Queo ? … ma xe un ciosoto ! Girando per Venezia si sentono spesso e volentieri frasi come queste rivolte “ai danni di” Chioggia (Placemark di Google Earth). Ammettiamolo, tra i Lagunari c’è un certo complesso di superiorità nei confronti di una cittadina che pur ha origini antichissime e prestigiose. La leggenda vuole addirittura che sia stato Clodio, uno dei compagni di Enea in fuga da Troia, a fondarla ma gli storici parlano piuttosto di un insediamento romano. Plinio il Vecchio la citava infatti come una “mansione”, un luogo di transito per chi si recava a Venezia, città alla quale sia durante che dopo i fasti della Serenissima è rimasta sempre “soggiogata”. Chioggia è collocata in una posizione particolarissima, a cavallo tra la Laguna e il mare aperto da cui è
divisa da una lunga striscia di arenile, il lido di Sottomarina, un paradiso per le frotte di Tedeschi che “calano” ogni estate. Questa peculiarità crea tutto intorno alla città un gioco di colori sempre sorprendente, fatto di mille tonalità che si riescono ad apprezzare sin da quando si imbocca il lungo ponte a 43 arcate che la unisce alla terraferma. A questa suggestione visiva si accompagna l’odore del mare, fortissimo e frizzante, che attraversa e caratterizza i canali e le piazze e le calli che le attraversano. Il vero cuore della città, il centro in cui pulsa la vita economica, commerciale e sociale di Chioggia è Corso del Popolo, una sorta di piazza allungata che unisce col suo interminabile porticato di ponente il molo di Vigo, dominato dalla sua celebre colonna, alla porta di Santa Maria che dà sulla terraferma. Paralleli al Corso corrono tre canali … e mezzo: il più interno e
pittoresco è il Canal Vena coi suoi nove ponti e con le rive quotidianamente affollate dal vivacissimo e colorito mercato del pesce. Passeggiare lungo le sue fondamenta -le rive- offre uno spaccato suggestivo del dialetto, degli usi e delle tradizioni di questa cittadina, la sesta del Veneto quanto a dimensioni e popolazione. Se lungo il Vena si trovano ormeggiate le barche più piccole, sul San Domenico a est e sul Lombardo a ovest trovano posto le barche d’altura che ogni giorno di buon’ora si recano al largo verso i ricchi banchi di pesce dell’Adriatico. Il “mezzo” canale è il Perottolo, parzialmente interrato ma celebre perché lungo la sua riva si trova la balaustra con la statua del “Refugium peccatorum”, un angolo suggestivo e particolarissimo davanti a cui recitavano l’ultima preghiera i
condannati a morte e che successivamente, nel corso dei secoli, ha ispirato artisti e scrittori Il panorama di Chioggia è completato dalle isole dei cantieri, i famosi “squeri”, le cui tradizioni e la cui storia affondano le origini nelle corporazioni medievali. Girare per i tipici capannoni, le “tenze”, è uno spettacolo che riporta indietro di secoli: oggi come ai tempi della Serenissima, il maestro d’ascia guida il lavoro degli “scorarioi” (i carpentieri), dei “segantini” (gli addetti al lunghissimo segaccio a 4 mani) e dei “calafati” (specializzati nell’impermeabilizzazione dello scafo) e insegna il mestiere ai “puti de cantier”, i giovani apprendisti. Tutt’altro che puti sono invece i gestori del Ristorante “Bella Venezia”, in una calletta che si affaccia su Corso del Popolo. Nelle piccole ma accoglienti sale del locale e nella piazzetta sotto al pergolato si servono i migliori piatti della cucina tipica ciosòta come il “broeto”e le “masanete”, annaffiati da squisiti vini locali. Imperdibile, anche per i prezzi abbordabilissimi.
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