Bell’Italia, amate sponde……

Appunti di viaggio
di contevico Add comments

Sono a Scagen, estrema punta nord della Danimarca. Ci sono arrivato proveniente dalla Francia e, dopo aver attraversato la Svizzera, percorrendo interamente la Romantickstrasse: alcune centinaia di chilometri di strada incantata fra castelli da fiaba (famoso quello di Ludwig: il castello di Cenerentola a Disneyland ne è la copia identica) e paesaggi mozzafiato. Ma non è del mio viaggio in moto in Danimarca che voglio parlare (anche se mi riservo di farlo, prima o poi), ma del viaggio di ritorno. Dunque sono a Scagen, dicevo, e ricevo una telefonata da casa che mi induce a rientrare. E a rientrare in fretta. Non vi parlerò quindi dell’attraversamento della Danimarca effettuato in quattr’ore, né dell’ingorgo di quaranta chilometri trovato alle porte di Amburgo e neppure di come mi sia perso sotto il diluvio fra i monti intorno a Francoforte (ah se avessi avuto con me la mia buona Katiusha!!!). Vi dirò solo che a mezzogiorno del giorno successivo alla partenza sono alle porte di Norimberga, cotto dalla stanchezza e da oltre mille chilometri percorsi costantemente sotto la pioggia e sempre su strada statale. Decido di entrare in autostrada e mi fermo alla prima stazione di servizio per l’ennesimo rifornimento. Sono distrutto e mi siedo su una poltroncina di vimini all’esterno della stazione. Ricomincia a piovere. Non mi rimane che rimettere la tuta antipioggia e ripartire. Dopo pochi chilometri una sirena alle mie spalle; guardo nel retrovisore e non ho dubbi: non c’è nessun altro in giro, quell’auto della polizia che mi fa cenno di accostare ce l’ha proprio con me. Ripasso mentalmente le possibili infrazioni commesse, ma non ne trovo e mi fermo. I due agenti, con la fredda gentilezza della quale solo i tedeschi sono capaci, mi chiedono di mostrare i documenti e di aprire il serbatoio chiedendomi da quanto tempo ho fatto benzina. “Proprio a pochi chilometri da qui” rispondo. E contemporaneamente capisco: nella fretta sono ripartito senza pagare 19 euro di carburante. Vengo invitato a lasciare la moto in un parcheggio a lato della strada, spogliato, perquisito, fatto salire in auto e accompagnato al commissariato della cittadina più vicina. Comincio a pensare di aver smerciato cocaina. Qui giunto vengo di nuovo perquisito e interrogato (in tedesco….), mi vengono sequestrati portafogli e chiavi della moto e viene iniziata una ricerca del mio nominativo sul database dell’Interpool. “Se c’è in giro un delinquente con un nome appena simile al mio sono spacciato” penso cominciando a sudare freddo. Vengo messo in contatto telefonico con un interprete al quale spiego nuovamente la mia buona fede e come si sono svolti i fatti, ma quando questi riferisce al commissario questi ride rumorosamente scuotendo la testa con grandi gesti di diniego. “Non ci crede, Madonna santa non ci crede” penso, e già mi vedo in una cella puzzolente infestata da topi grossi come bambini. Senza una parola di spiegazione vengo portato in una stanza dove per tre ore non vedo nessuno. Comincio ad avere seriamente paura. Davanti agli occhi mi scorrono le immagini di un famoso film con Alberto Sordi (“Viaggio in Italia”, mi pare) nel quale il nostro, emigrato in Svezia, torna in Italia dopo molti anni per una vacanza con moglie e figli svedesi ai quali non finisce di cantare le lodi del nostro bel Paese; viene fermato alla frontiera per una banale multa non pagata anni prima, finisce in carcere dove viene a trovarsi nel bel mezzo di una rivolta dei detenuti e subisce per un mese violenze e umiliazioni inimmaginabili. Non sto più sudando: sto colando ghiaccio sfuso. La parte razionale di me mi tranquillizza dicendo: “Dai Beppe, sei un avvocato, lo sai come vanno queste cose; hai distrattamente dimenticato di pagare diciannove euro di benzina, mica hai ucciso qualcuno: che potrà mai succederti di grave?”. La parte irrazionale subdolamente incalza: “Si è vero, non hai combinato nulla di grave, ma questi non ti credono, sicuramente ti trattengono per accertamenti, siamo al venerdì e fino a lunedì non vedrai una straccio di addetto al consolato, nel frattempo ti sbatteranno in una cella insieme a qualche pregiudicato turco che ti si inchiappetterà di brutto”. Io propendo per dare ascolto alla parte irrazionale, ormai rassegnato anche alle violenze dell’ottomano. E penso alla mia moto abbandonata a lato della strada. Finalmente, quando è già sera, vengono a prendermi e senza darmi una sola spiegazione, mi fanno firmare dei moduli, mi fanno pagare i 19 euro, mi fanno sborsare un euro di spese di cancelleria (presumo), mi caricano di nuovo in macchina e mi riaccompagnano alla moto: che, nel frattempo, mi accorgo essere stata rivoltata come un calzino e perquisita da cima a fondo. “Aufwiedersen” mi saluta l’agente. “Magari a Rimini, qui no di certo” gli rispondo. E parto a razzo. La voglia di varcare il confine si tramuta in ansia. Dopo pochi chilometri un acquazzone mi costringe a fermarmi di nuovo per indossare la tuta e, nella fretta, lo faccio in una corsia di scorrimento autostradale. Si ferma immediatamente un’auto della polizia e l’agente alla guida scende urlando contro di me e minacciandomi di non so quali sanzioni. “Vaffanculooooooo” gli urlo esasperato “per oggi ho già dato”. Sorpreso dalla mia reazione risale in macchina e io parto. Attraverso l’Austria tutto d’un fiato: il dolce Brennero mi attende. E l’Italia mi sembra il più bel paese del mondo.

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3 Responses to “Bell’Italia, amate sponde……”

  1. CR42Falco Says:

    Signor Conte,

    Lei doveva essere davvero arrabbiato per mettere in fuga la terribile Kripo.
    Oppure è stata la potenza del vaff….ehm…Signor Conte, questo è un blog di classe. Non infanghi la sua nobilitate!
    :P

    P.S. Quando racconta dell’itinerario io sono già pronto con il mio giochino di Google Earth. Ne ha fatta di strada, Signor Conte!

  2. mstec005 Says:

    Conte,ai confini della realtà!…anch’io -pur non essendo un criminale- ho avuto spesso e MAL-volentieri a che fare con la Gesta… cioè, con la Polizei e ho sempre trovato che avessero la stessa elasticità di una barra di tungsteno!!Noi siamo il paese del compromesso e del “volemose bene” ma loro…altro che castello da fiaba si meriterebbero.La prossima volta sulla rotta Italia-Danimarca imposti a Katiuscia dei waypoints obbligati:Torino-Parigi-Bruxelles-Amsterdam…alla faccia dei crauti!!!

  3. Administrator Says:

    Karo Konte forrebbe farci kredere che ha dimentikate di pacare? un fiorinen
    :-P

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