Vivendo in Inghilterra ho scoperto la library che, per assonanza, ci riporterebbe alla libreria mentre invece assomiglia molto di più alla nostra biblioteca. Questa però è solo la traduzione letterale perché in verità la library non ha niente a che spartire con le nostre biblioteche. Va bene che inizio ad andare in là con gli anni, ma nei miei ricordi lontani delle frequentazioni (rarissime, lo ammetto) della biblioteca comunale della mia città, le immagini che mi tornano alla mente sono quelle di un bellissimo edificio antico in cui si entrava abbastanza intimoriti. L’ambiente era scarsamente illuminato e il silenzio assoluto o quasi. ”Ai miei tempi”, tra l’altro, i libri si cercavano con un complicato sistema di schede organizzate in ordine alfabetico, si consultavano solo in biblioteca e non si potevano portare a casa quasi mai. Adesso le cose sono cambiate anche nel “Belpaese”, ma la biblioteca italiana continua ad essere un mondo diverso da quello della library inglese. Prima di tutto, in OGNI città del Regno, per quanto piccola, c’è una library in ogni quartiere: sono piccole biblioteche locali, ospitate in locali spesso modesti che ricordano una scuola; all’interno non ci trovi solo libri da leggere o prendere in prestito, ma anche CD musicali (dai più commerciali a quelli più ricercati di jazz o musica classica), videocassette e DVD che ti puoi portare a casa e tenere anche per un’intera settimana (ottimo per quelli come me che non sanno quando mai avranno tempo di potersi vedere un film in santa pace !). In più puoi usare gratis il computer e navigare su internet per un limite di tempo ragionevole, e tutto senza pagare un euro … anzi, una sterlina ! Alla library ci trovi tutti, ma proprio tutti: ci sono i ragazzi nel dopo scuola che più che cercare libri giocano su internet. Ci sono persone anziane che vengono alla ricerca dei libri scritti a lettere cubitali per la vista che comincia ad arrancare. E, ovviamente, ci sono bambini che si stendono sui tappetoni colorati dell’area a loro riservata, the children’s corner, l’angolo dei bambini. Qui i più piccoli sono liberi
di chiacchierare, giocare e leggere i libri illustrati suddivisi per fasce d’età. Ci sono anche molte persone che vanno alla library appositamente per imparare ad usare il computer, mentre tanti pensionati entrano anche solo per dare un’occhiata ai quotidiani a disposizione del pubblico. Ma quello che mi piace di più è quando, durante le vacanze scolastiche, alla library organizzano le story time per i più piccoli. In quelle occasioni, qualche studentessa o qualche signora generosa si offre volontaria e, in alcuni giorni della settimana, i bambini corrono con i genitori ad ascoltarle raccontare le favole (Beh, meno romanticamente potremmo dire che i genitori a volte parcheggiano lì le loro piccole pesti per andare a fare due compere ! … comprensibile !!). Non è escluso che, in particolari periodi dell’anno, la “volonterosa” si vesta anche in maschera: cappello da fata o da strega, naso da clown o costume da Babbo Natale etc. etc. Lo confesso, una volta mi sono offerta volontaria anche io (ma il cappello NO ! Mi sono categoricamente rifiutata !): ci siamo seduti per terra sui cuscini colorati del children’s corner ed ho iniziato a leggere la favola. Loro ridevano, più per la buffa pronuncia di questa “signora” strana o straniera che per la storia, ma la figuraccia è stata ampiamente ripagata dalla soddisfazione di quei sorrisi luminosi, da quei faccini spontanei e dalle sincere risate di quei bambini biondi e lentigginosi che trovavano divertenti nani e folletti, alberi parlanti e animali improbabili !! Dimenticavo, di library in Inghilterra ce ne sono anche mobili, sì, vere e proprie mobile libraries per le persone malate o che non possono muoversi da casa: passano regolarmente con un pulmino pieno di libri e si fermano a richiesta … anche questa è civiltà !
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May 24th, 2006 at 6:46 pm
Decisamente interessante. Anche per l’ottima descrizione di Chiara. Ciao Bruno