“Ma cossa sarà mai ’sto hellouìn ?” … “ara, mi no eo so vecia, roba moderna credo”. È uno dei tanti dialoghi che si sentono in giro per Venezia nel giorno di Helloween e in quelli che immediatamente lo precedono mentre le vecchie signore guardano i bambini mascherati da streghe e da folletti che corrono per calli e campielli. Se cerchi di spiegarglielo i loro visi si illuminano, “ma eora xe San Martin !”.
Già. Ben prima che l’esterofilia più trendy importasse nel Belpaese questo evento tipicamente anglosassone, in Laguna si celebrava da secoli una festa molto simile che ogni anno cade l’11 novembre, il giorno di San Martino. Questi, narra la leggenda, era il figlio cadetto di un Ufficiale della Guardia Romana in Pannonia che, “folgorato sulla via di Damasco”, aveva deciso di donare ogni cosa ai poveri arrivando perfino a tagliare con la spada il proprio mantello per offrirne metà a un vagabondo incontrato sul cammino. Questo è il motivo per cui a Venezia, dall’inizio di novembre e fino a metà del mese, le vetrine dei fornai e delle pasticcerie sono piene zeppe dei dolci che i Veneziani chiamano familiarmente “San Martin”: si tratta di un biscotto di pasta frolla a forma di cavaliere –con tanto di spada e mantello tagliato- variamente decorato di coloratissimo zucchero glassato e cioccolato fuso
. In molte famiglie la tradizione vuole che la “base” venga fatta in casa mentre alla fantasia dei bambini viene lasciata la guarnitura del cavallo, di San Martino e della sua spada ma … guai a mangiarlo prima del giorno fatidico !!
Dolce a parte, il motivo per cui i bambini urlanti ricordano alle vecchiette l’11 novembre è il fatto che l’usanza vuole che quel pomeriggio i più piccoli, armati di cucchiai e pentole,
entrino sferragliando e spignattando nei negozi cantando a squarciagola una filastrocca: “San Martin xe andà in sofita … a trovar so nona Rita … nona Rita no ghe gera … l’xe cascà col cueo per tera … e col nostro sachetin … viva viva San Martin”. A questo punto ci si aspetta che il commerciante, esasperato e assordato, si liberi dei giovani ospiti con qualche monetina. Eh sì, la mentalità commerciante e mercantile dei Veneziani non si tradisce nemmeno nei più piccoli: non si accontentano del “dolcetto o scherzetto” di Helloween, ma puntano al “vil denaro”. A essere onesti, ricordo che da piccolo ben poche di quelle monete arrivavano a casa, la maggior parte finiva appunto in dolciumi vari … come volevasi dimostrare ! Adesso purtroppo questa bella tradizione veneziana va scomparendo, sostituita da zucche, streghette e folletti che fanno sollevare con disapprovazione il sopracciglio al vecchio edicolante … “a mi ‘ste robe forèste miga me piaxe !”.
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November 2nd, 2005 at 2:07 pm
In Romagna, quando io ero piccolo - e quindi tanti tanti anni or sono - era per l’Epifania che i bambini abbigliati come befanotti andavano di bottega in bottega a cantare una filastrocca (”siam venuti anche quest’anno a cantar l’epifania….”, eccetera) e a far questua di spiccioli.
Ovviamente è inutile dirti che - come capita a quasi tutti i vecchi - preferivo quelle espressioni di cultura contadina locale a queste feste di importazione, assolutamente estranee alla nostra cultura e alle nostre tradizioni. Ma so già che è una battaglia persa, per cui mi adeguo.
November 2nd, 2005 at 2:47 pm
Le feste di importazione perdono ogni significato se scimmiottate come halloween da noi. Ma mantenere vive, anche attraverso dei racconti come questo (bellissimo)le nostre tradizioni sarebbe molto importante. Davvero fortunati i bamibini veneziani con il loro San Martino!
November 2nd, 2005 at 2:59 pm
Non so se “la battaglia sia (già) persa” ma so che sarebbe un peccato.Scherzando a volte dico che ogni occasione è buona per far festa ma,in ogni caso, non accetterei mai di “barattare” le mie feste per altre di cui non so nulla e che con me c’entrano poco.
Vero Chiara…i bambini veneziani sono fortunati !!
November 2nd, 2005 at 6:20 pm
‘Sta faccenda di Halloween mi ricorda tanto quella di San Valentino. E basta.
A ognuno le sue feste. Tanto più che qualcuno i ragazzini li ha impallinati.
Detto fra i denti, un’esagerazione che si commenta da sé. Però talvolta i ragazzini si comportano da veri rompiballe!
November 2nd, 2005 at 6:39 pm
Beh,devo dire che nei miei -ahimè,lontani- ricordi di San Martino,qualche commerciante scorbutico mi torna alla mente ma…nessuno mi ha mai sparato dietro,per quello avrei dovuto aspettare posti e persone diverse!!
Concordo con CR42Falco,a ognuno le proprie feste anche perchè non mi vedo proprio un bimbo londinese che se ne va in giro a cantare “San Martin xe andà in sofita….”!!
November 3rd, 2005 at 5:14 pm
Halloween era una antica festa irlandese, importata dai migranti negli USA. Ma poichè gli americani danno il megafono a tutto, nel regno unito quasi non se ne parla piu’ e tutti pensano che sia americana. Resta che davvero è estranea per noi.
November 3rd, 2005 at 5:32 pm
Allora facciamo così, boicottiamo tutti il prossimo Helloween e vi aspetto a Venezia: pentole e cucchiai li fornisco io come pure il testo della filastrocca, la voce ce la mettete voi e si gira per negozi!!