Sono un po’ una gazza ladra, non posso resistere a tutto ciò che brilla e … Venezia brilla tutta ! Ogni tanto allora, “saturata” dai vetri di Murano, mi lasciavo guidare da un sapiente conoscitore di aperitivi e cicchetti nei locali più caratteristici della città. Lo “Spritz” qui è un must: è l’aperitivo per eccellenza e non ci vanno giù nemmeno tanto leggeri: Aperol (o Campari), Prosecco e seltz che, a stomaco vuoto, stenderebbero anche un cavallo ! Questa volta sono venuta a Venezia con qualcosa di preciso in mente. Quando, qualche tempo fa, in una libreria inglese mi sono casualmente imbattuta nel libro “A Venetian Affair” di Andrea di Robilant, non sapevo che avrei iniziato uno strano viaggio. Ancora prima di iniziare la lettura vera e propria, la storia della nascita del libro affascina e cattura l’immaginazione: una vecchia scatola impolverata viene ritrovata nell’attico di un antico palazzo veneziano. Contiene lettere d’amore, per lo più scritte in codice, risalenti alla metà del 1700 tra Andrea Memmo -rampollo di una delle più importanti famiglie della Serenissima e antenato dell’autore- e Giustiniana Wynne -affascinante anglo-veneziana “segnata” da una nascita illegittima che, negli anni della maturità, diventò un’apprezzata scrittrice in Italia e all’estero-. In queste pagine c’è molto amore: c’è quello tra i due giovani, ostacolato e reso impossibile dai tempi e dalle convenzioni sociali, vissuto appassionatamente come solo gli amori “imbrigliati” riescono a fare. C’è quello del padre dell’autore, che con passione si è dedicato per anni a decifrare i codici e ricostruire la storia dei due amanti; ed infine c’è l’amore di Andrea di Robilant per suo padre che non aveva potuto portare a termine questo progetto. Così è stato lui a completare le ricerche girando per gli archivi del mondo pur di far rivivere questa storia d’amore “proibita” e fornire una preziosa testimonianza storica. Ecco allora che stavolta sono venuta a Venezia con un’idea fissa: seguire i passi dei due amanti. Volevo vedere dove abitava la “mia” Giustiniana, da dove Andrea la guardava e le mandava segnali; desideravo camminare sulle scale del palazzo in cui si erano incontrati e volevo vedere con i miei occhi quello che anche loro avevano guardato. Mai città fu più adatta ad una simile ricerca ! Venezia è ancora immersa nel passato mantenendolo vivo e mescolandolo al presente in un miracoloso equilibrio che non ho ritrovato in nessun’altra città che ho conosciuto. Libro alla mano ho cominciato il viaggio. Ammetto che senza la mia guida, un
Veneziano vero che sa muoversi tra gli impossibili indirizzi della città, non ne sarei mai venuta a capo. Venezia, fuori dagli itinerari turistici, è un labirinto di calli e callette, campi e campielli. Impossibile trovare una logica nei numeri civici … da perderci la bussola ! Ho iniziato da casa di Andrea Memmo (Cà Memmo), oggi Palazzo Papadopuli (Placemark di Google Earth): non ci sono arrivata dal Canal Grande, bensì dalle stradine posteriori. Cammina cammina, per almeno 3 volte ho creduto di averlo individuato finché … eccolo lì davanti a me: Calle dei Papadopuli e il retro del palazzo col suo giardino: che delusione ! La porta da dove usciva il “mio” Andrea ogni giorno oggi è l’entrata di un palazzo ristrutturato e dipinto senza particolare cura che ospita la sede del CNR. Del resto, la mia guida mi spiega che spesso i palazzi sul Canal Grande hanno delle sfarzose facciate anteriori che non corrispondono alla parte posteriore dell’edificio che rimaneva nascosta. Uno stretto pontile si apre sul Canale e io mi sporgo per guardare meglio la facciata principale di Cà Memmo, nascosta da alberi e piante. Forse sono riuscita a scorgere la finestra da cui mandava segnali a Giustiniana ed ho provato, con i suoi occhi, a cercarla alla finestra del palazzo adiacente mentre lei si pettinava i capelli per farsi vedere da lui e, al suo segnale, si precipitava giù in strada per incontrarlo ! A giudicare dalla faccia, la mia guida mi sembra già soddisfatta e pensa che sia finito il mio strano pellegrinaggio. Ma il poveretto non sa … [CONTINUA]
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April 25th, 2006 at 9:43 am
Chiara,
questa specie di “caccia al tesoro” mi ha fatto venire in mente una cosa…
…la sto elaborando nella mia povera mente ottenebrata…
…qui bisogna spezzare le ossa a Dan Brown e fare qualcosa di meglio.
Sei pronta a raccontare?
April 26th, 2006 at 10:34 am
Sempre pronta! Attendo istruzioni!
May 20th, 2006 at 5:08 pm
Chiara, la tua guida veneziana aveva bevuto troppi spritz. Palazzo Papadopoli non era casa Memmo, che invece si trova a San Marcuola. E la casa di Joseph Smith era in un altro palazzo Balbi, oltre il Rialto, quello con la facciata del Visentini. Hai trovato la casa di Giustiniana? E palazzo Mocenigo dove furono trovate le lettere? Buona caccia
May 22nd, 2006 at 6:34 pm
La colpa non era della mia guida. io ho seguito le tracce del romanzo e poi qualche libro di storia. Oh Dio ora non mi rimane che tornarci!!!! Matu come fai a spaere cosi’ TUTTO? E la casa di Giustiniana non e’ che mi sai dire esattamente dove e’? Guarda che aspetto impaziente
May 22nd, 2006 at 6:38 pm
Perche’ anddir57 sta per andrea di robilant vero???????????????? E io che volevo fare omaggio al romanzo con una descrizione appassionata…. Comunque sia il mio articolo era rubbish ma il romanzo e’ meraviglioso. Apprezzate la mia buona fede,la ricerca faticosa che ho fatto e leggete il romanzo!
May 22nd, 2006 at 9:04 pm
Beh anddir57,nel mio caso ha funzionato in pieno:la descrizione di Chiaralice mi ha talmente appassionato che ne ho comprate due copie,una in Inglese per me e una in Italiano per mia madre (a proposito,complimenti alla tua signora per la traduzione…forse non sta bene dirlo all’autore ma….è quasi meglio dell’originale!!).Aggiungo che, pur essendo un Veneziano (più o meno d.o.c.), non sapevo che esistessero altri Palazzi Balbi oltre a quello che ospita la Regione. Attendo curioso le tue spiegazioni…