Virtuality Conference

Appunti di viaggio
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Dal 17 al 20 Ottobre, presso il Centro Congressi Torino Incontra di Torino, avrà luogo la settima edizione di Virtuality Conference dal significativo titolo Real Dreams.

Un’ottima occasione per “viaggiare” nelle infinite realtà del virtuale tra cinema, animazione, design, beni culturali, scienza e tecnica, nei dintorni insomma di una realtà virtuale già presente.

Da parte mia sarò moderatore del workshop di apertura dedicato al Character Rigging con la presenza di relatori di PDI/Dreamworks(Shrek, Madagascar…) e Industrial Light & Magic (Le cronache di Narnia…).

Sarò poi ospite nell’interessante tavola rotonda di chiusura, coordinata da Carlo Infante, dedicata ad Agire nella visione: i nuovi paradigmi del virtuale.

Ci vediamo a Torino? In fondo vale la pena esplorare nuove forme del viaggiare :-) 

Il canto dell’anima

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Mi assilla struggente il ricordo delle danze tradizionali del Mozambico: una festa di suoni e colori in frenetico crescendo. E’ un ricordo forte del viaggio di agosto sulle tracce delle antiche vie del commercio degli schiavi.

Potrò mitigare la nostalgia il 6 di Ottobre all’Auditorium Flog di Firenze (Via Mercati, 24/B) dove nell’ambito della rassegna Musica dei Popoli – quest’anno dedicata al tema Il canto dell’anima – si esibiranno Habib Kite (Mali), Dobet Gnahorè (Costa d’Avorio) e Vusi Mahlasela (Sudafrica).

Buon ascolto!

Tanto di cappello

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Quando il sole è cocente come in estate nell’assolata Bukhara al centro del grande deserto dell’Uzbekistan indosso sempre il mio fidato e coloratissimo cappellino con visiera acquistato in Papua Nuova Guinea.

Alzati gli occhi al cielo per sfruttare tutto il grandangolare dell’obiettivo nell’inquadratura del minareto conosciuto come il “Grande”, una folata fa correre il cappello lungo l’atrio della scuola coranica antistante: è un’occasione unica per conoscere una bella storia!

Si avvicina, infatti, un vecchio uzbeko ed - in un russo semplice e piano che non mette a troppo dura prova le mie reminiscenze universitarie - mi dice che anche Gengis Khan perse il cappello per osservare la possente architettura e, in segno di deferenza, decise di salvare il minareto dalla furia dei suoi soldati che stavano mettendo a ferro e fuoco l’intera città.

Forse, allora, si deve alla caduta di un cappello se la splendida architettura di mattoni cementati con colla fatta di chiara d’uovo e latte di cammella fa ancora oggi bella mostra di sé.

Se guardate nell’angolino a sinistra della fotografia potete osservare la tesa del mio, poco prima della caduta che mi ha fruttato questa storia.

I grandi fiocchi delle donne herero

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Corpulente, variopinte e con quel fioccone bel calzato sulla testa, le donne herero sono la perfetta personificazione antropomorfa del clima pasquale.

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Il deserto di Ghiaccio

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L’aereo rosso fiammante delle aviolinee Greenlandair – si vocifera che il colore sia stato scelto per renderne più facile l’eventuale reperimento tra le enormi distese diafane di ghiaccio e neve – fa scalo all’aereoporto internazionale di Kangerlussuaq ed immediatamente, insieme alla pungente necessità di coprirsi, si può percepire l’esiguità di popolazione e strutture che caratterizza la vita sulla gigantesca isola.

Nota anche come Søndre Strømfjord, la città sud-occidentale di Kangerlussuaq si sviluppa essenzialmente come base militare americana ed oggi ospita, come Angmassalik (che però è operativa solo d’estate), uno dei due aeroporti in grado di accogliere jet di linea provenienti da Copenaghen (København).

Una passeggiata nei dintorni può consentire di familiarizzare con alcuni esemplari di bue muschiato, ma soprattutto di fare esperienza del deserto di ghiaccio. Siamo in effetti ospiti di una regione in cui le precipitazioni annue sono minori del tasso di evaporazione, e pertanto tecnicamente desertica, che riserva la sorpresa di gelide folate di ghiaccio per molti versi simili alle tempeste di sabbia, con la differenza che il bianco pulviscolo sollevato crea vertiginose geometrie sul terreno coagulato dal freddo.



Da Groenlandia in slitta, per mare, per aria di Fabrizio Pecori

Aride ipotesi di seduzione

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deserti2.jpgPer il pensiero occidentale il deserto accampa il fascino dell’esperienza del vuoto pressoché assoluto. E’ sufficiente, però, condividere per una sera un accampamento con i tuareg per scoprire nei loro racconti – accompagnati dal sapore acre e rancido del loro gustoso formaggio – che per un nomade il deserto si offre denso di presenze, di occasioni, di “luoghi”: una tenda non si monta mai a caso; Read the rest of this entry »

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