I B&b e il manuale dell’ospite imperfetto/4

Appunti di viaggio
di Brugue Add comments

Anni fa mi fermai in un B&b norvegese. Ci trovavamo ad Oslo. In un appartamento, proprio al centro dell’affascinante capitale norvegese. Ci ospitava una famiglia tipica nordica. Simpatica. Eravamo studenti. Pochi soldi in tasca e lo zaino sulle spalle. Giravamo a piedi per risparmiare e qualche volta con i mezzi pubblici. In quella località trovammo economicamente vantaggiosa la soluzione consigliata dall’ufficio turistico per pernottare. Letto e colazione e soprattutto la possibilità di girare in lungo e in largo la città. Mi sono rimasti impressi due episodi di quella lunga permanenza. Il padrone di casa era un tipo un po’ burbero. Molto alto, come tutti i norvegesi, e stempiato. Parlava un inglese un po’ stentato. Al contrario la moglie, una vera donna cannone, aveva capelli biondi, lunghi, parlava molto. Troppo. E dal modo come si muoveva, sembrava proprio una attrice in pensione. Conosceva un po’ d’italiano. Anzi, napoletano. Così, quando la mattina ci servì una colazione a base di aringa affumicata, uova ed ovviamente un po’ di Thè, marmellata, burro e biscotti tipici, cominciò a parlare dell’Italia. Scoprì presto la nostra città d’origine, Avellino. Fu un disastro quando si rese conto che era una cittadina a pochi chilometri dalla sua città preferita. Ci parlò di Napoli e di un ragazzo che le aveva fatto perdere la testa. Una storia inverosimile. Col marito che ci guardava e non capiva niente. Cominciò anche a cantare quella che lei definiva una serenata ed era un insolito lamento che somigliava a o’ surdato innamorato. Ci guardammo negli occhi e la nostra colazione finì ben presto con saluti fin troppo calorosi della donna e con il marito, burbero come mai, che ci guardava con sospetto. Il secondo episodio fu la classica goccia che fece traboccare il vaso. Nella stanza dove eravamo sistemati c’erano quattro letti, un tavolo e tre sedie. La sera si tornava tardi. Eravamo stanchi per i nostri giri pedonali. Poco lucidi, ma sempre animati da uno spirito libero, gettavamo disordinati i nostri vestiti dove capitava. Uno dei miei compagni di viaggio, eravamo in quattro, sistemò jeans e maglietta sopra uno strano aggeggio che usciva dal muro… Aveva trovato un sistema insolito e comodo di appendere gli abiti. Ci svegliammo la mattina, praticamente all’alba, con il padrone di casa che indossava un originalissimo e buffo pigiama a righe che urlava come un pazzo. Era accompagnato da uno strano signore in uniforme. Probabilmente un vigile del fuoco norvegese. Dalla nostra stanza usciva un po’ di fumo. Jeans e maglietta di Paolo non presero fuoco. Ma erano decisamente bruciacchiati. Il nostro amico le aveva appese su una sorta di stufa norvegese. Altro che appendiabiti. I titolari dell’anomalo B&b l’accendevano la sera. Per noi era inimmaginabile. Ci trovavamo nel mese di luglio. Ma la notte era rigida come l’autunno. Così, dai resti dei vestiti di Paolo si sprigionavano rivoli di fumo, ma soprattutto l’odore acre di bruciato. La nostra stanza era abbastanza grande. Non corremmo pericoli seri. Ma al padrone di casa non faceva piacere. Soprattutto perché erano stati svegliati all’improvviso dai vigili del fuoco avvertiti dai condomini del palazzo. Comprendemmo che era giunto il momento di salutare la simpatica famiglia norvegese. Lui, decisamente contento, lei con gli occhi luccicanti e noi con lo sguardo a terra… ma solo per resistere all’insana voglia di ridere come dei pazzi. Gli ospiti dei B&b sono sempre sorprendenti. Turisti imperfetti o semplicemente originali. Al B&b di Avellino ci è capitato spesso di ospitare attori, cantanti e registi. Così abbiamo conosciuto una simpatica coppia di artisti del Piccolo Teatro di Milano. Giramondi e soprattutto refrattari agli alberghi. Lei, la splendida serva di Arlecchino, lui, un originale musicista che apriva e chiudeva le scene più importanti della famosa rappresentazione (Arlecchino servo dei due padroni) accompagnandole con la tromba. Ospiti simpatici e particolari. Ogni mattina il musicista ripeteva con la tromba, il suo pezzo forte, la marcetta. “Posso provarla in campagna?” “Certo, qual è il problema… Può farlo anche in casa…” Non mi rendevo conto di quel che dicevo. Tanto che il musicista non mi rispose proprio ed uscì con la sua tromba per inoltrarsi nella nostra campagna. Ci troviamo su una collinetta. Sul fianco si estende la nostra terra. Ci sono distese di viti, castagneti e nocelleti con dei piccoli sentieri che attraversano i campi coltivati. Dopo qualche minuto cominciai a sentire la marcetta. Solo la tromba ti può dare certe emozioni. Ma è difficile spiegare come possa diffondersi così bene per tutta la valle. L’esibizione campagnola durò quasi venti minuti. Ed alla fine una piccola folla di curiosi si fermò all’ingresso della nostra abitazione. Erano i vicini che chiedevano spiegazioni. Qualcuno cominciò a parlare di extraterrestri, altri erano pronti a chiamare la polizia. Ho temuto di ritrovarmi l’esercito in campagna. Quando tornò il pifferaio magico si ritrovò tra trattori e persone col forcone pronti a difendersi. Solo un diavolo poteva girare per le campagne irpine e suonare così bene la tromba. Non ricordo con precisione quello che pensai in quel momento. Ma temevo che anche l’attrice volesse provare qualche passo di danza o ripetere le scene in campagna. A chi avrebbe chiesto di fare l’Arlecchino? (4-continua)

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