Campli e Civitella: religione e guerra in Abruzzo

Appunti di viaggio
di Giuseppe Miraglia Add comments

S._Maria_in_Platea_Campli.jpg Curioso come in pochi chilometri si possa passare dalla religiosità quasi mistica all’esaltazione della potenza bellica. È quello che vi succederà se decidete di godervi un viaggio nell’alto Abruzzo, ed in particolare nella provincia di Teramo. In questo splendido anche se poco conosciuto territorio si trova infatti la città di Campli (Placemark di Google Earth), un antichissimo insediamento che ebbe il suo momento di massimo splendore intorno al XVI secolo quando divenne feudo dei Farnese e vi fu stabilito il Vescovato.

Gli elementi di maggior interesse del borgo sono appunto le sue bellissime chiese, prima tra tutte quella di Santa Maria in Platea con la facciata settecentesca, la torre campanaria e le tre navate interne sormontate da un soffitto ligneo con rappresentazioni della vita di S. Pancrazio, il protettore della città. Se S. Maria in Platea e l’elegante Chiesa trecentesca
Scala_santa_Campli.jpg di San Francesco sono dei gioielli architettonici e artistici, Campli deve però la sua notorietà alla chiesa di S. Paolo e, soprattutto, alla sua Scala Santa, un’esperienza che si deve assolutamente provare. Si entra da una porticina di fianco alla chiesa e, seguendo un rigido cerimoniale, si salgono in ginocchio i 28 gradini in legno, si arriva davanti all’altare dove ci si raccoglie in preghiera prima di ridiscendere in assoluto silenzio da una scala parallela. In questo modo si ottiene, in virtù di uno speciale privilegio attribuito da Papa Clemente XIV nel 1772, l’assoluzione dai peccati e l’Indulgenza Plenaria Al di là del significato religioso, la chiesa ha anche una notevole valenza artistica: la scala da salire in ginocchio è circondata da impressionanti dipinti raffiguranti scene della Passione, il ricco e decorato altare contiene due schegge della Croce santa e la scala lungo cui si scende è attorniata da immagini della Risurrezione e angeli sorridenti. Usciti da San Paolo, basta
Ruetta_Civitella.jpgpercorrere una quindicina di chilometri per imbattersi invece in una città-fortezza del ‘500, Civitella del Tronto (Placemark di Google Earth): non c’è nulla di mistico o di religioso nello sperone di roccia su cui è arroccata, nella fortezza -un capolavoro di ingegneria miliare e un baluardo inespugnabile per secoli- o negli stretti vicoli medioevali come la ruetta, considerata -a ragione secondo me- la via più stretta d’Italia. La fortezza è un’opera impressionante: si tratta di oltre 25.000 metri quadrati interamente visitabili, piazze d’armi squadrate, camminamenti coperti e a volte sotterranei da una postazione all’altra, imponenti bastioni, magazzini, cisterne, alloggi per la truppa, cucine e mense disposti in modo ragionato e funzionale. Dagli spalti della fortezza si domina l’intera valle della Vibrata dal Gran Sasso fino all’Adriatico, uno splendido panorama. In alcuni locali è stato ricavato il Museo Storico delle Armi e delle Mappe della Fortezza (0861/91588), aperto tutti i giorni e
Fortezza_Civitella.jpg interessantissimo soprattutto nelle ricostruzioni degli assedi che la rocca fronteggiò nei secoli. A questo punto, “assaggiata” la religiosità di Campli e la potenza di Civitella, ci si può finalmente dedicare alla squisita cucina abruzzese. Un buon posto per farlo è il ristorante “Fortezza” (0861/91221) (Placemark di Google Earth), un locale rustico e accogliente, dove, con meno di 20 euro, vi garantirete un pranzo più che abbondante e completo dall’antipasto al dolce, tutto tipicamente regionale e, in alcuni casi, proprio civitellese. Non credo ci sia modo migliore per concludere un piacevole viaggio … adagio in Abruzzo !

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