Ora non è che uno voglia mettersi sullo stesso piano di Ernest Hemingway o di Bruce Chatwin e compagnia cantando, ma io ho sempre trovato utile e -non lo nascondo- accattivante portare appresso un taccuino quando sono in viaggio. Per la verità ho sempre avuto la pessima abitudine di tenere un diario fin da quando combattevo con i brufoli. Pessima perché, ne sono sicuro, in famiglia ci si sono divertiti in molti a leggerlo. Pessima perché, come a volte mi capita, risfogliare vecchi diari non è sempre un’operazione indolore. Ma non divaghiamo. Trovo utile il taccuino perché, anche ad essere dotati di una memoria da pachiderma, non sempre si possono ricordare i nomi dei luoghi, delle persone, degli eventi e di tutti gli altri particolari sui quali il bravo viandante inciampa durante le sue tappe. A distanza di tempo –a me bastano poche settimane– diventa una faccenda quasi impossibile, così che un viaggio nel posto XY finisce per sbiadirsi sempre di più nei ricordi e ci si ritrova a ricordarlo con un semplice “è stato bello, fa-vo-lo-so, interessante, entusiasmante, fico, indimenticabile”. Oppure “pessimo, vergognosamente organizzato, rivoltante, estenuante, da scordare, “. Una serie di aggettivi che, da soli, non dicono nulla. Beh, non è proprio così. Ci sono le foto a raccontarci qualcosa e a rinfrescarci la memoria e, in genere, un viaggio si colloca fra i due estremi descritti. Però qualche nota volante, se non proprio una descrizione puntigliosa di luoghi e sensazioni, può essere utilissima per buttare giù qualcosa di più dettagliato al rientro. Così, da vecchi centenari, potrete prendervi il gusto di scrivere le vostre memorie di viaggio per la gioia della posterità. Insomma, a me piace tanto scrivere e avere sempre la penna e il taccuino a portata di mano. Quando sono in viaggio ho il mio sistema e ve lo illustro in due parole, anche se non necessariamente tutti potranno trovarcisi bene: quando sono in viaggio uso il taccuino a metà. Non è che lo spacchi in due, assolutamente no. Lo uso a metà nel senso che sulle pagine di sinistra butto giù annotazioni molto stringate su luoghi e attività; su quelle di destra tengo il diario e scrivo con più calma quello che mi passa per la testa. In questo modo non ci sono continue interruzioni fra una cosa e l’altra, posso permettermi la pigrizia di scrivere le mie impressioni di viaggio anche non necessariamente lo stesso giorno in cui le ho maturate e so perfettamente dove andare a cercare le cose. Lo so che gli amanti dell’ordine la troveranno una cosa assolutamente geniale e tutti gli altri una pura idiozia, ma io faccio così e ve lo dico. Voi fate un po’ come vi pare, ma prendete nota. E’ divertente. E a distanza di tempo vi farà sorridere…o sentire molto stupidi!
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September 1st, 2005 at 3:57 pm
Hola! Eccomi approdata felicemente e senza strappi, con dolcezza col veliero in queste acque amiche!
Bella iniziativa, Falco!
Domani faccio breve viaggio e torno dom sera.
A proposito di note scritte, io purtroppo dimentico sempre di portrmi un block con me. Ne ho una collezione bellissima a casa. pèroprio oggi ne vedevo uno color arancio, nel cassetto, regalo di un amico-collega archeologo. Mi sono detta: ah ecco, domani lo porto con me.
E adesso, venire qui a leggeri, mi convincerà a non perdermi nulla…
Baci dalla Vs. Missy.
September 1st, 2005 at 4:05 pm
Benvenuta Missy.
Davvero grazie per essere qui anche tu.
Aspettiamo i tuoi post di arte e Sicilia. Registrati, mi raccomando!
Missy è su http://www.missy.splinder.com
September 1st, 2005 at 8:25 pm
Non ti sentire originale! Io faccio così dal mio primo viaggio in Austria niente di meno che nel lontanissimo 1989! E devo dire che nel rileggere i vecchi quaderni a volte mi capita di sentirmi stupida… ma in genere serve a far riaffiorare i ricordi!
September 2nd, 2005 at 11:05 am
Nuvola….ammazza quanto sei vecchia!!!
:P
Ma tu cosa scrivi sul taccuino? Note volanti o impressioni?
Perché io trovo divertentissimo andare a rileggere le note volanti a distanza di anni. Quasi incomprensibili.
September 2nd, 2005 at 11:09 am
io per evitare che QUALCUNO leggesse le mie note volanti avevo addirittura inventato una sorta di stenografia. Ovviamente dopo un mesetto buttavo tutto: troppo difficile da interpretare e, per precauzione, non avevo redatto una stele di Rosetta. Sigh!
Gabriella
September 2nd, 2005 at 11:27 am
Mariano, dipende dai giorni… da come mi sento e dal tempo che ho. Ma cerco sempre di dare un senso logico ai pensieri in modo da potermeli ritrovare. Una cosa… io sarò vecchia ma “qualcuno” mi dice che tu sei anche più “anziano” di me…
September 2nd, 2005 at 11:30 am
Gabriella… la stenografia è molto utile! sapessi quante rogne mi ha evitato da ragazzina! E anche adesso al lavoro.. faccio prima a stenografare per prendere appunti! Merito di mamma e papà che mi hanno costretto a fare ragioneria! Delle materie specifiche di indirizzo è l’unica che realmente mi è servita a qualcosa! Ho ancora il libro con l’alfabeto e le regole da qualche parte… te lo mando!