Grassano e i suoi “cinti”

Cinti.jpg La valle del Basento e quella del Bilioso sono separate dall’ampia collina su cui è arrampicata la cittadina di Grassano (Placemark di Google Earth). La posizione dominante e il fatto di essere un luogo di passaggio quasi obbligato spiegano perché i Giovanniti, conosciuti comunemente come Cavalieri di Malta, scelsero questo posto per fondarvi un borgo. Furono infatti i Cavalieri gerosolimitani, a partire dalla seconda metà del ’400, a ingrandire e modernizzare Grassano salvandolo dal declino causato dalla crisi demografica che aveva colpito il meridione della Penisola e rendendolo invece per secoli una delle Commende più ricche della Lucania. Le tracce di questa presenza secolare sono numerose: sulla cima dell’abitato sono ancora visibili parte delle imponenti fortificazioni del Palazzo Commendale ed
Palmento.jpg il labirinto di viuzze che anticamente lo circondavano. Ma è ai piedi dei resti dell’antico Castello, lungo uno stretto sentiero sterrato, che  si trova la testimonianza più viva e impressionante dell’antichissima storia di Grassano, i famosi “cinti”. Si tratta di antiche cantine scavate nella roccia che custodiscono interessanti palmenti decorati da bassorilievi ed alcune antiche “neviere” che servivano a raccogliere e custodire la neve. Percorrendo questo ripido sentiero si costeggia da un lato una profonda scarpata e dall’altro lato una ripida parete che costituisce un libro aperto sulla storia geologica della valle, costituita com’è dalla sovrapposizione di strati conglomeratici e sabbie di circa 1-2 milioni di anni fa. I primi sono formati da ciottoli di varie dimensioni e colori, cementati da una matrice, mentre nelle sabbie giallo-rosse si trovano numerose conchiglie tipiche di un ambiente infralitorale. È in questa parete che sono stati scavati i cinti, circondati da una rigogliosa vegetazione incastrata tra giganteschi macigni e profonde spaccature nel terreno. Il risultato sono gli impressionanti scenari descritti da Carlo Levi nel “Cristo si è fermato ad Eboli” (si è come in mezzo a un
Cinti1.jpg mare di terra biancastra, monotona e senz’alberi. [...] Paesi lontanissimi appaiono da ogni parte, come vele sperdute su questo mare
), scenari che oggi sono purtroppo preda dell’incuria e dell’abbandono. È uno spettacolo tuttavia incredibilmente suggestivo in cui si incrociano una natura selvaggia e incantevole, una storia di Cavalieri e di briganti e numerose leggende come quella del “monachicchio”, un folletto che proteggerebbe i bambini e che gli abitanti sperano possa oggi proteggere il loro prezioso patrimonio storico e naturalistico dal degrado.

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