“Madame ha gradito?” “E lei monsieur?” Tutto era cominciato tre ore prima: autostrada Serenissima, ore 12:45: 36 gradi la temperatura dell’aria, 75 quella dell’asfalto. La moto é un forno. Veniamo dal fresco dell’alta Val Brembana e decidiamo di abbandonare quell’inferno di asfalto colante e di chiedere a Katiusha (il nostro ormai famoso navigatore satellitare) di indicarci la via per Modena evitando l’autostrada. L’idea é poi quella di fermarci in una trattoria tipica, magari sotto il fresco di un pergolato, strada facendo. Katiusha smette il muso che sempre la caratterizza quando la Viscontessa viaggia con me: c’é antipatia fra le due, forse anche un pizzico di gelosia; fatto è che quando la Viscontessa ci accompagna Katiusha fa i dispetti: consiglia di fare inversione ad “U” in piena autostrada, indica di girare a destra per un improbabile sentiero sterrato quando la via giusta é chiaramente quella asfaltata sulla sinistra, e quando si accorge che non le diamo ascolto (sfido) mette un muso lungo così, comunica stizzita che la ricezione del satellite é interrotta e si chiude in un fragoroso mutismo. Katiusha, dopo averci chiesto di tacere e non seccarla perché sta calcolando, ci indica la strada. Rinfrancati dal suo apparente buon umore ci azzardiamo a chiederle di indicarci anche un ristorante in zona e la maligna ci consiglia qualcosa di veramente adatto a quarantacinque minuti di distanza: località Canneto sull’Olio. “Ottimo” cinguetta la Viscontessa, “arriveremo proprio all’ora giusta”: i signori, si sa, amano pranzare tardi. “Tu pensi sempre male di lei, ma é veramente efficiente” osservo io, sollevato. E partiamo. Katiusha ci guida sicura fra filari di olmi e campi di mais, non fa dispetti, sembra tranquilla, e dopo 45 minuti spaccati ci indica di entrare in un cancello alla nostra sinistra. Il luogo é splendido, l’insegna “Dal Pescatore” ha per me qualcosa di familiare, ma sul momento non realizzo. Ma é un attimo. Realizzo invece appena il proprietario si fà sorridente sulla porta seguito da due camerieri in smoking; realizzo - eccome - appena entriamo nella sala da appena trenta coperti dove grandi tavoli circolari che alla trattoria della Sora Rosa ospiterebbero comodamente otto persone qui ne accolgono solo due; realizzo osservando l’arredamento raffinato, il tappeto cinese 9 x 9 e le poltrone imbottite (tessuto rigorosamente in tinta con l’incausto delle pareti e con le decorazioni dei piatti) e, soprattutto, realizzo quando, dopo che tre camerieri ci hanno accompagnati al tavolo, arriva il maitre con il Menù. E relativi prezzi. Insomma realizzo che la delinquente ci ha portati “Dal Pescatore”, il ristorante che ormai da vari anni in ogni guida enogastronomica che si rispetti occupa indiscutibilmente il primo posto assoluto fra i ristoranti italiani : il meglio del meglio. Naturalmente, come in ogni ristorante di questo tipo, la copia del menù consegnata alle signore non porta la volgare indicazione dei prezzi. La Viscontessa, che come tutte le vere signore ha una acquisita predisposizione per queste cose, una naturale inclinazione, direi (loro, vere signore ci nascono: non c’é nulla da fare) inizia a ordinare e, disinvoltamente, sceglie in ogni categoria di portate quella che ha il costo maggiore. E Dal Pescatore, quando si dice “costo maggiore”, si intende proprio quel costo prima di affrontare il quale uno telefona al direttore della banca per farsi aggiornare sulla situazione del fido del suo conto corrente. E va avanti imperterrita, senza sbagliare un colpo che é uno. Inizia con un antipastino da oltre 50 euro e continua di quel passo, con le dovute proporzioni, fino al dessert. Il maitre sottolinea ogni scelta con discreti gridolini e con compiaciuti sorrisi, inclinando leggermente il capo sulla spalla con manifesti segni di approvazione e, visto che madame se ne intende, di sua iniziativa intervalla le portate con vini adatti alla circostanza: “con questo fois grasse ero certo che madame avrebbe gradito l’abbinamento di questo vino francese nel quale é stato appunto rosolato a fuoco lentissimo e così mi sono permesso…..” annuncia giulivo portando la bottiglia come il Corpus Domini e reggendola come una reliquia. Trattengo l’istinto di inginocchiarmi. Anche perché con il procedere dell’ordinazione io mi son fatto sempre più paonazzo: “il signore mi sembra visibilmente accaldato” garrisce il maligno officiante, scambiando per colpo di sole il mio incipiente colpo al cuore. Fra una portata e l’altra il proprietario viene al tavolo a conversare amabilmente della sua passione per la moto e di quando quel tal barone tedesco venne fin dalla Germania in sella a una Zundapp per pranzare al suo ristorante. Alla fine, dopo averci fatto gentile omaggio di libri di cucina e di guide enogastronomiche assortite, ci presenta il conto. Come una formalità di secondaria importanza. La Viscontessa distoglie lo sguardo quasi seccata: lor signori non si curano di certe volgari quisquiglie. “A la prochene fois” ci saluta sull’uscio con un accenno di amabile inchino. “Ci conti”, rispondo. “Col c***o”, penso. Risaliamo in moto. Madame é visibilmente soddisfatta. Io ho voglia di piangere. Katiusha sembra sorridere beffarda
Leggi ancora...
Aggiungi il nostro feed ai tuoi preferiti oppure leggi le feednews di viaggioadagio.it direttamente sulla tua e-mail







October 14th, 2005 at 2:30 pm
Evviva!!!
Sono stra-felice!
Un altro motociclista. Finalmente!
Una sola domanda: alla fine ti sei liberato di Katiusha o di Viscontessa?
October 14th, 2005 at 2:59 pm
Benvenuto signor Conte!!!
non ci faccia caso, il plebeo di sopra è mio fratello. Si dice motociclista di genere BMW, ma è un pivellino. Gli dia qualche lesson (ai spik inglish, ai em an internascionall blogstar, tzè)
:D
October 14th, 2005 at 3:26 pm
Detto fra noi mi sarei liberato tranquillamente della Viscontessa anche perchè a lei di venire in moto com me importa assai poco: il che per un motociclista è un po’ frustrante.
Ma, come si fa: tengo famiglia. Me le sono quindi tenute entrambe cercando di mediare fra le rispettive gelosie.
Ah le donne…
October 14th, 2005 at 3:35 pm
Grazie del benvenuto signora administrator. Intravedo dal template del blog del plebeo che trattasi di motociclista dotato di moto BMW 650: ottima moto. Certo che Dal pescatore gliela avrebbero fatta parcheggiare…….sul retro :-))
October 14th, 2005 at 3:39 pm
Contevico…non cominciamo polemiche sulle moto eh!
Credo non mi avrebbero nemmeno fatto entrare. Il che è meglio!
:P
October 14th, 2005 at 3:44 pm
Magari non avessero fatto entrare nemmeno me !!!
October 14th, 2005 at 4:08 pm
Contevico se spulcia in queste pagine troverà un post del fratello sulle moto. Lui raconta la prima parte, io, nei commenti, la seconda.
Io non ho nulla contro le moto, anzi… a 14 anni mi fidanzai con una moto, guidata da uno che non mi ricordo. Ma la moto la ricordo.
Solo che l’ultima volta che sono andata in moto con mio fratello, lui ha avuto il coraggio di prestarmi per casco un elmetto militare con tanto di tela mimetica. E il nostro non era un tour fuoristrada, ma molto cittadino!
Ma lo scandalo non è tanto nella proposta di indossare l’elmetto militare con tela mimetica, quanto nella mia entusiastica accettazione del copricapo.
sgrunt! un giorno mi pagherà anche questa (per la verità gli feci spendere un capitale in un bar per uno spuntino ghghghg)
October 14th, 2005 at 5:26 pm
Gabriella, esistono foto di quel giorno??? Sarei felicissima di vederle… ma forse le devo chiedere a Mariano…
October 15th, 2005 at 3:34 pm
Mi piacerebbe sapere il totale (dei cinquanta più cinquanta più cinquanta più…..) tanto per avere un punto di confronto con le pizzerie e ristoranti locali che frequento signor Conte. Lei c’è capitato per caso, io invece un po’ di tempo fa andai apposta a Sant’Agata sui Due Golfi nell”unico ristorante che, da Firenze in giù, sulle guide sta nelle posizioni di iimmediato rincalzo. Non mi colpì tanto il prezzo (un pochino più di una anonima trattoria) ma il fatto che all’uscita per l’unica volta nella sua vita la mia accompagnatrice, mia moglie (scarsi 45 kg di peso, non grande mangiatrice) se ne uscì con un “Ho ancora fame”. Di quel viaggio tengo conservata come una reliquia una grappa di Greco di Tufo. Mica andrà a male o saprà di tappo col passare del tempo? Luigi
October 15th, 2005 at 5:29 pm
Il totale sarebbe stato circa di €. 250,00=.
A cranio.
Ma siccome, al momento della distribuzione di guide enogastronomiche il Santini seppe che un cognato di una delle mie precedenti mogli era un suo collega (un altro di quei posticini da 200 euro a pasto) mi fece un magnanimo sconto. Anche tu però a Sant’Agata dei due Golfi non è che sei capitato proprio in una trattoria: più o meno siamo nella categoria de Il Pescatore di Canneto sull’Olio.
Le grappe, specialmente quando sono reliquiate, non dovrebbero andare mai a male. Almeno credo.
October 15th, 2005 at 7:05 pm
Don Alfonso è famoso. Assieme ai polli da lui allevati spenna pure i clienti :-))
E resti pure affamato.
October 15th, 2005 at 7:11 pm
Ragassuoli…io mi sarei dovuto vendere la motocicletta. Meno male che non ho la navigatrice satellitare!