
da: giusec.net
Café para todos
8 Settembre
Madrid. Domani la città va in vacanza. Non io però. E neppure il resto del paese. Domani a Madrid è la festa di Santa María de la Cabeza e i Madrileñi partiranno per il primo ponte post-verano, post-estivo. Destinazione Mediterraneo. Non io però. Sarò qui, al lavoro. A Madrid. E neppure il resto del paese.
Il fatto è che ogni comunità ha le sue festività. Non si tratta dei soli patroni, come nel Belpaese. O di altre feste religiose. No. Sono festività pubbliche, per lo più. E non coinvolgono singole città. No, no. Intere regioni. Questo perchè la Spagna è un puzzle di diciassette comunità autonome. Già. Come se in Italia ci fossero diciassette trentini alti adigi. Cataluña e i Paesi Baschi sono state le prime. Regioni. A raggiungere l’autonomia. Anni trenta. E poi (sempre l’autonomia) è stata estesa a tutte le altre regioni. Da qui l’espressione café para todos, coniata negli anni settanta dall’allora Ministro per le Regioni.
Insomma, domani sarà festa a Madrid. Non nel resto del paese. Cafè para todos. Non per me. Che sono a Madrid. Un caffè lo prenderò pure. Ma sarò qui al lavoro. Come sempre.
Orecchie di Van Gogh per il centro di Madrid.
9 Settembre - aggiornamento
Sfreccio in taxi per la Calle Princesa, no, in realtà non sono io a sfrecciare ma il tizio che sta al volante del taxi, un andaluso che se ne fotte delle leggi fisiche e di quelle (più terrene) della segnaletica stradale, e che mi porta a destinazione nella metà del tempo previsto. Mi infilo da Vips, che è poi quella catena culturalculinaria (edicola più piccola libreria più botteghina più ristorante alla mano) onnipresente nei centri delle città spagnole.
Vago tra i quotidiani iberici e ascolto nel frattempo La Oreja de Van Gogh, che non è una reliquia canterina del defunto pittore olandese, ma semplicemente il nome nonsense di un gruppo spagnolo, come può esserlo in Italia I cugini di campagna o i Gemelli Diversi o gli Zero Assoluto (no, questo non è nonsense, è pura realtà).
Passo ai libri. Viaggi. Trovo la guida di Milano. Un’intera pagina sugli aperitivi milanesi e sul tour degli aperitivi. Ormai sono un’istituzione da guida turistica, gli aperitivi. Niente di male, per carità. Hanno qualche centinaio di anni in meno delle tapas, ma vale forse la pena sfruttarli, frequentarli, mantenerli vivi, evitare che si riducano a degli sterili incontri radical-chic.
E poi esco e sono in Plaza de España. Devio sulla Gran Via. Mi dirigo verso Puerta del Sol. Ho appuntamento alla statua dell’Orso. Sono nel centro geografico del paese. Il chilometro zero. Il punto da cui partono tutte le strade di Spagna. Anche quella diretta alla taverna basca. Dove mi infilo, insieme a nonne e bimbi, anch’essi in attesa di iniziare il tapeo. E di continuare ad alimentare quella che un tempo si chiamava movida e che adesso non ha più un nome e non si chiama più, essendo diventata parte integrante della vita della città.
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