Bolivia - Tra lagune e salares (Parte II)

Appunti di viaggio
di Bruno Visca Add comments

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Dopo una mattinata dedicata alla visita della cittadina lacustre, alle 13, con un autobus, si ritorna a La Paz da dove, alle 18.30, è prevista la partenza con un bus che ci condurrà, dopo un lungo viaggio notturno di 12 ore, a Sucre, la seconda capitale della Bolivia.

La città si trova in una valle a 2790 metri di quota, circondata da bassi rilievi. Come tutte le città del Sud America, anche Sucre è disseminata di mercatini con i caratteristici colori e profumi di spezie, dove è possibile trovare ogni genere di merce. Ed è proprio alla visita del suo mercato coperto che dedichiamo la nostra prima mattina a Sucre. Nei dintorni della città sorge un sito paleontologico, situato nell’attuale cava di cemento della Fancesa. La visita di questo luogo impegna il nostro pomeriggio. Si tratta di un’alta parete verticale che si è alzata in conseguenza dei movimenti tettonici provocati dalla deriva dei continenti. Su questa parete sono presenti numerose impronte di notevoli dimensioni, lasciate circa 60 milioni di anni fa da diverse specie di dinosauri.

A 65 Km da Sucre si trova la cittadina di Tarabuso dove, la domenica, si tiene un coloratissimo mercatino nel quale si possono acquistare bellissimi oggetti artigianali. Così la domenica mattina saliamo su di un bus che, in due ore di polverosissima strada, ci porta al villaggio. La merce dai colori sgargianti viene esposta sulle bancarelle disposte intorno alla piazza ,conferendole così un’atmosfera festosa e allegra.

Ritornati a Sucre nel pomeriggio, alle 18 si parte per Potosì dove arriviamo alle 21.

Minatore nella miniera di PotosiPotosì, la città che con i suoi 4090 metri di altitudine risulta essere la più alta del mondo, vede la sua storia legata all’argento. Infatti fu fondata nel 1545, in seguito alla scoperta di minerali ricchi d’argento sul Cerro Rico, la montagna che la sovrasta. Le vene si rivelarono talmente ricche che le sue miniere divennero in breve le più produttive del mondo. L’attuale Potosì è una testimonianza di quella che è stata una grande città coloniale. È alla visita delle sue miniere che dedichiamo la mattina del nostro arrivo nella città. L’escursione alla miniera di Potosì deve necessariamente iniziare con la visita al mercato, dove i minatori si riforniscono di quelli che sono considerati generi primari per il lavoro nella miniera: foglie di coca per alleviare la fatica, sigarette e dinamite; da non dimenticare l’alcool a 96 gradi da offrire alla Madre Terra, la Pachamama, per scusarsi dell’offesa che le si arreca scavando nelle sue viscere. La visita può rivelarsi una delle esperienze più memorabili che si possano vivere in Bolivia in quanto permette di osservare da vicino condizioni di lavoro che sarebbero già state giudicate non umane nel Medioevo. L’interno della miniera presenta gallerie con soffitti bassi e passaggi fangosi, atmosfera con percentuali elevate di gas dannosi, polvere di silice e vapori di acetilene: in sostanza sembra di essere scesi nelle viscere dell’inferno. La parte più interessante consiste nel parlare coi minatori che, in cambio di piccoli doni, vi diranno le loro opinioni sul difficile lavoro da loro svolto.

Nei dintorni di Potosì vi sono le sorgenti di Tarapaya da cui sgorgano acque calde dalle proprietà curative. Quale occasione migliore per togliersi la polvere accumulata nelle miniere se non fare un bel bagno in una delle molte piscine che le circondano e che sono alimentate dalle sorgenti?

La temperatura esterna, nonostante l’altitudine, è gradevole ed invita a tuffarsi nelle calde acque, quindi, dopo una veloce doccia fatta nell’albergo dove alloggiamo, le raggiungiamo e assaporiamo il piacere di bagnarsi nelle loro acque.

Altra meta da non perdere a Potosì è la visita alla “Casa Real de la Moneda , l’antica zecca reale ora trasformata in uno dei più bei musei della Bolivia. Così, in attesa di trasferirci a Tupiza, la mattina del 10 agosto le dedichiamo una visita. Il palazzo, dalle imponenti dimensioni, venne costruito tra il 1573 ed il 1773 per coniare le monete direttamente sul luogo di origine del metallo. Nel museo sono custoditi numerosi tesori di valore storico, tra cui la prima locomotiva che ha percorso il territorio boliviano. Nell’interrato sono conservati gli apparecchi manuali utilizzati per coniare le monete, ancora funzionanti. In molte sale sono presenti diverse bacheche che mettono in mostra interessanti monete antiche.

Con un bus, alle 12.30, si parte per Tupiza; 7 ore di strada quasi tutta sterrata, molto polverosa ma panoramica. Lungo il percorso si incontra qualche piccolo villaggio isolato. Molti animali da cortile, tra cui galline e piccoli maialini neri, vagano liberi nei pressi di questi villaggi; penso che, assieme ai pochi frutti che può dare questa terra arida, siano l’unica fonte di sostegno per gli abitanti di questi paesi.Al nostro arrivo, alle 19.30, Tupiza ci accoglie sotto una leggera pioggia.

Puerta del Diablo Tupiza, 2950 metri di altezza, è circondata dagli aspri rilievi della “Cordillera de Chicas” ed è incastonata da uno dei paesaggi più spettacolari della Bolivia. Gli scenari che la circondano sono affascinanti, rocce multicolori, colline, montagne e canyon che ricordano il vecchio west. La nostra visita ai suoi dintorni, fatta con un fuoristrada e alcuni tratti percorsi a piedi, comincia col la “Puerta del Diablo”, una valle caratterizzata da rocce di colore rosso circondate da enormi cactus; si prosegue con la “Valle de Los Machos” con imponenti formazioni erose dagli agenti atmosferici che ricordano i più noti “Camini delle Fate” che si trovano in Cappadocia; il “Canyon del Duento” che offre un meraviglioso scenario costituito da formazioni rocciose e da profondi crepacci coperti da cactus che si stagliano contro le colline rosseggianti. Ed ancora la “Valle del Toroyoj” caratterizzata da spettacolari rocce rosse, il villaggio di Palquiza con la sua bellissima chiesetta che ricorda quelle viste nei film western girati in Messico. Il panorama più spettacolare è però quello che ammiriamo da “El Sillar”, letteralmente La Sella, situato a 3600 metri di quota, 15 Km da Tupiza. Arriviamo sul posto al tramonto, l’ora migliore per visitarlo. Da qui si ha una splendida vista sulle sue formazioni geologiche, frastagliati anfiteatri scavati nel fianco della montagna ed erosi a forma di guglie che, illuminati dalla luce del sole che sta tramontando, regalano un panorama mozzafiato.

Nel giorno che ci rimane da trascorrere a Tupiza vogliamo provare l’emozione di raggiungere una località chiamata “Entre Rios” con un’escursione a cavallo. Questa esperienza può rivelarsi traumatizzante per gli inesperti come me. Infatti sulla strada del ritorno il puledro improvvisamente decide di procedere al galoppo e per qualche centinaio di metri non riesco a fermarlo. Finalmente il cavallo si tranquillizza e per tutto il restante percorso, per mia fortuna, l’episodio non si ripete.

Il 13 di agosto inizia la parte più interessante del viaggio, la visita all’altopiano boliviano con le sue lagune e i suoi salares. La prima meta sull’altopiano è il piccolo villaggio di “Quetena Chico”, situato nei pressi del Vulcano Uturunco (6020 m), un piccolo insediamento che ancora sopravvive grazie all’estrazione dell’oro alluvionale lungo le rive del Rio Quetena, dove i cercatori scavano profonde buche per poi lavare manualmente il materiale separando la sabbia aurifera dall’oro; un lavoro duro e mal retribuito. Ripercorrendo un tratto della medesima strada di due giorni prima, rivisitiamo le guglie di El Sillar. La strada prosegue sempre in salita portandosi rapidamente sull’altopiano, oltre i 4000 metri di quota. Percorriamo le piste polverose soffermandoci ad ammirare questo paesaggio veramente spettacolare sino a raggiungere il piccolo villaggio di San Pablo de Lipez, uno dei rari centri abitati dell’altopiano nelle cui vicinanze si trova il villaggio fantasma di Sant’Antonio, creato dagli spagnoli e successivamente abbandonato. Durante il tragitto si fanno i primi incontri con i molti lama, alpaca e vigogne che vivono in queste zone, le più selvagge di tutta la Bolivia. Questa desolata regione desertica d’alta quota è uno dei territori dalle condizioni naturali più severe al mondo, nonché l’ultimo rifugio per molti di questi animali. I panorami che ci circondano sono di una bellezza selvaggia, specialmente quando arriviamo alla Laguna Morecon, la prima delle molte lagune che incontreremo sull’altopiano.

Alba alla Laguna Celeste Alle 19.30, quando già è calato il buio, si arriva al villaggio; la sistemazione spartana in una costruzione gelida, priva di illuminazione e di riscaldamento, non è sufficiente per far diminuire il morale del gruppo che rimane decisamente alto. Per scacciare il freddo terminiamo la cena, a lume di candela e con la giaccavento, con un caldo “vin brulè” o, come lo chiamano i locali, “vino caliente”.

Levataccia e partenza alle 5 del mattino per andare ad ammirare l’alba alla Laguna Celeste, meta ancora poco nota ai viaggiatori ma che merita certamente una visita, specialmente se si arriva sulle sue sponde prima del sorgere del sole. Cerchiamo di mitigare il freddo pungente dei momenti che precedono l’alba accendendo diversi fuochi sulle sponde della laguna. All’alba le sue acque si dipingono di colori che si fanno via via più caldi ed il riflesso delle montagne che vi si specchiano formano un paesaggio di una bellezza irreale: i disagi affrontati sono tutti ampiamente ricompensati!

Tornati al villaggio di “Quetena Chico” per consumare una abbondante colazione e per recuperare i bagagli, si parte per San Pedro de Atacama, in Cile.

I paesaggi che si incontrano durante il tragitto sono sempre stupendi, si attraversa un territorio con vulcani ancora attivi, geyser, acque termali, lagune e deserti di sale. Il terreno è saturo di minerali che, mischiandosi all’acqua, producono colori impensabili creando lagune spettacolari. Molte sono le lagune ed i salares che si incontrano, tra cui: la Laguna Hedionda Sur, la Laguna Collpa con le sue formazioni di borace, il salar de Chalbri, la Laguna Polchis, anch’essa con formazioni di borace, la Laguna Verde, dalle sfumature di colori impensabili che passano dal verde al blu, situata in una zona esposta e sempre battuta da un vento gelido, dietro la quale si erge l’immenso cono di 5960 metri del vulcano Licancabur. L’ultima laguna che si incontra, prima del confine cileno, è la Laguna Blanca. Qui, durante la sosta per il pranzo, inizia a nevicare. In poco tempo il terreno si ricopre di un leggero strato di neve ed il paesaggio, già bellissimo, assume un fascino particolare. [...continua]

Testo e foto di Bruno Visca

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