Non è più come nei film in bianco e nero di Don Camillo, non ci sono più barche che lo attraversano spinte da pertiche o donne a fare il bucato nelle pozze più chiare ma … il Po c’è ancora, regola la vita dei paesi che sfiora ed attraversa, crea isolotti nel giro di un giorno e ammalia con dei panorami incantevoli.
Sono passati oltre cinquanta anni dai tempi in cui Gino Cervo e Fernandel giravano tra Brescello, Luzzara ed altri deliziosi paesini quegli splendidi film e molte cose sono cambiate. Eppure ci sono ancora trattorie che fanno i cappelletti in brodo e lo scurissimo lambrusco continua a scorrere copioso nelle case e nelle deliziose trattorie a gestione familiare. E’ questo il filo conduttore di “Luzzara. Cinquant’anni e più…“
una splendida raccolta di immagini realizzate dai giovani fotografi reggiani Fabrizio Orsi e Marcello Grassi che ripercorrono in 110 scatti di grande formato i luoghi e le persone, le tradizioni e le innovazioni, la nebbia e i colori di questa suggestiva “fetta” di Italia. L’impressione che se ne ricava è quella di uno splendido viaggio nel tempo a Luzzara, una testimonianza di quanto sia cambiata eppure di come sia ancora simile a quella del poeta e scrittore Cesare Zavattini.
Le immagini in bianco e nero del fotografo americano Paul Strand raccontavano con grandissima lucidità le vicende di coloro i quali vivevano sulla sponda del fiume, spesso sfumate dall’intensa nebbia padana.
Nelle foto a colori proposte oggi da Orsi e Grassi le immagini sono invece molto diverse: a Luzzara si vedono i ragazzini giocare a cricket, una delle due insegnanti del paese è indiana e sono tanti gli abitanti arrivati da ogni parte del mondo e che si sono mescolati con il barbiere, il calzolaio, il prete, l’autotrasportatore del mulino e l’allevatore.
Una volta c’erano le donne che vendevano frutta e salumi al supermercato o il caffè al bar, c’era il
mediatore di formaggi che si lamentava di come veniva lavorato; ora, cinquant’anni dopo, c’è il Cingalese con la barba a vendere o affittare film, ci sono i portalettere in moto, i turisti che visitano il museo di Zavattini: gli effetti del tempo sono evidenti anche se in questi luoghi sembra andare con maggiore lentezza rispetto al resto del Paese e gli angoli di nostalgia, i piccoli brandelli del passato non mancano: il gommista circondato da biciclette, la trattoria con le tovaglie a scacchi bianchi e rossi, una Fiat 124 pulitissima parcheggiata in pieno centro e … il filo di nebbia che avvolge il fiume prima delle ore più belle della giornata, all’alba e subito prima del tramonto, quando il Po offre il meglio di sé a chi lo sa ammirare.
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February 15th, 2007 at 1:47 pm
Non conosco quelle zone ma vivo molto vicino a dove il Po si tuffa nell’Adriatico e vi assicuro che ci sono dei panorami bellissimi.Cercherò quel libro…e magari mi guarderò uno dei film di Don Camillo e di Peppone,me ne hai fatta tornare voglia.