a chi parlando di cilindri deve usare il singolare !!Quanto alla Bulgara…goditi le non-ferie, mal che vada Mariano può portarti un po’ di parmigiana al lavoro !