Jul 18
Ha sconvolto le classifiche dei dischi venduti. È di casa a New York come in Estremo Oriente. Storia di un jazzista geniale. Solo in apparenza imbranato.
da un articolo di Edmondo Berselli su L’Espresso
Questa è la piccola o grande storia di un genio imbranato, l’adolescente che nessuno invitava alle feste liceali, l’Harry Potter del pianoforte, che con la sua arte pianistica sta spopolando nel mondo della musica, e non solo. In realtà, altro che Harry Potter e immagini stereotipate dell’adolescenza: il ‘forever young’ Giovanni Allevi ha 38 anni, un’immagine da fumetto, o meglio da icona pop, con i capelli elettrificati alla Jimi Hendrix, lo sguardo da puffo con gli occhiali e il sorriso da eterno ragazzo timido ma svelto.
Il suo ultimo disco, ‘Joy’, ha fatto saltare le classifiche, oltre 60 mila copie sotto questi chiari di luna discografici. Ogni suo concerto è un delirio di fan che lo idolatrano. È ormai praticamente di casa al Blue Note di New York come in Estremo Oriente, Cina, Giappone. Una sua composizione, ‘Come sei veramente’, è diventata l’ascoltatissima colonna sonora di uno spot della Bmw realizzato da Spike Lee, battendo in breccia nella scelta una canzone di Bruce Springsteen. La Fiat ha voluto che la pubblicità prodotta in coincidenza con il lancio della 500 fosse accompagnata dalle note della sua ‘Back to Life’: scelta unanime, dicono, di Sergio Marchionne, Luca Cordero di Montezemolo e John Elkann. [...]
Ho comprato Joy qualche giorno fa, incuriosito dai titoli di alcuni brani: Portami via, Viaggio in aereo, Vento d’Europa, Downtown. Mi è piaciuto parecchio. Una musica di piacevolissimo ascolto, fresca, assolutamente perfetta per mettersi in viaggio, magari su una strada di montagna sinuosa, oppure su un’autostrada libera, verso casa, quando è parecchio che non ci vai. Ti godi il paesaggio che scorre, le macchie di colore che si alternano al finestrino, quel particolare che la coda dell’occhio riesce appena a cogliere prima che sparisca all’indietro.
Veramente bravo Giovanni Allevi.
Apr 12
Brutta bestia, la fretta. Ci accompagna quotidianamente, e ce la portiamo anche in viaggio. Una volta chiuso il negozio (negotium per gli antichi romani era il business, la laboriosità), facciamo fatica a consegnarci all’ozio. Lo abbiamo addirittura criminalizzato l’ozio, se si pensa all’adagio popolare che lo vuole padre dei vizi. Ma l’ozio negativo non ha nulla a che vedere con l’ozio degli sfaccendati. L’ozio degli antichi patrizi romani si poteva coltivare, ovviamente senza fretta, perché non era fare nulla (nihil facere), ma era piuttosto uno spazio da riempire, una felice disposizione dello spirito, una dimensione da esplorare. Con calma.
Un libro divertente, ironico e intelligente sui vizi del viaggiare moderno, ivi compreso il bisogno di distinguere tra turista e viaggiatore.
Duccio Canestrini, che insegna antropologia del turismo al Campus di Lucca, ragiona soprattutto sulla fallacità di questa distinzione, talvolta fatta con eccessivo snobismo. Meglio parlare di Homo turisticus, insomma: per una “democratizzazione” del viaggio. Read the rest of this entry »
Mar 28
Molti di voi ricorderanno questa bellissima fotografia. Forse una delle più belle foto di viaggio che siano mai state pubblicate. Steve McCurry fissò sulla pellicola gli immensi occhi verdi di Sharbat Gula a Peshawar, in Pakistan, all’interno di un campo profughi afghano, 1984, la fine dell’invasione sovietica.
“Ricordo il rumore e la confusione di quel campo profughi, quasi vent’anni fa. Chiesi il permesso all’insegnante di entrare nella tenda della scuola femminile e fotografare alcune scolare. La più timida di loro mi diede il permesso di fotografarla ed io scattai qualche fotogramma. Quando rividi la pellicola fui sorpreso dalla calma, dalla tranquillità“. Read the rest of this entry »
Mar 19
Nella borsa di ogni viaggiatore c’è una macchinetta fotografica come nello zaino di ogni soldato c’è un bastone da maresciallo. Ci si scopre fotografi per la semplice ragione che la fotografia è il mezzo più immediato per fissare i ricordi, condividere le sensazioni e le esperienze di viaggio, poter affermare con sè stessi e gli altri “sono stato lì”.
Poi capita che l’iniziale “sindrome da giapponese”, magari cominciata con una usa e getta o con una macchinetta digitale superautomatizzata, si evolva in qualcosa di più. Ci si scopre fotografi per passione, magari molta più passione che capacità, ma non importa. Si scopre che cinque o dieci scatti rubati al momento giusto descrivono i luoghi, la gente, le sensazioni, molto più di un resoconto minuzioso, molto più di centinaia di immagini prese lungo il cammino con l’ansia di immagazzinare tutto. Read the rest of this entry »
Mar 31
Al risveglio ci accoglie una giornata piovosa. Facciamo colazione nella saletta dell’albergo, con marmellata all’arancia, yogurt e deliziose ciambelle di pane con il sesamo. P. ne mangia una quantità impressionante.
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Mar 30
A guardarla dall’esterno AyaSofya1 sembra spoglia, quasi anonima, rispetto all’architettura della Moschea Blu. Per secoli era stato l’edificio più importante di Bisanzio, forse dell’intera cristianità.
Il 29 maggio del 1453 Costantinopoli fu presa dalle orde di Mehmed II, che si abbandonarono ad orrendi saccheggi. Si dice che le ossa di Enrico Dandolo, sepolto nella basilica, furono date in pasto ai cani. Read the rest of this entry »
Mar 29
Lasciamo l’albergo di prima mattina, per spostarci nel quartiere di Sultanahmet, dove si concentra la maggior parte dei monumenti più importanti di Istanbul.
Abbiamo solo tre giorni e tutta l’intenzione di viverli con calma.
P. ha l’ultima riunione di lavoro, nella parte asiatica della città, così mi occupo io di trasferire le masserizie.
Il tassista mi mostra la sua città, le sue moschee, la torre Galata, sbracciandosi e sorridendo di orgoglio.
Ieri il Galatasaray ha vinto per tre a due. L’altra squadra ha un nome che non riesco a pronunciare.
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