Sono soltanto due, a Firenze, i mercati coperti: San Lorenzo e Sant’Ambrogio. Due strutture in ferro, primonovecento, talmente intense di profumi da allontanare quelli abituati a far la spesa negli asettici supermercati. Formaggi di ogni tipo, vini, pesce freschissimo, carni e pane casereccio e infine banchi con verdure “altre”, quelle che non si trovano comunemente dai fruttivendoli globalizzati. E’ proprio questo, in effetti, ciò che colpisce di questi mercati alternativi: trovare comunemente la zucca di Fiesole, il fagiolone mangiatutto di Compiobbi, i fìnferli di Santa Cristina in Giolica, e via di questo passo. Verdure in via d’estinzione, che quasi nessuno conosce. Read the rest of this entry »
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… ona ona ona, ma che bella rificolona
gli è più bella la mia di quella della zia
la mia gli è co’ fiocchi, la tua la c’ha i pidocchi…
Gli è ì sètte settèmbre, ha’ visto? Gli è la rificolona! E anche a uso di viaggioadagio (quarcun di loro lo ripiglierà?) ti spiegherò questa festa. Tutti si sa che ogni periferia esiste solo perché c’è un centro, e questo, quando le strade gli erano meno illuminate di oggi si notava parecchio di più. Le gènti, pe’ raggiungere ì centro dovevano farsela a piedi o in calèsse (chi ce l’aveva) e ci avevano bisogno d’un po’ d’illuminazione: una lampada a trepòlio o a carburo, uno stoppìno in mano nella giara con l’olio d’oliva, un mòccolo o quant’altro a fantasia. Le rificolone, appunto: piccole lampade alla meglio e pèggio.
Nì centro, intanto, fervévano i preparativi pe’ ì compleanno della Madonna, che gli è nata notoriamente l’otto di settembre: vergine, con ascendente arcàngelo e non gemèlli come dice Dan Bràu nì còdice davvìnci.
La gente partiva dalle campagne e dall’alte montagne, recando in mano ognuno ì su’ lumino (una vera democrazia partecipata e primo esempio pre-internet di wiki-illumining) e raggiungeva la città: abbigliata in modo buffo e gòffo pe’ ì cittadino, e abbagliata da’ marmi, dagli stucchi, dagli òri e dall’altre meraviglie fiorentine.
I giovinastri le pigliavano ‘n giro, queste genti, e i giovanotti predatori, scrutavano (nella tanta ciccia fresca tanto ben illuminata) se c’era verso di portàssi a casa quarche sprovveduta (anch’essa definita in codice: rificolona) e fàgli, appunto, una bella fèsta.
Pe’ riuscìcci meglio s’allestivano così ogni genere d’attrazioni: piccole fiere (fierucole), giòstre, carosèlli, léccalécca (una versione più umàna dì chupachùps), orchestrine romantiche e sfilàte di barche sull’Arno con trionfi di rificolone accése.
Questi giovanotti predatori, e qualcuno anco non predatore, ci riuscivan sempre in quest’intènto, ed è per questo che parecchi – dican le malelingue – ì giorno dopo ringraziavan la Madonna.
Sifossifoco







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